
Pesanti affermazioni del Centro Democratico (DC) per Pola
"Reitalianizzazione dell'Istria"
Colpe al giornale.Valentić:"togliere i sussidi"!
“Reitalianizzazione dell’Istria su modello proposto dall’estrema destra italiana”: è quanto sta avvenendo in penisola a parere dei vertici della sezione polese del Centro democratico (DC), che hanno parlato in questi precisi termini alla conferenza stampa di ieri mattina a Pola per bocca di Petar Lovrić e Ozren Valentić, rispettivamente presidente e vice della sezione cittadina di partito. Valentić è andato giù pesante dichiarando da buon principio che qualcuno doveva pur reagire, in mancanza di chiare posizioni da parte delle istituzioni di Stato e dei partiti parlamentari in merito a quella che – ritiene – sia un’”aperta riabilitazione delle ben note tesi su Istria, Fiume e Dalmazia ad opera di circoli politici italiani di alto rango, sulla falsariga di quanto è stato sostenuto a suo tempo dal partito neofascista Movimento Sociale Italiano”. Oggi, infatti, afferma Valentić, la politica di allora troverebbe realizzazione nei progetti della Dieta Democratica Istriana e degli esponenti dell’Unione Italiana.
Questo, in sintesi, il ragionamento di Valentić, che in sostanza trae spunto dal raduno degli esuli in Piazza Unità a Trieste del febbraio dello scorso anno, da dove era partita “l’esortazione del deputato Roberto Menia al Governo di Roma ad “affinare i mezzi nella battaglia per l’Istria”. Si sarebbe spiegato solo più tardi, Menia, in un’intervista concessa a “Famiglia cristiana”, dichiarando, sempre stando a quanto riporta Valentić: “L’Istria diventi pure un’euroregione. Purché torni all’Italia”. "E non vi sembra sospetto?" – si è chiesto a questo punto il vicepresidente della sezione polese.
La recente fondazione dell’Euroregione Adriatica, con sede a Pola e con presidente in carica Ivan Jakovčić, sarebbe infatti, a suo avviso, molto più di una semplice coincidenza. Ancora, per chi non avesse afferrato il concetto. Nella nuova legge sul riacquisto della cittadinanza italiana troverebbe applicazione un’altra convinzione di Menia, quella secondo cui l’estensione del diritto alla doppia cittadinanza sarebbe “un’operazione avente per fine la ri-italianizzazione dei territori delle due repubbliche banana (Croazia e Slovenia, n.d.a.) che alzano la voce contro di noi”. E sempre di Menia è stata ricordata l’affermazione sulla necessità di “abolire il Trattato di Osimo, restituire a Trieste la Zona B, annullare il Trattato di pace in base al quale abbiamo perso l’Istria, Fiume e Zara, e finalmente chiedere la restituzione della Dalmazia”, per la qual cosa il “primo passo da compiere sarà appunto quello dell’autonomia istriana”. Di olio sul fuoco ne avrebbe gettato però – sempre stando a Valentić - anche il nostro quotidiano, “La Voce del Popolo”, concedendo ampio spazio alle idee dell’autore dei cosiddetti nuovi patti di Osimo”, Paolo Sardoz Albertini. Ragion per cui, la Croazia dovrebbe decidersi a negare i sussidi al giornale. Quanto al parlamentare dietino Damir Kajin, che considera la questione frutto di una politica minoritaria in ambito italiano, non si può che constatarne l’infinita ingenuità, ha dichiarato infine Valentić.
Discorsi analoghi per Petar Lovrić, che, sostenendo la non idoneità di Fabrizio Radin alla carica di vicesindaco di Pola, ha trovato utile rispolverare una delle sue dichiarazioni alle “Primorske novice” risalente al 1992, secondo la quale: “Gli sloveni e i croati che faranno frequentare i propri bambini scuole italiane, al termine degli studi non avranno figli sloveni e croati che parlano italiano, bensì figli italiani nel senso proprio del termine”. Strali anche contro Furio Radin, reo, sempre a detta di Lovrić, d’aver fatto gli onori di casa a Menia e Lucio Toth nell’occasione dell’apertura della Comunità degli Italiani a Zara. Non avendo fornito il parlamentare spiegazioni sullo scandalo, se n’è potuto dedurre soltanto – così infine Lovrić – che “Radin collabora apertamente con gli irredentisti italiani”.
Daria Deghenghi
Fallimentare "Viktor Lenac" sulla strada della salvezza?
Dal Governo segnali positivi all'"Uljanik"
La soluzione del fallimento del "Viktor Lenac" a quanto pare sta giungendo al termine. Infatti, in soccorso del fallimentare cantiere navale "Viktor Lenac" è accorso l’"Uljanik" che si è accordato con il Governo croato. La proposta dell’"Uljanik" è quella di emettere titoli di garanzia per un valore di dieci milioni di dollari con i quali pagare i creditori e salvare così il cantiere specializzato del'area quarnerina dalla definitiva chiusura. Proposta quest’ultima vista di buon occhio e salutata innumerevoli volte dal sindacato dell’impianto. Inoltre, si tratta di una proposta ben vista anche dal ministro e vicepresidente del Governo Damir Polančeć che, a quanto pare avrebbe accettato l’offerta di Karlo Radolović in base alla quale l’"Uljanik" diventerebbe, con il 51 p.c. delle azioni, azionista di maggioranza del cantiere fiumano mentre l’altro azionista resterebbe lo Stato. Da questo accordo non dovrebbero emergere problemi per i dipendenti che manterranno il proprio posto di lavoro. Il mese prossimo si provvederà alla risoluzione di tutti i dettagli tecnici mentre già di vocifera che il cantiere Scoglio Olivi è ora in cerca di un nuovo direttore per il Lenac. Il piano di rilancio del "Lenac", proposto da Radolović, riguarda il potenziamento e lo sviluppo del settore delle riparazioni ma anche le attività off shore, ovvero le tecnologie marine. Il "Lenac" non entrerà però a far parte dell’Uljanik Spa operando bensì come una società indipendente che sarà sottoposta ad osservazione del Comitato di controllo. (mm)
|