
Il Museo e la Stazione ferroviaria di Campo Marzio, destinazioni da salvaguardare
La storia, un valore aggiunto
Da qui partiva, agli inizi del Novecento, la mitica Parenzana
TRIESTE – Le rive di Trieste stanno cambiando volto, e così i palazzi che vi si affacciano. Restauri, ma anche nuove destinazioni che non escludono lo spazio del Museo e della Stazione Ferroviaria di Campo Marzio. Nel momento in cui le Ferrovie dello Stato hanno proceduto alla vendita dell’immobile, si è diffuso immediatamente il timore che si volesse trasformare lo splendido palazzo in un centro commerciale. Ma sedimentate le impulsività, ecco farsi strada uno scenario diverso.
Nei giorni scorsi a visitare il Museo è stato l’assessore regionale alla Cultura, Roberto Antonaz, che ha affermato senza esitazione: “Museo e Stazione che lo ospita vanno difesi e promossi”. Antonaz ha sottolineato, inoltre, la necessità di provvedere al restauro di un paio di locomotori di pregio (in tutto sono 13, di cui 5 di fabbricazione estera), in sosta sui binari assieme a vagoni e carrelli d’epoca. Occorre pertanto dotarlo, ha aggiunto l’assessore, di strumenti adeguati (guide elettroniche in più lingue, ad esempio) che consentano alle scolaresche e al pubblico (attualmente i visitatori sono 4-5 mila all’anno) di apprezzarne i tesori.
Ma cos’è rimasto della paura di vedere assegnata alla Stazione una diversa destinazione? A rispondere è il responsabile del Museo, Roberto Crollo, che ha accolto l’assessore Antonaz assieme al presidente del Dopolavoro Ferroviario, Claudio Vianello, ed al viceresponsabile, Leandro Steffè (la gestione del Museo è affidata perlopiù al volontariato).
L’importanza della sede
“Ciò che abbiamo appurato è che la nuova proprietà è interessata a sfruttare lo spazio fronte mare, dove verrà abbattuto un magazzino che diventerà un residence o un albergo – ha osservato crollo, per rilevare –. Spero che il mio ottimismo e la mia fiducia non portino a delusioni, ma sono convento che questi cambiamenti possano fare bene alla nostra attività. Le Ferrovie dello Stato non avevano alcun interesse a promuovere il Museo e la Stazione, per la nuova proprietà potrebbe diventare un valore aggiunto. D’altronde, a darci ragione sono i due vincoli che comunque accompagnano la materia, ovvero esiste un vincolo sulla collezione ed uno sulla stazione”.
Di seguito, esplicando il perché di tale importanza della sede Crollo ha spiegato: “Ha un valore storico per la città, la regione e l’Istria. Nelle diverse sale si possono ammirare plastici, reperti, disegni, strumentazioni d’epoca, modellini. Da qui parte ancora il ‘Rondò’ domenicale, a testimonianza di una funzionalità che si vorrebbe rilanciare, trasformando questa struttura in sede per collegamenti provinciali e transfrontalieri. Un progetto di cui a Trieste si parla da anni e che la Provincia di Bolzano ha già realizzato con successo ripristinando la linea storica Merano-Malles, molto apprezzata dalla popolazione e dai turisti”.
Protetta, infatti, dalla Sovrintendenza assieme a tutto il suo contenuto, la Stazione accoglie le testimonianze di cent’anni di storia (è stata costruita nel 1906) per cui lo stesso Antonaz ha confermato “pieno appoggio alla sua salvaguardia in un contesto complesso, dal momento che essa è stata recentemente venduta, assieme ad alcune importanti aree limitrofe, alla società veneta ‘Sviluppo 70’”.
Il «Rondò di Trieste»
E ancora rispondendo al quesito “perché è un cimelio per Trieste?” il responsabile del Museo ha spiegato: “Per capirlo basta salire sul ‘Rondò di Trieste’, il treno d’epoca che svela Trieste, il suo golfo e il Carso. A bordo del treno d’epoca – ha quindi aggiunto Crollo –, è possibile scoprire luoghi inglobati da strutture industriali di non facile accesso al pubblico, ma anche scorci inediti della città e del circondario. A partire dal 14 maggio e fino al 29 ottobre 2006, tutte le domeniche e i giorni festivi, il ‘Rondò di Trieste", composto da carrozze storiche, circola fra Trieste Campo Marzio e Trieste Centrale, con fermate a Rozzol, Villa Opicina, Aurisina e Miramare.
La storia del trasporto su rotaia
Il Museo Ferroviario conserva documenti, fotografie, modellini, locomotive, carrozze ferroviarie e tramviarie, che testimoniano l’evoluzione dei trasporti ferroviari, con particolare attenzione al Comprensorio di Trieste (compresi i territori istriani). Come non ricordare la storica Parenzana, il trenino a scartamento ridotto che partiva da Trieste per raggiungere, in 107 chilometri, la città di Parenzo, dopo aver attraversato l’alto Buiese e superato i fiumi Dragogna e Quieto. Dimessa nel 1935, della Parenzana si conserva ancora intatto parte del tragitto e tutte le splendide opere in muratura: stazioni in pietra arenaria e pietra carsica a seconda delle zone di passaggio, i ponti ed i viadotti in un paesaggio di indicibile fascino. Della Parenzana il Museo conserva intatta la biglietteria, alcuni cippi e soprattutto il plastico. Il treno aveva iniziato il suo viaggio verso l’Istria già nel 1902 partendo dalla stazione di S. Andrea. Quando venne costruita la stazione di Campo Marzio, il tratto che divideva le due stazioni venne segnato a ritroso.
Ufficialmente aperto al pubblico l’8 marzo del 1984, il Museo ferroviario di Trieste Campo Marzio occupa una parte dell’ex fabbricato viaggiatori dell’omonima stazione, costruita ai primi del 1900 quale capolinea della “Ferrovia Transalpina” o Wocheneinerbahn che collegava Trieste ed il suo porto all’entroterra austro-ungarico e bavarese, nonchè della linea per Pola (Ferrovia Istriana) e di quella a scartamento ridotto per Parenzo.
La stazione, la cui importanza diminuì notevolmente con la fine del Secondo conflitto mondiale, rimase in attività per il servizio viaggiatori fino al 1960 quando venne definitivamente chiusa. Le sue vaste sale, perfettamente restaurate, raccolgono ora una notevole quantità di foto e disegni inediti, di documenti e vari altri cimeli che riguardano la storia dei trasporti ferroviari di Trieste e del suo naturale entroterra.
L’esposizione
L’esposizione si articola in quattro sezioni: la storia, i lavori e gli impianti elettrici, il movimento e la trazione. Una sezione a parte è dedicata ai servizi tranviari di Trieste, dell’Istria e del Friuli.
In un’ampia sala è ospitato un grande plastico realizzato in scala completamente autocostruito da alcuni esperti appassionati, che riproduce fedelmente il nodo ferroviario di Opicina nell’anno 1910; le locomotive, i vagoni e tram che vi circolano sono l’esatta riproduzione di quelli dell’epoca. Sono, inoltre, esposti alcuni diorami che riproducono ambienti ferroviari e tranviari, nonché diversi modelli di celebri locomotori, tutti autocostruiti. All’interno, sull’antistante fascio di binari, si possono ammirare undici locomotive a vapore, una elettrica ed un’automotrice diesel; appartengono ai più caratteristici gruppi di locomotive italiane, austriache, ungheresi e tedesche che prestarono servizio in queste zone. Vi sono pure alcuni tram a cavalli ed elettrici delle tramvie urbane di Trieste.
L’edificio e le sue sale, in ottimo stato di conservazione, con la loro caratteristica prettamente mitteleuropea, hanno ospitato mostre di carattere storico e ferroviario ed hanno spesso fatto da palcoscenico a celebri film ambientati nell’epoca in cui la stazione di Campo Marzio viveva il suo massimo splendore. Alla gestione del museo provvede attualmente il Dopolavoro Ferroviario di Trieste con la Sezione Appassionati Trasporti.
E la Parenzana? Due le locomotive ancora esistenti. Una corre sui monti dell’Austria, l’altra è esposta al Museo della Tecnica di Milano.
Rosanna Turcinovich Giuricin
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