4.7.2006
Cultura, il patrimonio
più prezioso della CNI
di Giacomo Scotti
Il Concorso d’Arte e Cultura “Istria Nobilissima” prese il via quando la mia generazione di poeti, letterati e artisti italiani di queste terre aveva ancora tutti i capelli in testa ed erano pochissimi gli ultrasessantenni che ci guidavano. A me, in qualità di Presidente del Cenacoo degli ooeratori culturali della CNI, è in effetti stato consegnato il testimone che per lunghissimi anni fu portato dall’indimenticabile Antonio Pellizzer, uno dei fondatori di “Istria Nobilissima” giunta ormai alla trentanovesima edizione.
Ma che dire di quest’ ultima edizione? Vogliamo vestire gli abiti di critico severo o quelli del celebratore? Volendo atteggiarci a severi critici del presente, non faremmo fatica a trovare gli spunti per additare qualche deficienza nella struttura e nello stesso regolamento del Concorso che perciò provvederemo a migliorare in pieno accordo con gli amici dell’Università Popolare di Trieste che da ben quattro decenni operano insieme a noi per la tutela e la promozione della cultura italiana in Croazia e Slovenia. Sempre per fare i rigorosi, potremmo accennare ai premi non assegnati per il basso livello qualitativo delle opere concorrenti nella letteratura giovanile, nei saggi di argomento letterario e in altre sezioni. Potremmo perfino lamentarci del fatto che da troppi anni non vengono assegnati i Premi Promozione o alla carriera nelle sezioni di poesia e narrativa, che pure sono, insieme a quella delle arti figurative, il fiore all’occhiello della cultura italiana di queste regioni. Ma sarebbe fuori luogo. Oggi, al di là di qualche vuoto e intoppo, al di là di quello che pretendiamo dai più giovani e non possiamo subito ottenere, stanno sotto gli occhi di tutti i titoli delle opere di una fitta schiera di ben 50 fra premiati e segnalati in questa edizione d’”Istria Nobilissima”, compresi alcuni cittadini italiani di origine istriana e quarnerina che non vivono in queste terre, ed a Croati e Sloveni nostri conterranei che sanno esprimersi artisticamente in italiano. Come si vede, dalla mente e dal cuore abbiamo cancellato i confini etnici e politici nel nome di una cultura che ci accomuna. E come non pensare ai traguardi significativi raggiunti dai nostri connazionali in ogni campo della letteratura e delle arti. Volendo compilarne un elenco, esso comprenderebbe i libri pubblicati dagli scrittori di questa Piccola Italia da una primavera all’altra del 2005-2006, e i premi da essi ottenuti in altri concorsi, soprattutto in Italia. E poi le mostre individuali dei nostri pittori (qualcuno ha esposto perfino nel lontano Brasile); gli eventi letterari e artistici che hanno vivacizzato la vita delle varie Comunità degli Italian,; i successi avuti da operatori culturali nei paesi domiciliari e all’estero con interventi a tavole rotonde, convegni ed altre manifestazioni anche internazionali. Mai come oggi il panorama di quella che mi ostino a chiamare Piccola Italia d’oltre confine è stato così fitto di opere del nostro ingegno e del nostro impegno.
Molti nostri poeti, narratori, storici, saggisti e artisti hanno al loro attivo opere che nulla hanno da invidiare a quelle di artisti e scrittori dell’amato Stivale, mentre qui in Croazia e Slovenia fanno onore al nome italiano. Il nostro piccolissimo popolo di trenta-trentacinquemila persone vanta una piccola grande cultura italiana, prodotta negli ultimi sessant’anni, che fa onore agli italiani rimasti e all’Italia che ancora poco si conosce. In una sua recente opera il poeta Alessandro Damiani che, nel lontano 1948 elesse questa terra a sua seconda patria, ha così scritto dei rimasti: “Rimasero nello squallore di città vuote e campagne deserte i soliti diseredati della terra e rade ombre coltamente illuse dell’aurora boreale…”.
In quello squallore, i rimasti non soltanto cercarono di sopravvivere stringendo i denti, ma di arricchire il patrimonio degli antenati: “La nostra sfida, ignorata, derisa/ o contestata: preservare una cultura, che non è marchio di presunzione/ ma tanta parte del patrimonio/ comune,/ in questa terra non priva/ di germogli. E la tenacia dei pochi/ si misurò con ostracismi e timori/ viltà e connivenze del lungo percorso”. Così scriveva ancora Damiani.
Alla fine abbiamo vinto la prova. Lo testimoniano i risultati della creatività culturale complessiva, ma anche la nascita, recentissima, del Cenacolo degli operatori culturali della Comunità Nazionale Italiana, che tra i suoi compiti si pone quello di moltiplicare e rafforzare i molteplici legami con l’Italia: per farci meglio conoscere nella terra-madre, per offrire agli artisti della minoranza rimasta la possibilità di attingere sempre più spesso e direttamente alla fonte nazionale della cultura, di sentirsi sempre più parte attiva di questa cultura e, perché no? di arricchirla con le proprie creazioni che portano il segno specifico dell’Istria e del Quarnero, ma anche di una certa diversità che non è soltanto regionale, ma frutto della convivenza quotidiana con altre culture. Forse esagero, ma sono convinto che, così come non potremmo arricchirci di valori come comunità nazionale senza l’aiuto e i legami con l’Italia, neanche l’Italia può essere completa culturalmente senza di noi; senza il patrimonio culturale della sua unica minoranza autoctona al di fiori dei confini nazionali, l’Italia sarebbe un tantino più povera. Proprio per questo è assolutamente necessario moltiplicare in futuro i legami con la società civile italiana; è inimmaginabile che una comunità come la nostra, tenace ed operosa quanto si vuole, possa perpetuare da sola il miracolo della sopravvivenza e della crescita. Di qui l’esigenza di una legge del Parlamento di Roma che imponga a tutti governi della Repubblica Italiana di dedicare una cura permanente alla minoranza italiana in Slovenia e Croazia per la sua tutela. Non saranno i fratelli della diaspora a conservare il verbo italiano in queste terre, e tanto meno i loro figli ormai torinesi, romani, australiani, canadesi, ma lo potranno fare i figli e i nipoti dei rimasti, ricordando la tenace lotta dei loro padri; e lo faranno senza seminare rancori, continuando sulla via della convivenza con i conterranei e spesso parenti sloveni e croati, e al tempo stesso coltivando i più fraterni rapporti con la diaspora dando contenuti alla collaborazione con i figli degli esodati, coltivando l’amore per la terra delle loro radici. Quindi, a questi continuatori della lingua, dei dialetti, della cultura e delle tradizioni istro-quarnerine di segno italiano va dedicata attenzione costante senza condizionamenti e pressioni, senza strumentalizzazioni e paternalismi politici, evitando certi errori del passato commessi da chi considerava i rimasti come una colonia, offendendone la dignità. Questo rispetto, accompagnato dal permanente supporto materiale, morale e politico, permetterà ai nostri figli e nipoti di continuare ad essere la Piccola Italia dell’Istria, del Quarnero e delle poche oasi rimaste in Dalmazia. Gli italiani di queste terre non vogliono sentirsi esuli né stranieri sulla terra dei loro padri! Grazie ai rimasti, il passato e il presente non saranno privi di futuro. A dare senso ai nostri giorni stanno i frutti di oltre mezzo secolo di questi bistrattati italiani non più sbagliati, dei loro operatori culturali, dei loro artisti e poeti: un bilancio imponente di opere che arricchiscono la cultura italiana non solo di queste terre.
Celebrando “Istria Nobilissima” di fatto celebriamo la cultura che abbiamo contribuito a conservare ed arricchire nel corso dei decenni nonostante l’esiguità del numero, nonostante la dispersione territoriale, nonostante le non poche difficoltà politiche e sociali. Dal punto in cui siamo arrivati e dal livello che abbiamo raggiunto, non dobbiamo tornare indietro. Inoltre, non possiamo né dobbiamo dimenticare che la cultura è il segno distintivo e il patrimonio più prezioso della Comunità Nazionale Italiana. La quale resisterà e continuerà ad esistere, soprattutto col sostegno della cultura. Ecco, questo è l’insegnamento che ci viene, anno dopo anno, da “Istria Nobilissima” e dall’operosità dei rimasti che si è espressa sul piano della cultura e dell’arte, anche attraverso “Istria Nobilissima”.
Senza alcuna intenzione di sminuire il valore degli altri attestati conferiti quest’anno, vorrei sottolineare il Premio di giornalismo, nel cui ambito è stato assegnato un altissimo riconoscimento al quotidiano “La Voce del Popolo” per l’incalcolabile contributo dato allo sviluppo ed alla promozione della Piccola Italia sull’Adriatico orientale. Mi pare giusto che uno come me, che fece i primi passi sulla via della scrittura creativa proprio sulle pagine de “La Voce” nel lontano 1948, e che della lunga vicenda del nostro giornale ha conosciuto alcuni periodi oscuri e altri entusiasmanti, ricordi in questa occasione come – a dispetto di tutte le avversità – quel giornale promosse i primi concorsi letterari per gli italiani ed è stato una delle più gloriose bandiere di lotta dei connazionali rimasti; è la più antica istituzione della comunità nazionale italiana oggi più che mai attiva e combattiva.
Anche “Istria Nobilissima” ha i suoi buoni quarant’anni e se li porta bene; è specchio della nostra creatività in ogni campo e della volontà di andare avanti. Grazie a queste e ad altre istituzioni degli italiani rimasti, il passato e il presente non saranno privi di un futuro. A dare senso ai nostri giorni stanno anche i frutti di “Istria Nobilissima”. Sono i frutti di un’impresa ardua, a momenti quasi disperata che, a dirla col poeta, ha sottratto “a una fine immeritata la presenza italica in questa terra”, E qui concludo, invitando tutti gli artisti, poeti, scrittori, storici ed altri operatori della cultura a resistere, e ad insistere per esistere. Nella certezza che le istituzioni italiane, di qua e di là del confine, continueranno a sostenere gli sforzi dei nostri artisti. Il domani è già oggi illuminato dalle loro opere.
* intervento alla Cerimonia di premazione della XXXIX edizione del Concorso “Istria Nobilissima” a Isola il 29 giugno scorso