
Tribunale comunale di Fiume, la prima udienza fissata per il 12 giugno
Il caso Dervishi approda in aula
Epilogo giudiziario del blitz di polizia del settembre 2006
FIUME – A poco meno di un anno da una delle azioni di polizia più spettacolari mai avvenute a Fiume, nel corso della quale vennero arrestati il presunto “boss” della malavita fiumana, Januz Dervishi, e altre sette persone tra le quali anche l’avvocato Velimir Došen e il notaio Suzana Vozila, il prossimo 12 giugno il caso approderà anche nell’aula dibattimentale del Tribunale comunale di Fiume. A presiedere la Corte sarà il giudice Gordana Denona Kusijanović, e dopo l’udienza di apertura, fissata appunto per il 12 giugno, il processo – salvo imprevisti dovuti alla possibile assenza di questo o quell’imputato – si articolerà anche nei seguenti tre giorni. Perché imprevisti? Gran parte degli imputati – tutti tranne Januz Dervishi, Suzana Vozila e Živko Letić – si trova agli arresti domiciliari e in questo momento ha l’opportunità di difendersi a piede libero. Non è da escludere, perciò, che qualcuno abbia qualche impedimento proprio il 12 giugno. La presenza del presunto “boss”, del notaio Vozila e di Letić, è comunque scontata in quanto i tre si trovano da quasi un anno nel carcere di “via Roma”. Qualche giorno fa, era stato loro prolungato il fermo preventivo di ulteriori due mesi. Il Tribunale comunale aveva motivato tale decisione con il pericolo di reiterazione e con la gravità del reato commesso.
L’atto d’accusa contro il gruppo risale agli inizi di marzo e a sollevarlo era stato il Pubblico ministero comunale di Fiume, introducendovi il nome di altre due persone, ossia quello della moglie di Dervishi, la 42.enne Šemsa Dervishi e quello della 32.enne Marina Kobaš di Zagabria. La prima è accusata di favoreggiamento, ricettazione e stipulazione di negozi giuridici illegali, nel senso che aveva accettato l’intestazione di beni mobili e immobili pur sapendo che sono frutto di reati penali, mentre la seconda soltanto di aver stipulato negozi giuridici accettando l’intestazione di beni mobili e immobili pur sapendo che sono frutto di reati penali. Le rimanenti otto persone accusate di tutto una serie di reati – tra cui due estorsioni, due stipulazioni di contratti usurari, due subornazioni, due reati di detenzione illecita di armi ed esplosivi nonché alcuni abusi di sostanze stupefacenti, abusi di potere e ricettazioni – sono il 41.enne Januz Dervishi, il 42.enne Vullnet Sedolli, il 58.enne Živko Letić, il 54.enne Hasan Ćereć, il 49.enne Velimir Došen, il 48.enne Dragan Majkić, il 38.enne Boško Lončar e la 47.enne Suzana Vozila. Januz Dervishi, Vullnet Sedolli, Živko Letić e Suzana Vozila – si legge nell’atto d’accusa – sono accusati di aver voluto estorcere, tra l’aprile e il giugno del 2006, dall’ex datore di lavoro di quest’ultima, un cittadino di Fiume (si tratta del notaio Velibor Panjković, nda), una “buonuscita” di 300.000 euro, minacciando di morte sia lui che suo figlio. Dervishi, Sedolli, Ćerić, Došen (avvocato), Mujkić e Lončar (poliziotto) avrebbero, inoltre, agito tra il 4 e il 7 settembre 2006, commettendo il reato di subornazione nei confronti di due testimoni “informati” della suddetta faccenda, costringendoli a cambiare la loro deposizione di fronte al giudice istruttore ma anche “istruendoli” sulla condotta da tenere davanti al magistrato. Boško Lončar, in qualità di agente di polizia, avrebbe “istruito” in commissariato uno dei testi, commettendo così il reato di abuso di potere d’ufficio. Januz Dervishi è accusato pure di detenzione di sostanze stupefacenti e, assieme a Vullnet Sedolli, anche di detenzione illecita di armi ed esplosivi. Dervishi dovrà rispondere anche per aver stipulato diversi contratti usurai.
Nel dettaglio, nel 2003 avrebbe prestato a un cittadino di Fiume un importo pari a 5.000 euro e 500 dollari, debito che con l’andare del tempo è salito a 60.000 euro in cambio dei quali ha richiesto che l’alloggio dell’uomo venisse intestato a suo nome. In seguito, allo scopo di occultare l’azione illecita, ha intestato lo stesso appartamento all’imputato Živko Letić e infine a Marina Kobaš. Il ruolo di Suzana Vozila, la quale sarebbe stata a conoscenza di tutto, era quello di autenticare, in qualità di notaio, i suddetti contratti. Secondo l’atto d’accusa, tra il 2002 e il 2006 Januz Dervishi avrebbe prestato a un altro cittadino di Fiume 7.000 euro e visto che questi non riusciva a restituirglieli, ha richiesto anche in questo caso che l’appartamento dell’uomo venisse intestato a suo nome. Ad avere la peggio è stata un’umaghese, alla quale Dervishi aveva fatto avere 40.000 euro dopo di che era riuscito a diventare proprietario sia dell’alloggio che del vano d’affari della donna. Non ancora pago, aveva continuato a minacciarla, pretendendo da lei altri 100.000 euro, anche se il debito era stato restituito con tanto di interessi usurari. Il “blitz” della polizia era avvenuto il 7 settembre dell’anno scorso.
Ivana Precetti
Il Pubblico ministero riqualifica il reato in rapina
Un mese di fermo per l’aggressore di Cosala
FIUME – Il Pubblico ministero comunale di Fiume ha modificato ieri la richiesta di avvio delle indagini nei confronti del 28.enne Josip Berkić, nativo di Osijek e residente a Čepin, classificando il reato da questi commesso ieri l’altro in “semplice” rapina. Il giovane, in un primo momento, era stato denunciato per tentato omicidio aggravato commesso il 28 maggio scorso, attorno alle ore 21, ai danni della 73.enne Stoša Kalac di Fiume, proprietaria dell’alloggio al civico 65 di via Ottavio Valich nel rione fiumano di Cosala, nel quale appunto era avvenuta la vicenda.
Secondo una ricostruzione dei fatti, l’indiziato, a quell’ora, aveva suonato alla porta della sua locatrice la quale, senza sospettare nulla, gli aveva aperto facendolo accomodare nel suo appartamento. Non appena l’anziana donna aveva chiuso la porta alle sue spalle, Berkić l’aveva afferrata con entrambe le mani per il collo, cominciando a strangolarla. Mentre la donna si dimenava, il delinquente l’ha scaraventata per terra, continuando a strangolarla e a malmenarla. Quando l’anziana non era più in grado di opporre resistenza, il giovane era andato nella sua stanza da letto, dalla quale ha trafugato 400 kune e un telefonino. Prima di andarsene, aveva preso ancora a calci il corpo dell’anziana, distesa sul pavimento. Quando il malvivente se n’era andato, la donna era riuscita a chiamare la polizia. Erano le 21.13 quando il Centro operativo della Questura di Fiume ha avvisato le pattuglie mobili, che in pochissimo tempo sono riuscite a fermare la persona sospettata, corrispondente alla descrizione fornita dall’anziana, alla stazione delle corriere in Žabica. Il giovane era stato condotto al Primo commissariato di polizia e durante l’interrogatorio è stato accertato che era stato proprio lui ad aggredire la 73.enne Stoša Kalac in via Ottavio Valich. Ieri, dopo averlo interrogato, il giudice istruttore Ksenija Zorc, per la gravità del reato e per il pericolo di reiterazione, ha disposto nei confronti di Berkić un mese di fermo preventivo. (ip/iv)
Il fatto era avvenuto lunedì mattina a Barbariga
Pola, dietro le sbarre l’aggressore della famiglia slovena
POLA – L’aggressione ai danni di una famiglia slovena, avvenuta lunedì mattina sulla spiaggia di Barbariga, ha avuto un epilogo al Palazzo di Giustizia di Pola e l’aggressore, il 46.enne Mladen B. di Spalato, è finito martedì sera dietro le sbarre del carcere istruttorio del Tribunale regionale, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice istruttore Svetislav Vujić, il quale ha interrogato l’indagato alla presenza del suo avvocato.
Oltre a rispondere di comportamento violento, contro l’aggressore è stata sporta anche una denuncia al giudice istruttore per disturbo della quiete pubblica. A Mladen B. viene imputato, inoltre, di aver tenuto incustodito il proprio cane. In base alla ricostruzione dei fatti fornita dalla polizia, sarebbe stato proprio l’animale, un meticcio, la causa principale dell’aggressione ai danni della famiglia slovena. Il cane, privo di guinzaglio avrebbe messo in agitazione i bagnanti, tra i quali c’era anche la famiglia slovena. Improvvisamente, l’aggressore è uscito da una boschetto nelle vicinanze della spiaggia, con un’ascia in mano, aggredendo la figlia e la compagna dello sloveno Borut Popenko, il quale ha reagito all’aggressione facendolo fuggire. Fortunatamente tutto è finito con un nulla di fatto e nessuno ha riportato ferite.
Per quanto riguarda la presunta infermità mentale del quarantaseienne spalatino, la polizia non ha confermato tale ipotesi. In questi giorni Mladen B. si trovava a Barbariga e dormiva all’interno del proprio furgone. (mm)
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