11.1.2007
Il business della sanità
Tutela sanitaria per tutti. Ma quando mai. In teoria forse, ma non in pratica purtroppo. La questione riguarda soprattutto gli anziani, fascia della popolazione dove il sistema sanitario ama risparmiare. Le cure, le analisi, i farmaci, la degenza in ospedale, lo sappiamo tutti, costano tanto. E allora che cosa si fa per ridurre le spese? Semplicemente si riducono le voci sopra elencate. Alcuni esempi concreti? Una signora quasi novantenne ha bisogno di effettuare delle analisi specifiche del sangue (markers). Alla sua richiesta il medico di famiglia risponde che difficilmente sarà sottoposta a questi esami e che comunque dovrà aspettare qualche mese. Il figlio, preoccupato, si rivolge a un policlinico privato. Detto, fatto. L'analisi viene effettuata immediatamente e l'anziana signora e suo figlio possono stare tranquilli. Dimenticavo, dopo aver pagato un conto di 500 kune. La salute non ha prezzo, recita un noto detto, ma sarà proprio vero?
Un altro esempio riguarda la degenza in ospedale. A farne le spese sono soprattutto i gli anziani malati di tumore. A loro la degenza viene negata con una spiegazione molto "umana": "mi dispiace, tanto non c'è niente da fare". A queste persone vengono negati pure i farmaci che devono assumere per alleviare le sofferenze. Il motivo? Sono troppo costosi. E anche in questo caso i familiari, se ci sono, li acquistano di tasca propria. Che cosa dire poi delle informazioni più essenziali che i medici di famiglia dovrebbero fornire ai propri pazienti, quali il diritto all'assistenza a domicilio, al fisioterapista, ai pannoloni gratuiti, all'indennizzo di accompagnamento. Le informazioni vengono date con il contagocce, come se i soldi per questi servizi li dovessero sborsare i medici. E i poveri anziani che cosa fanno. Vanno in farmacia ad acquistare i pannoloni, pagano di tasca propria il fisioterapista e l'infermiera e lo Stato risparmia.
Che cosa dire degli esempi di sciacallaggio che non mancano nel settore sanitario. Di quei medici che si informano per benino sullo stato di famiglia dei loro pazienti malati terminali, che quindi li trattano con grande attenzione, conquistano la loro fiducia con uno scopo unico: quello di acquistare i loro appartamenti per pochi soldi o addirittura di ottenerli con un atto di donazione. E gli anziani ci cascano regolarmente, rischiando di morire in mezzo alla strada. È un business molto più remunerativo di quello attuato dal cardiochirurgo Šimić, ma soprattutto molto più sicuro e con le carte in regola.
di Viviana Ban
4.1.2007
Le note dolenti dell'economia
Eccoci qui all'inizio di un anno nuovo con la speranza che sia comunque migliore di quello che ci siamo lasciati alle spalle. Migliore in tutti i sensi, anche per il nostro Paese che secondo i dati ufficiali si sta rinsaldando economicamente. Statisticamente i risultati nel campo economico sono positivi: è stata registrata una crescita del Pil, è lievitata la produzione industriale, ottimo l'andamento del settore edile e del turismo. Possiamo dunque rilassarci e guardare con ottimismo al futuro? Ce lo auguriamo di cuore anche se questi risultati rassicuranti che emergono dal mondo dell'alta finanza non rispecchiano esattamente la realtà. I comuni mortali sono preoccupati per l'alta percentuale di disoccupazione che sfiora il 17 per cento. Sono circa 290.000 le persone in Croazia che non hanno un impiego fisso, molte delle quali costrette ad accettare lavori in nero, che vengono pagate "sotto banco" e per le quali il datore di lavoro non versa i contributi danneggiando in questo modo anche le casse statali. Sono casi che andrebbero denunciati, ma questo non succede o perlomeno succede troppo raramente. Infatti la paura di rimanere senza quel lavoro che bene o male permette di sopravvivere, è troppo grande. Sono cose che in uno Stato di diritto non dovrebbero succedere. Eppure accadono perché sono i datori di lavoro ad avere sempre il coltello dalla parte del manico. La legge sul lavoro tutela in un certo senso i lavoratori (quelli con un impiego fisso), ma sono pochi quelli che ricorrono al Tribunale per salvaguardare i propri diritti. E se lo fanno rischiano di trascorrere diversi anni nelle aule del Tribunale. L'occupazione è una fetta molto importante dell'economia e dell'industria, che rispecchia lo stato di salute di un Paese e in questo contesto il nostro è abbastanza malato.
Un'altra nota dolente dell'economia croata è il costante aumento del debito estero che ha superato i 28 miliardi di kune, un onere davvero sostanzioso che potrebbe mettere in ginocchio la Croazia se non si dovesse trovare una soluzione volta almeno a limitare la crescita del debito estero.
di Viviana Ban