28.3.2007
De praedictionis et de futurus gloriosus
Gentilissimi,
ho fatto un sogno; o meglio ho vissuto oniricamente una… “profezia retrospettiva”; nel senso che ho visto qualcosa che sarebbe dovuta succedere l’anno scorso, che non è successa ma che comunque, un bel dì, succederà! (Non so se ho reso l’idea).
Dunque, ero l’oracolo di Delfi (anche se in realtà stavo sulla cima del Monte Maggiore e guardavo tutti dall’alto in basso) e con aria ispirata osservavo la lussureggiante costa liburnica, quando ad un tratto!, a livello del loco di Tarsatica vidi un gran polverone! “Saranno Asterix e Obelix che si "patuffano" con le legioni romane?” mi chiesi. Nix Asterix. Erano i potentati, i sapienti, i musici del loco che “a suon” di cazzotti e gomitate si contendevano il primato per i festeggiamenti del Centesimo anniversario della Società di Concerti (la lingua batte dove il dente duole)! I maggiorenti che tenevano la “scarsella” strillavano a più non posso: ”Tre milioni di sesterzi!...No! Sei milioni di sesterzi!...Dieci milioniiii!!!" Un , due, tre. Aggiudicato! Sentenziava con gran dignità il paludato prefetto Ober(super)snellex. I musicologi del Centro di ricerche musicali di Tarsatica (che non esiste ancora ma che “prevedo”, esisterà) facevano a calci e pugni per l’allestimento di una maxi mostra. ”La faccio io! Tridimensionale e con le installazioni!! - Zitto tu (gomitata nello stomaco) che non capisci un cacchius! La faccio io. A quattro dimensioni e con la fotosintesi clorofilliana. Sic!”. “Il catalogo in cinquemila papiri lo curo io!”, rivendicava con bile un terzo. “Giù le zampe dal catalogo. Zeus me l’ha dato e guai a chi me lo tocca!”, ruggiva il quartus. Bernardinx Modrix sbraitava inferocito, battendo i pugni contro il muro dell'Aula consigliare: "Voglio fare un documentario di tre ore in cinemascopeee!". Madamigella Matoševix gorgheggiava: "Dieci concerti! Dieci concerti-i-i-iiiiiiii!", mentre Madonna Manix Gotovax, con voce sepolcrale, braccia protese agli dei, declamava in estasi: "Nooo! Nooooo! Quindici sinfonici, quin-di-ci con-cev-ti sin-fo-ni-ciii!". Aggiudicato! Sentenziava con sussiego il prefetto-governatore di Liburnia-Giapidia Marcus Aureus Comadicus, in toga e drappeggi purpurei. Dulcis in fundo; il dolce frutto di questo augusto e appassionato connubio delle scienze e delle arti, di questo…concepimento perfetto (mostra-catalogo-documentario, concerti), risultò un "non plus ultra"! Neanche i metropolitani della "metropoli" di Agram (che tutti verdi, si mangiavano le mani) avrebbero fatto di meglio!
Intervallo pubblicitario. Visione prophetica secunda.
L'ufficio concerti (addetto pure ai panem et circenses estivi) - abolito a suo tempo dal prefetto Gloriosus Linix - era stato ripristinato, ed era tutto un gran organizzare, coordinare di concerti, di cicli da camera, un via vai di bardi, cantastorie, contastorie, trovatori e trovieri tra i più illustri di Roma e provincie, quali Brutos Ughis, Mischa Topolinius Maisky, Radus Lupus, Mstslv Rostropovix ecc. Insomma i bei tempi erano tornati, e d'estate nel castrum (in Citavecia), si tenevano le Olimpiadi musicali romane interprovinciali (leggi internazionali).
Intervallo pubblicitario secundo; sogno prophetico tertio.
Alle SEI - che al tempo di Roma erano della minoranza italiana (i romani erano la maggioranza) - avevano tagliato la corrente elettrica (bollette non pagate), per cui i karaoke non funzionavano più, per cui le paidagoghe contrariate - facendo di necessitade virtude - avevano rispolverato gli strumentini demodé e ragnatelosi e tutti i pueri cantavano "Fra Martino campanaro" (canto avveniristico in odore di eresia), accompagnati dai flautini e dai triangolini che al punto giusto del canto sospetto facevano "din, don, dan". Al quale si aggiungeva il lascivo refrain madrigalesco "don-don-don diri-diri-don-don-don", di Madona mia cara di Orlandus de Lassus (che fa: "madona mia cara mi volere canzon/ cantar sotto finestra lance bon compagnon…mi ti portar becazze grosse come rognon…don.don don ecc"), eseguito goliardicamente dai cori riuniti delle SMSI di Histria e Tarsatica (i quali ogni tanto si volavano a bordo di velivoli leonardeschi nelle provincie canadesi e australiane di Roma a tener concerto alla diaspora juliano-liburnica. E ci facevano pure i CD su tavolette di argilla. Insomma, erano pueri de mondo e globalizzati).
E tutto l'aere era jucundo e pieno di din don e di campanelle che crescevano ..crescevano… e diventavano enooormi come quelle di Notre Dame… e il Gobbo suonava, suonava… e io volavo, volavo (ooh! ooh!) e nel Mare Nostrum precipitavo… e con un tuffo mi svegliavo… Fine (ingloriosa) di gloriose visioni prophetiche con relativo atterraggio nella grigia realtà.
Realtà opaca che invero è stata "infranta", dal bailamme dei "I Glembaj", (non ebbi cuore né timpani di sorbirmi quasi tre ore continuate di pop-rock microfonato fino al parossismo), permeato di abusata satira sociale che si pretenderebbe originale, mentre in pentola stanno bollendo i preparativi della attesa Tosca, con la "disinvolta" Francesca Patanè (ultimamente, discinta Salomè all'Opera di Roma) e, la regia (facciamo gli scongiuri) di Zlatar Frey. Binomio alla nitroglicerina. (Avremo una Tosca in tanga?). Chi vivrà vedrà; e forse, sopravviverà.
Sibillinamente Vostra