I nostri commenti


Il pentagramma
di Patrizia Venucci Merdžo

In piu

29.12.2007
Resonet in laudibus cum jucundis plausibus

28.11.2007
Cantus noster gaudium magnum

31.10.2007
Gaudeamus cum pueri simphonici

26. 9.2007
De gustibus obscenis
et de gloriis futuris

27. 6.2007
De significatio de delectationis

30. 5.2007
De Musica ut vehiculum culturae

25. 4.2007
«De Tosca movimentorum
et de idolatria registorum»

28. 3.2007
De praedictionis et de futurus gloriosus

29.12.2007
Resonet in laudibus cum jucundis plausibus

Gentilissimi,
anche quest'anno, che tra manciate di lustrini e di sogni ci sta per lasciare, non è venuto meno - oltre alla poco originale frenesia da shopping natalizio – l'omaggio musicale del mondo alla festa del Natale. Dalla Carnegie Hall di New York dove l'Orchestra ed il coro di S. Cecilia hannno eseguito il "Messia" di Haendel, al Covent Garden , all'Albert Hall e all'Union Chapel di Londra ai splendidi concerti dell'Avvento a Szent Mattyas (la chiesa di Budapest, sede tradizionale dell'incoronazione dei re d'Ungheria) con l'Orchestra da camera dei virtuosi di Budapest e solisti; alla miriade di avvenimenti musicali natalizi di Vienna, tra i quali il concerto del coro della SAC Fratellanza alla Rathaus di Vienna (e qui ci gonfiamo come pavoni) da iscrivere a lettere d'oro e cubitali negli annali della CI fiumana; al concerto di Natale per la cultura universitaria europea a S. Maria Maggiore in Roma con i cori interuniversitari di Roma e l'Orchestra del Conservatorio di Parma, gli eventi musicali di Arezzo, Assisi ecc.ecc.
A proposito, Benedetto XVI non molla. Il XV esimo concerto di Natale "in Vaticano" (per modo di dire) - quello con le stelle della leggera e del pop-rock - l'anno scorso era stato dirottato per volontà del Santo Padre a Montecarlo, e quest'anno al Teatro Filarmonico di Verona (La Venier strillava come una "venderigola"). Per motivi teologico-musical-estetici-ed etici. E di salute. Non avrebbe retto; specie dopo le celesti armonie di S.Stefano in Vienna. Va bene che S.Francesco era il Giullare di Dio e che cantava e saltellava per l'Umbria con i fraticelli (più corbellerie varie), ma a cento e passa decibel non ci arrivava proprio; neanche per miraculo. Mica terrorizzava "el Puero", o frate asino e sora mucca. (Non dimentichiamo che il presepio se l'è inventato lui. A Greccio. Che "teatrante!" Ed è riuscito ad "imporlo" a tutto il mondo. Come "prodotto" tipicamente italiano. Italiano come la pizza o "O sole mio").
In summa summarum, tra laudi popolari, canti tradizionali, gregoriano, brani della grande musica vocale e strumentale classica che attingono al Natale ne viene fuori una fetta di cultura europea davvero imponente e di una suggestione unica.
Chissà che ne pensa Gesù Bambino. Scommetto che fa la nanna come un "angioletto"… Macché! El Piccirill' nun ce stà!! E' špariit'! (A Napoli è di caas'. Lo mettono in tutte le salse, cioè, in tutti i presepi). A Bambiné!, ando stai?! (Dietro li pasturi e le pecurele no, sotto il manto de Siora Madonna neanche…) Chi l'ha visto??! ("Cercasi Bambino Gesù").
"Ullala-ullala-ullalalaa questo è il valzer del mooscerinooo…" Che son ste vocine?? Da dove provengon?… "Gesùmmaria! Scendi dalle stelle!" Ma guarda dov'è s'è cacciato! In cima all'albero!Fa all'altalena sulla cometa con due birbe di cherubini. "La Peppina fa il caffè, (nun me scoccià), fa il caffè con l’insalata..." - "Farai attapirare San Giuseppe (che mola slepe)...e parla da cristiano". - "Be, sai, sono cinquant'anni tondi tondi, che da sopra le nuvolette con i i miei amichetti ascoltiamo lo Zecchino d'oro. Mamma quanti bambini son passati! Da tutto il mondo. Nemmeno si capiscono eppure cantano insieme.Vorrei tanto poter cantare 'Il valzer del moscerino' assieme a tutti i bambini del mondo. Ma non è possibile…" Mi fa lui tutto ammosciato. "Come mai?" - "Be, sai, è che hanno tanto da fare… devono andare alla guerra, lavorare dodici ore al giorno… per non dire delle cose orribili che gli fanno fare." - "E allora?" - "Manderò all'Unesco un'energica nota di protesta!" - "E se non ti filano?" - "Be…gli sequestro quello spendaccione di Babbo Natale per i prossimi diec'anni e mando in crisi Wall Street. O lo dirotto nel Dafur?" - (Mi sa che l'aria di Napoli nun Gli fa bene. E se lo mandassi in Vaticano? A lezione di Deutsch da Papa Ratzinger?) "Hmm… l'idea mi piace. Però ora facciamo i bravi. Su scendi… preghierina e a nanna". Facendo a montagne russe, tra qualche ahi, ahi! (aghi di pino sul sederino) il Bambinello s'infilò diritto, diritto nella rustica cuna (che mira!). Bene, sta ronfando.
E ora… a me! Fiumi di champagne! Vertiginosi giri di valzer! Brindiam, godiam tra lieti calici a questo Neue Jahr 2008! (Chissà che non ci porti qualcosa di buono).

Brillantinamente Vostra

28.11.2007
Gaudeamus cum pueri simphonici

Gentilissimi,
quale novembre canterino per la nostra Comunità! Tra la rassegna dei cori lussignana e la manifestazione umaghese Canti,suoni e voci degli italiani, d'Istria, Fiume e Dalmazia» c'è stato un dispiego di forze canore e strumentali davvero imponente e incoraggiante. Eventi di successo sotto tutti i profili che per l'ennesima volta hanno evidenziato la grande vitalità e ricchezza culturale e musicale di base della CNI che rappresenta un bene prezioso (non scontato), un veicolo di trasmissione e consolidamento della nostra cultura e tradizione, come pure un momento di grandissima coesione comunitaria. In queste liete feste di casa nostra le sedi comunitarie straripano di pubblico e di esecutori facendoci sentire più vicini, più forti e fiduciosi. Insomma, cantare fa bene alla nostra anima, alla nostra identità ed al nostro comunitario esistere.
Tuttavia, mi permetto un piccolo suggerimento: al variegato repertorio delle nostre brave corali andrebbe aggiunto pure quello del Rinascimento, fortemente vincolato alla Grande Cultura squisitamente italiana, agli Eccelsi Musici del Quattrocento, Cinquecento quali Luca Marenzio, Carlo Gesualdo da Venosa, Giovanni Pierluigi da Palestrina e altri. Un repertorio fondamentale che inevitabilmente determina un salto di qualità e senza il quale non si può parlare di autentica cultura corale. Ma le sfide sono il sale della vita!
In occasione della Giornata degli artisti premiati a Istria Nobilissima 2006/2007, tra tante letture e saggi letterari, è stata offerta pure una fuggevole visione della creatività musicale in seno alla CNI. Possiamo pure comprendere che il segmento musicale (composizione), come si presenta al momento attuale, non possa interessare più di tanto; e cioè svincolato da riferimenti letterari e visivi dei poeti e pittori connazionali e in quanto tale non portatore di una valenza identitaria. Una virata decisiva nel senso di una specificità musicale nostra può provenire unicamente dalla riformulazione delle norme di Istria Nobilissima inerenti la categoria musica, norme che implichino l’uso di testi poetici nostrani, di temi dei grandi compositori istriani del passato e di motivi pittorici degli artisti della CNI. Luigi Donorà, illustre compositore di origini dignanesi - che però con Istria Nobilissima non c’entra nulla - l’ha già fatto; Con il ciclo di liriche “Fiori de lata”, con il brano strumentale “Là dove il Quarnero”, tramite le liriche per canto e pianoforte su testi della Forlani, di Scotti, e di Schiavato; autentiche piccole gemme degne di entrare nel repertorio internazionale della musica da camera. E’ questione di “visione”. La “veggenza”, la lungimiranza sono carismi particolari.
Ah, ma non dimentichiamoci il 125 esimo della dipartita di Wagner! La Scala il 7 dicembre metterà in scena il “Tristano e Isotta”. C’è stato anche a Zagabria, ma a Fiume Tristano non ci sarà. Definitivamente. Perché “non ci sta”, non ci sta proprio. Non che sia ingrassato; è che il Teatro “ mi si è ristretto”. O meglio, la “fossa” ( termine emblematico eh?) orchestrale. L’hanno tagliata, a fette; durante l’ultima ristruttazione. Per fare posto alla “rotativa”, cioè alla scena rotante. E hanno detto: “Chi s’è visto, s’e’ visto. Chi ha avuto, ha avuto; quelli della fossa (e hanno fatto le corna) si arrangino. E anche Wagner, che il Reno se lo porti!”. E così ci hanno salvato per sempre dalle invasioni barbariche delle orchestrone teutoniche di quel megalomane di Bayreuth. (“Adieu, adieu, mon chere Tristan!) Ma una soluzione ci sarebbe e si chiama “soluzione stratificata”, o “ingegneria spaziale-acrobatica”. Dunque, mettiamo i secondi violini a cavalcioni dei primi, le viole a cavalcioni dei violoncelli, i flautisti si possono accomodare sull’apertura a tazza delle tube nibelunghe, quando non “tuonano”. Quando invece devono “tubare”, i flautisti si aggrappino sul bordo del proscenio con il flauto tra i denti, in posizione fetale, in apnea (con gran giovamento dei bicipiti e del diaframma. Poi possono riatterrare. Sulla tazza. De-li-ca-ta-men-te! Altrimenti potrebbero ‘ostruire’ le tube e strozzare i tubisti). E voilà, il problema è risolto!
Ma “l’Olandese volante” ci starebbe di sicuro! Prima di tutto perché l’orchestra teutonica del giovane Wagner è numericamente rarefatta; secondo, essendo “volante”, l’Olandese svolazzerebbe appunto per il teatro (come il fantasma dell’Opera) senza occupare nemmeno un millimetro cubo di scena, dietro che le cui quinte, alla bisogna, si potrebbero collocare i secondi violini ( che comunque – zumpazumpa- non servono a niente.)
Ma che ce ne può importa di Wagner! Noi si aspetta “spasmodicamente” “L’ape Maja” di Bruni Bjelinski,!, premiere d’opera per l’infanzia che rientra nel segmento educativo del Teatro fiumano! (Pregasi portare seco pomata antipuntura! Poi ne riparliamo.)

Insetticidamente Vostra

31.10.2007
Gaudeamus cum pueri simphonici

Gentilissimi,
in questo dolce autunno ottobrino, miracolosa sinfonia di colori-luci ed ombre, è successo il miracolo! In città di San Vito, dopo anni di carestia e digiuno è accaduta la primavera… musicale! Dunque; dieci spettacoli lirici (la metà di quelli che si davano nell'arco di tutta una stagione negli ultimi quattro anni), due concerti sinfonici, due concerti da camera più un corollario di eventi minori. Mai perdere la virtù della speranza!
Il bello è che i giovani in questo ottobre l'hanno quasi fatta da padrone! Intanto il concerto al Fenice della stupenda Orchestra sinfonica giovanile della Westfalia-Reno settentrionale (vivaio della Filarmonica di Berlino e di altre importanti orchestre europee); poscia, l'ammirevole concerto del Quartetto d'archi dell'Accademia di Musica di Zagabria con alcune delle più raffinate e alte pagine dell'Ottocento cameristico (alla CI!); infine la strepitosa serata con i giovani concertisti accompagnati dai Solisti Zagabresi al Palazzo del Governo. Una crema musicale giovane che nulla ha da invidiare a quella degli altri paesi europei. Anzi.
Altro motivo di viva soddisfazione è il prossimo allestimento all'Ivan de Zajc – per la prima volta, sulla scia delle politiche educative dei grandi teatri – dell'opera per l'infanzia "L'ape Maja" di quel mago della fantasia che è Bruno Bjelinski. Ciò segna l'inizio di un dialogo musicale con i più piccini per far comprendere loro come i sentimenti e le circostanze della vita possano essere espressi (inducendo alla riflessione e risvegliando canali interiori sopiti) con i suoni e con la voce.
Va rilevato che il lavoro educativo nei confronti dei giovani di molti ed importanti teatri europei (Vienna, Milano, Strasburgo, Regio di Parma…), rappresenta una costante nella loro politica di programmazione tanto da dedicare agli spettatori giovani cicli lirici e sinfonici appositamente pensati per loro. Particolarmente interessante è l'iniziativa (edizione quarta) promossa dall'Ateneo Roma Tre, tesa a diffondere la cultura musicale ed a dare spazio ai giovani musicisti di talento. Il progetto, inaugurato nei giorni scorsi, consiste in una stagione di quindici concerti da camera e sinfonici gratuiti che si terranno presso il Teatro Palladium e l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università romana, che da due anni dispone pure di un'orchestra propria. Iniziativa di divulgazione musicale non certo unica in un paese come l'Italia, che comunque finora, ha fatto troppo poco per dire ai giovani: "Guardate, c'è anche la Grande Musica". Estremamente interessato al dialogo con i ragazzi – e non è il solo dei grandi musicisti d'oggi – è pure Uto Ughi che durante i concerti, microfono alla mano, spiega al pubblico la musica (recentissimo il suo recital al Petruzzelli di Bari). "I giovani hanno bisogno di artisti che comunichino bene con loro e sappiano risvegliare il loro interesse per la musica classica. Oggi che la televisione ha reso tutto più banale e più frivolo bisogna conquistare i giovani con la simpatia umana e… svelare i misteri delle partiture", ha dichiarato il grande violinista italiano.
Ma veniamo a Papa Benedetto XVI. A volte mi chiedo se questo pontefix teologo-musicista rimarrà nella storia più per il suo sistematico e audace confronto, analisi, ribaltamento e rilettura in chiave cristiana di tutti i quesiti e problemi più gravi e scottanti dell'uomo e del nostro tempo, oppure per la promozione della musica sacra (e direi "semiriforma" della musica liturgica) che Egli involontariamente sta compiendo. Dove va non sono che musiche e canti da Settimo Cielo. Il mese scorso a Vienna alla cattedrale di S. Stefano lo hanno accolto "come un Papa"; Haydn, Bruckner ecc. con un'orchestra, un coro, un'interpretazione stile "non plus ultra". Indi alla Konzerthaus, Mozart. Ed Egli che si crogiolava. Al Festival di Musica ed Arte Sacra ottobrino a Roma Gli hanno dedicato tre dei quattro concerti e composto appositamente la messa "Tu es Petrus". Sabato scorso Benedetto XVI nell'Aula Paolo VI ha assistito alla IX sinfonia di Beethoven con l'Orchestra Sinfonica e il Coro della Radio Bavarese. "Il travolgente sentimento di gioia trasformato qui in musica - ha spiegato il Pontefice - non è qualcosa di leggero e di superficiale: è un sentimento conquistato con fatica, superando il vuoto interno di chi dalla sordità era stato spinto nell'isolamento; le quinte vuote all'inizio del primo movimento e l'irrompere ripetuto di un'atmosfera cupa ne sono l'espressione. La IX sinfonia è un capolavoro imponente che appartiene al patrimonio universale dell'umanità e suscita sempre di nuovo la mia meraviglia". A proposito dell'eccelsa esecuzione ha sottolineato che essa "riecheggerà ancora per molto tempo nel mio intimo e mi resterà nella memoria come un regalo particolare".
A volte quando tiene Messa mi viene il sospetto che quasi quasi Gli venga la voglia di scappare in Cantoria; scommetto che ha provato tutti e quattro (cinque?) gli organi di S. Pietro. Magari di nascosto.

26.9.2007
De gustibus obscenis
et de gloriis futuris

Gentilissimi,
l'estate se n’è andata e con essa le calure, i suoi clangori...ed i suoi "suonatori di strada". Per modo di dire. Perché i nostri musicanti urbani non sono come quei menestrelli che si possono incontrare sui vecchi ponti di Praga, nelle calli di Montmartre, per le strade della Alt Wien - complessini suggestivi di chitarra, fisarmonica, violino, contrabbasso, flauto ecc, con i loro repertori di evergreen o di vecchie canzoni locali - o nella metropolitana di Milano, dove l’orchestra da camera del Conservatorio teneva concerto per i tanti passanti e curiosi.
Da noi no; da noi, in Corso c’è il “tulum”, il tulum da discoteca; il "tulum che è un'istituzione; perché da noi vige la sacrosanta e la santasacra equazione einstainiana “fracasso = allegria”. Allegriaaa ! Allegriaaa ! Dunque, c’è un disgraziato alla chitarra elettrica, con tanto di amplificatori a 150 decibel, che ti violenta i timpani e la psiche dal polo nord al polo sud del Corso. Mettici i lavori in centrocittà (naturalmente bisogna farli in estate; quando sennò?!!) con le “mitragliatrici” pneumatiche, mettici il traffico, mettici la calura infernale...! Insomma, si salvi chi può ! Decisamente, dovrà passarci di acqua sotto i ponti dell'Eneo per superare la paleolitica mentalità del "tulum"!
Per non parlare della Perla del Quarnero!, della Nizza austriaca!, della Montecarlo dell’Adriatico!, della Regina di Saba (oops!), tutta fiocchetti, merletti, lungomare e parchetti viennesi... e, la sera, "impreziosita e valorizzata" con un sottofondo musicale da fiera paesana. Tra “ribarske noći“ a 500 decibel, e il “sublime“ repertorio delle terrazze abbaziane in prevaricante contrappunto con le musiche vivaldiane della Scena estiva, siamo veramente al massimo della „goduria“. Ma io mi chiedo, carissimi, un turista italiano, austriaco, tedesco, magari di una certa età e di un livello appena decente - inclusa la gente nostrana- , in che misura si riconosce nelle „nenie“ dalmuše o peggio nelle involute cacofonie delle „stars“ nazionali croate? Dico, almeno in certi ambienti un repertorio più variato, più internazionale, anche più classico, di un certo livello ce lo potremmo aspettare. Eh, ce ne vorrà di tempo per affinare i gusti ed i criteri musicali.
Ma non è il caso di disperare!; infatti in questo paesaggio di desolazione, in questa brughiera di ottusità spirituale, in questo mare di miseranda grossolanità (novella emula di Geremia, tsh!), un certo conforto ci viene dalla trascorsa seconda edizione del Festival di Musica da Camera di Fiume (genere totalmente ignorato nelle Notti estive fiumane) che ha offerto non solo nomi di valenti musicisti stranieri, ma ha pure messo in luce le giovani forze nostrane rivelatesi non inferiori rispetto ai colleghi esteri e regolarmente seguite con massima attenzione da un numeroso pubblico.
Un altro raggio di luce e di vita (!) ci viene pure dal quel Faro di Cultura (così almeno dovrebbe essere) che si appella Teatro NC Ivan de Zajc, il quale dopo quattro anni di esperimenti lirici moderni disgraziati (e costosissimi) e di frustrante mutismo sinfonico, "sta risorgendo dalle ceneri come una Fenice"! Sostituito il Capitano pure la rotta si sta invertendo; e di trecentosessanta gradi. Amen.
Dunque; quattro prime d'opera, sei concerti sinfonici, i concerti d'occasione, due balletti, tra i quali due "classici", (Romeo e Giulietta e il Mandarino meraviglioso) dopo un quadriennio di danza limitata al repertorio moderno, il quale di certo non ha determinato una crescita nel Corpo di ballo. Era ora. Tutto sommato un programma – nell'ambito delle nostre possibilità – del tutto rispettabile che si spera, riporterà al recupero di quella e considerazione e reputazione delle quali il Teatrale NAZIONALE di Fiume quasi sempre ha goduto.

Speranzosamente Vostra

27.6.2007
De significatio de delectationis

Cari Lettori, Nel corso di quest'anno, nelle nostre amene paginette dedicate alla Musica, abbiamo voluto indagare sulla vitalità, varietà, quantità e qualità dell’attività musicale in seno alle CI di una discreta parte dell’Istria (ovviamente si continua l’anno prossimo) e quanto abbiamo avuto occasione di appurare, ci ha lasciato senza parole, anzi a volte a bocca aperta!, dallo stupore. La laboriosità e passione musicale delle varie cellule locali del nostro organismo minoritario ha superato le nostre aspettative.
Corsi di pianoforte nella piccola Momiamo, cori che addirittura rappresentano le uniche formazione vocali del luogo e svolgono un ruolo di primo piano in tutte le occasioni ufficiali oltre a rappresentare un collante fondamentale con i cittadini della maggioranza; orchestre di fiati composte da giovani che pure espletano un preciso ruolo sociale; formazioni vocali da camera giovanili e meno, cori di qualità che si muovono, che partecipano a rassegne significative a livello regionale, che fanno dei minitours artistici; minicantanti spigliati che covano progetti ambiziosi e che si sono fatti conoscere pure a livello nazionale (il formidabile coretto di Albona); le nostre mandolinistiche... Senza contare i corsi di pianoforte, chitarra, flauto del Centro studi musica classica di Verteneglio, Pola e Fiume, (alcuni allievi hanno conquistato premi nientemeno che a competizioni di musica nazionali!) Il tutto affidato alla perizia di qualificati e pazienti maestri.
Ed e’ proprio questo amore di base per le sette note presente nelle nostre CI - al di là della cultura istituzionalizzata (Istria Nobilissima, Cenacolo...) - la nostra grande e “seminascosta” ricchezza musicale! che sta ad indicare la chiara inclinazione per la Musica da parte della nostra popolazione minoritaria! Proviamo ad immaginare per un solo momento la vita del GNI senza l’attività di cui sopra. Che incubo! Che mortorio! Semplicemente inimmaginabile.
Non sottovalutiamo le attività amatoriali, esse sono segno e indice di molteplici dimensioni. Stanno ad indicare le inclinazioni, l’interesse, il grado di sensibilità per il bello e di acculturazione di un popolo, di una comunità. Esse vanno a costituire quell’atmosfera, quel certo clima, quel humus culturale indispensabile dal quale poi scaturiscono i singoli talenti, i futuri artisti. L’istruzione non basta, le informazioni non sono sufficienti per formare la persona; ci vuole l’educazione ai valori, ci vuole un certo modus vivendi. In fondo anche il più sperduto dei paesi del Terzo Mondo (con tutto il rispetto s’intende, dal momento che ne facciamo parte anche noi) ha i suoi due-tre laureati a Cambridge; il livello medio di civiltà di una nazione è invece un altro paio di maniche.
Ricordo di aver sentito anni fa alla Cattedrale di Veglia un’orchestra da camera d’archi austriaca composta da professionisti che nel tempo libero facevano musica. Se non me l’avessero detto, mai e poi mai avrei pensato si trattasse di dilettanti.
Nel caso specifico i nostri bravi musicisti per diletto (non dimentichiamo che ci vuole applicazione, pazienza, orecchio, conoscenza della tecnica strumentale, della teoria musicale ecc.) tramandano il nostro patrimonio musicale popolare, confermano e rafforzano la nostra identità, facendo in tal modo pure... “politica”. Senza contare le soddisfazioni personali, il piacere di stare insieme, di colorarsi la vita, di essere, nel piccolo, dei creatori; di vedere i ragazzi impegnati in progetti nei quali si sentono realizzati, invece di limitarsi a fare i “ganzi”- o, meglio, le amebe, eternamente incomprese ed insoddisfatte, quando non distruttive - nei “kafići-barići e diskači”.
Certo, la parola scritta è la parola scritta; ma pure la nota sul pentagramma non è da meno. Prova ne sia La Batana, canzone emblema della gente rovignese e della sua antica civiltà marinara che senza cedimenti di sorta resiste da cent’anni a questa parte! Taanti auguurii a teee....!!

Ineguagliabilmente Vostra

30.5.2007
De Musica ut vehiculum culturae

Cari lettori,
Anche quest'anno, - "im wunderschonen Monat Mai, Als alle Knospen sprangen", ossia "nel meraviglioso mese di maggio, quando ogni bocciolo è in fiore" (in città un po' meno), come canta Schumann nel suo ciclo di liriche da camera Dichterliebe (Amor di poeta) su versi di Heine - si è compiuto il rito di Istria Nobilissima, "termometro" della febbrilità creativa e artistica del nostro piccolo mondo comunitario, oltre che veicolo di aggregazione dei suoi membri in un ambito culturale certamente dignitoso.
Nella categoria della più sublime delle arti, la Musica, manco a dirlo, possiamo diagnosticare a livello esecutivo, anche in quest'edizione, una inconfutabile vitalità, un battito cardiaco regolare e sull'"allegro vivace", una pressione sanguigna sanamente alterata (specie negli acuti, nei gorgheggi, come nei passaggi virtuosistici iberici sulle quattro corde o nei tempi veloci) che rientra nella normalità non appena si è felicemente superato il patema tecnico e d'animo. Un quadro clinico soddisfacente che ha avuto come risultanza un brillante e "spagnoleggiante" (Sarasate) primo premio, (olè!), un bel secondo canterino ed una dignitosissima menzione ad un trio pianistico molto affiatato.
Abbiamo riscontrato invece una leggera anemia nel campo della saggistica, dovuta non a carenza di alimenti (conoscenze), quando piuttosto a una scintilla creativa un po' …flebile, un po'… annacquata. Come terapia consigliamo qualche buon bicchiere di vino rosso, "sardele" (il fosforo fa bene alle cervella) ed un estro intellettuale più …sanguigno (i salassi sono tassativamente proibiti). Ciononostante ci è scappato un bel Premio promozione che darà tanta felicità ai "rouvignesi", ai remadori di batane e ai cantadori di bitinade. (Si vede che mangiano tante sardele).
E arriviamo, ai compositori!, all'alta aristocrazia tra i musici. Per il diletto di molti, il pennello e la penna sono di gran lunga più accessibili dell'ostico pentagramma. Per duellare con le "cinque righe" si necessita di talenti (per es. l'immaginazione musicale, ossia la capacità di pensare ed esprimersi per suoni) e cognignizioni (di faticoso e lungo apprendimento) affatto particolari; e da qui l'esiguità numerica dell'"eletta schiera" ("eletta", nella misura in cui se la meritano ovviamente). Li possiamo contare sulle dita di una sola mano i compositori connazionali. Quest'anno è pervenuta un'unica composizione e non ricordiamo una messe quantitativamente così magra. (Sarebbe interessante indagare sui motivi di questo diminuito interesse per la categoria in questione). Tuttavia, "poco, ma bon". Il brano in questione, per la fantasiosa narrazione si è guadagnato il secondo posto; e si "spera" (anche se la cosa dovrebbe essere pacifica) che verrà pure eseguito e pubblicato.
Certo è che la maggior parte delle composizioni di Istria Nobilissima hanno quasi sempre un carattere spiccatamente “generico”, “univesale”, mentre invece dovrebbero palesare – anche in considerazione dell’omologante globalizzazione - le distintive peculiarità del Nostro essere culturale. Per ottenere ciò i nostri virtuosi del pentagramma dovrebbero attingere alle suggestioni poetiche, pittoriche, musicali dei Nostri artisti. Esistono concorsi per la composizione che esigono l'uso di temi musicali (anche popolari) di un certo ethnos, appunto per far veicolare tramite la musica una certa cultura. Quanto possa la musica in questo ambito ce lo ricordano per es. i celeberrimi Quadri di un'esposizione di Mussorgski, le caterve di variazioni su temi popolari o comunque di brani musicali che hanno divulgato e fatto amare in tutto il mondo il patrimonio musicale e culturale di questo o quell'altro popolo (Brahms, Dvorak, Bartok, Liszt… ), per non parlare delle raccolte di lied, di chansonnes, di liriche da camera su versi dei più grandi poeti europei (Baudelaire, Heine, Goethe, Hoffmanstahl, D'Annunzio, Carducci….). A tale scopo - come già trattato su queste pagine - bisognerebbe riformulare in maniera importante il bando di concorso di Istria Nobilissima per quel che concerne le disposizioni della Categoria Musica. E sono certa che una chiara svolta nel senso per noi più conveniente del termine non verrebbe a mancare.

Nobilissimamente (ehm,ehm) Vostra

25.4.2007
«De Tosca movimentorum
et de idolatria registorum»

Gentilissimi!
Habemus Toscam ! E quale Tosca ! La più movimentata che si ricordi nella storia del Teatro di Fiume! Sulla scena tutto viveva, tutto si muoveva, tutto partecipava al vortice di questo dramma di passione ed iniquità, di iniquità e di passione: personaggi, colonne, cancelli, impalcature, statue...! Mi son chiesta: ma Frey sta facendo le magie? Ha ingaggiato un ghostbuster?! “Madonna santissima! - esclamai, “Qui ci vuole l’esorcista!”, e proprio in quel momento da dietro le quinte schizzò a velocità supersonica la statua della Vergine compiendo delle sfrenate evoluzioni in stile go kart intorno a Cavaradossi, che terrorizzato e impalato come una statua (per modo di dire) cercava di non farsi investire da qualche colonna di formula uno o dalla Madonna ballerina; quando improvvisamente intravvidi, che dietro ad ogni colonna, (che scivolava su almeno quattro rotelle), c’era un figuro che spingeva a passeggio per la scena gli elementi architettonici sopraelencati di Sant’Andrea della Valle (eh, già! Che senso avrebbe avuto il primo atto senza i balletti di cui sopra?). Insomma, matematicando: dieci colonne volte (X) almeno quattro rotelle ciascuna, spinte da altrettanti esseri umani, più megaimpalcatura, statua, cancello con relative rotelle e persone fisiche (nascoste dietroalla meno peggio) per un totale di almeno 75 elementi di disturbo. A occhi chiusi ti sembrava di stare alla Stazione Centrale di Milano. E tu vatti a godere certe sottili e poetiche trame pucciniane!
Poi, c’è stato il conclave (la processioni col Santissimo non va più di moda; neanche nella Tosca. A proposito, cos’è il Santissimo? Booh??). A Sant’Andrea della Valle. Perché papa Ratzinger ha sentenziato: “Finché io fifere, nein alter Pontefix ! Ite a conclavare in San Paolo Fuori le Mura...o ad Avignone.” Ma i porporati son corsi tutti a Sant’Andrea della Valle (perché così hanno deciso Puccini, Frey e l’ambasciatore Grafini) e nervosissimi si sono messi a passeggiare su e giù, giù e su, non potendo trovare raccordo. (I cardinali della Padania e quelli dell’Ulivo se le dicevano alla grande, mentre Ruini tentana di metterci una buona parola).
Alla fine decisero, Deo gratias!, d’intonare il Te Deum; e lo Spirito Sanctus scese immediatamente su di loro, sotto forma di lustrini di carnevale (“Sofisticato” effetto speciale.) A corona di tutto siamo stati accecati dalla Luce Divina ( riflettori tipo Gestapo), come S. Paolo sulla via di Damasco.
Beh! Non c’è niente da fare; i registi, scenografi, costumisti sono convinti che siccome prendono dei belli cachet, debbano lavorare sodo. E allora poveri noi! Inoltre, anzi prima di tutto, dopo la dittatura delle primadonne, seguita dalla mitologia dei direttori d’orchestra, ora navighiamo nell’era dell’idolatria dei registi. I monseigneures registi, in genere, sono convinti che - se sulle "miserabili" partiture di Verdi, Puccini, Wagner & company non ci sferruzzano le loro reinterpretazioni e "visioni" politiche, psicoanalitiche, antropologiche, sociologiche, postmoderne, pornografiche, ecc. – non accorgendosi che la musica sintetizza e riassume tutto questo e quant'altro altro non definibile a parole, il melodramma sia da buttare.
Una volta la Callas sbrigativamete disse a proposito di un regista: “Quello non capisce niente, si butti dalla finestra”. Dovessero seguire il suo consiglio, il suicidio dei registi sarebbe un fenomeno di massa.
Ma finiamola in gloria! Benedetto XVI ha festeggiato i suoi primi ottant'anni (alla faccia dei conclavanti i cui sopra) a suon di musica; tant'è vero che nella Sala Paolo VI la fantastica Orchestra Sinfonica di Stoccarda Gli ha suonato brani di Mozart, Dvorak e Gabrieli. Infine il Pontefice ha ringraziato Dio per il dono della musica e la sua famiglia per avervelo fatto accostare. "Una presenza fedele che mi accompagna tutta la vita donandomi serenità, gioia e conforto".

Agiatamente (!) Vostra

28.3.2007
De praedictionis et de futurus gloriosus

Gentilissimi,
ho fatto un sogno; o meglio ho vissuto oniricamente una… “profezia retrospettiva”; nel senso che ho visto qualcosa che sarebbe dovuta succedere l’anno scorso, che non è successa ma che comunque, un bel dì, succederà! (Non so se ho reso l’idea).
Dunque, ero l’oracolo di Delfi (anche se in realtà stavo sulla cima del Monte Maggiore e guardavo tutti dall’alto in basso) e con aria ispirata osservavo la lussureggiante costa liburnica, quando ad un tratto!, a livello del loco di Tarsatica vidi un gran polverone! “Saranno Asterix e Obelix che si "patuffano" con le legioni romane?” mi chiesi. Nix Asterix. Erano i potentati, i sapienti, i musici del loco che “a suon” di cazzotti e gomitate si contendevano il primato per i festeggiamenti del Centesimo anniversario della Società di Concerti (la lingua batte dove il dente duole)! I maggiorenti che tenevano la “scarsella” strillavano a più non posso: ”Tre milioni di sesterzi!...No! Sei milioni di sesterzi!...Dieci milioniiii!!!" Un , due, tre. Aggiudicato! Sentenziava con gran dignità il paludato prefetto Ober(super)snellex. I musicologi del Centro di ricerche musicali di Tarsatica (che non esiste ancora ma che “prevedo”, esisterà) facevano a calci e pugni per l’allestimento di una maxi mostra. ”La faccio io! Tridimensionale e con le installazioni!! - Zitto tu (gomitata nello stomaco) che non capisci un cacchius! La faccio io. A quattro dimensioni e con la fotosintesi clorofilliana. Sic!”. “Il catalogo in cinquemila papiri lo curo io!”, rivendicava con bile un terzo. “Giù le zampe dal catalogo. Zeus me l’ha dato e guai a chi me lo tocca!”, ruggiva il quartus. Bernardinx Modrix sbraitava inferocito, battendo i pugni contro il muro dell'Aula consigliare: "Voglio fare un documentario di tre ore in cinemascopeee!". Madamigella Matoševix gorgheggiava: "Dieci concerti! Dieci concerti-i-i-iiiiiiii!", mentre Madonna Manix Gotovax, con voce sepolcrale, braccia protese agli dei, declamava in estasi: "Nooo! Nooooo! Quindici sinfonici, quin-di-ci con-cev-ti sin-fo-ni-ciii!". Aggiudicato! Sentenziava con sussiego il prefetto-governatore di Liburnia-Giapidia Marcus Aureus Comadicus, in toga e drappeggi purpurei. Dulcis in fundo; il dolce frutto di questo augusto e appassionato connubio delle scienze e delle arti, di questo…concepimento perfetto (mostra-catalogo-documentario, concerti), risultò un "non plus ultra"! Neanche i metropolitani della "metropoli" di Agram (che tutti verdi, si mangiavano le mani) avrebbero fatto di meglio!
Intervallo pubblicitario. Visione prophetica secunda.
L'ufficio concerti (addetto pure ai panem et circenses estivi) - abolito a suo tempo dal prefetto Gloriosus Linix - era stato ripristinato, ed era tutto un gran organizzare, coordinare di concerti, di cicli da camera, un via vai di bardi, cantastorie, contastorie, trovatori e trovieri tra i più illustri di Roma e provincie, quali Brutos Ughis, Mischa Topolinius Maisky, Radus Lupus, Mstslv Rostropovix ecc. Insomma i bei tempi erano tornati, e d'estate nel castrum (in Citavecia), si tenevano le Olimpiadi musicali romane interprovinciali (leggi internazionali).
Intervallo pubblicitario secundo; sogno prophetico tertio.
Alle SEI - che al tempo di Roma erano della minoranza italiana (i romani erano la maggioranza) - avevano tagliato la corrente elettrica (bollette non pagate), per cui i karaoke non funzionavano più, per cui le paidagoghe contrariate - facendo di necessitade virtude - avevano rispolverato gli strumentini demodé e ragnatelosi e tutti i pueri cantavano "Fra Martino campanaro" (canto avveniristico in odore di eresia), accompagnati dai flautini e dai triangolini che al punto giusto del canto sospetto facevano "din, don, dan". Al quale si aggiungeva il lascivo refrain madrigalesco "don-don-don diri-diri-don-don-don", di Madona mia cara di Orlandus de Lassus (che fa: "madona mia cara mi volere canzon/ cantar sotto finestra lance bon compagnon…mi ti portar becazze grosse come rognon…don.don don ecc"), eseguito goliardicamente dai cori riuniti delle SMSI di Histria e Tarsatica (i quali ogni tanto si volavano a bordo di velivoli leonardeschi nelle provincie canadesi e australiane di Roma a tener concerto alla diaspora juliano-liburnica. E ci facevano pure i CD su tavolette di argilla. Insomma, erano pueri de mondo e globalizzati).
E tutto l'aere era jucundo e pieno di din don e di campanelle che crescevano ..crescevano… e diventavano enooormi come quelle di Notre Dame… e il Gobbo suonava, suonava… e io volavo, volavo (ooh! ooh!) e nel Mare Nostrum precipitavo… e con un tuffo mi svegliavo… Fine (ingloriosa) di gloriose visioni prophetiche con relativo atterraggio nella grigia realtà.
Realtà opaca che invero è stata "infranta", dal bailamme dei "I Glembaj", (non ebbi cuore né timpani di sorbirmi quasi tre ore continuate di pop-rock microfonato fino al parossismo), permeato di abusata satira sociale che si pretenderebbe originale, mentre in pentola stanno bollendo i preparativi della attesa Tosca, con la "disinvolta" Francesca Patanè (ultimamente, discinta Salomè all'Opera di Roma) e, la regia (facciamo gli scongiuri) di Zlatar Frey. Binomio alla nitroglicerina. (Avremo una Tosca in tanga?). Chi vivrà vedrà; e forse, sopravviverà.

Sibillinamente Vostra