I nostri commenti


Orlanderie
di Orlando Rivetti

16. 1.2008
Ivanković ha mostrato i denti

9. 1.2008
Donne, buoi e... calciatori istriani

19.12.2007
Il Kvarner nelle sabbie mobili

12.12.2007
Il Rijeka un'incognita

5.12.2007
Ottimismo senza confini

28.11.2007
Il Rijeka a due volti

14.11.2007
Arbitri nello stagno

8.11.2007
Bebek e l'incontro con i sogni

31.10.2007
Šivolija nella Chicago del grande Sergo

24.10.2007
Giochi di corruzione

10.10.2007
Il Rijeka dei legionari

3.10.2007
Maksimir una selva proibita

26. 9.2007
Il lenzuolo grigio
di Cantrida

19. 9.2007
Dalić e la...
frittata di Sebenico

12. 9.2007
Repeša non si tocca

5. 9.2007
Il basket nel DNA

29. 8.2007
La... legione straniera di Dalić

22. 8.2007
Allenatori all'ergastolo

8. 8.2007
Croazia, ultima spiaggia

1. 8.2007
Cantrida scopre... Nino Bule

25. 7.2007
Basket croato
in cerca di riscatto

18. 7.2007
Pino Glažar
messo alla porta

11. 7.2007
Arbitri nell'occhio
del ciclone

4. 7.2007
Il paradiso sul Rogla

27. 6.2007
Il ritorno del dottor Matovinović

20. 6.2007
Obersnel nella burrasca greca

13. 6.2007
Djedović e Blažek dirigenti da cacciare

6. 6.2007
Bilić a caccia della volpe Hiddink

30. 5.2007
Il Rijeka una minestra riscaldata

23. 5.2007
Koljanin e Kuže sul rogo

16. 5.2007
Sharbini in... svendita

9. 5.2007
Il Rijeka ha seminato vento...

2. 5.2007
Elvis Scoria, il Re di Coppe

25. 4.2007
Marković (non)
ha beffato Sanader

18. 4.2007
Cantrida nella confusione totale

11. 4.2007
Il Rijeka ha toccato fondo

4. 4.2007
L'Auriga «croato»

28. 3.2007
Cantrida, è tempo di baldoria

21. 3.2007
Bilić «si mangia» la Macedonia

14. 3.2007
Cantrida come il... circo Orfei

7. 3.2007
Il basket fiumano è risuscitato

28. 2.2007
Gračan sulla panchina sbagliata

21. 2.2007
Arbitri da quattro soldi

14. 2.2007
I fiumani della Dinamo

7. 2.2007
Allarme hooligan anche in Croazia

31. 1.2007
Ivanov nuova punta di diamante

24. 1.2007
Salvagente per lo Zamet

17. 1.2007
Rijeka in piena emergenza

10. 1.2007
Il Ragno di Spalato ha chiuso la favola

3. 1.2007
Un anno di vacche magre

16.1.2008
Ivanković ha mostrato i denti

Zdravko Mamić, “leone” nella “giungla Maksimir” (e in Croazia), è rimasto piuttosto sorpreso (?) delle dimissioni del suo allenatore Branko Ivanković. Di professione “magnafogo” (di allenatori) Mamić è andato su tutte le furie dopo la sconfitta subita ad opera dell’Hajduk nella semifinale (con tanto di rissa da saloon Far West) del campionato nazionale di calcetto. In perfetto stile Mamić, senza peli sulla lingua e il minimo buon gusto, si è abbattuto come un ciclone su Ivanković ed il suo vice Rajko Magić. Una pioggia di offese per la sconfitta in uno sport che ha poco a che vedere con il calcio vero. Anzi, bisognerebbe proprio proibirlo ai professionisti del pallone malgrado i 5.000 spettatori presenti in tribuna. Mamić ha fatto un dramma per una partita persa in un torneo da circo e tutto questo soltanto per un motivo: il vicepresidente esecutivo della Dinamo è un toro che nell’Hajduk vede – rosso! Perdendo poi puntualmente le staffe.
Branko Ivanković è un allenatore - professore - con “gesso e lavagna”. Collaboratore di Miroslav Blažević ai Mondiali di Francia ha mietuto successi come selezionatore dell’Iran. Alla Dinamo dal 6 novembre 2006 ha subito solo sette sconfitte in 59 incontri ufficiali. Non è riuscito a sfondare in Europa (Coppa Uefa) dopo aver fallito l’obiettivo Champions League, ma a sentire Mamić nonostante tutto quello tra le due parti sembrava un... matrimonio ideale. Tutto falso, con Ivanković che ha colto la palla al balzo. Si è scrollato di dosso tutte le offese, dimettendosi e lasciando nell’occasione una paga mensile di 20.000 euro. Sul denaro ha prevalso la dignità professionale e di uomo di carattere. Succede di rado nel nostro caotico campionato. Per molto meno denaro lo aveva fatto Elvis Scoria con Robert Ježić due anni or sono a Cantrida.
Sarà Zvonimir Soldo il nuovo allenatore della Dinamo, al suo primo vero incarico dopo aver ultimato gli studi all’Accademia di Stoccarda. L’estate scorsa era sulla strada di Cantrida, ma non era interessato alla poltrona di direttore sportivo: lui voleva il campo da gioco, già promesso a Dalić. L’ex nazionale è entrato ora sulla scena croata dalla porta principale, quella del Maksimir. Soldo alla Dinamo, Jarni alla guida dell'Hajduk e Jurčić dello Slaven Belupo: sono tutti “figli” di Ćiro Blažević a Francia 98 e di quel terzo posto che difficilmente verrà raggiunto. Ćiro sta ancora cavalcando l’onda (Zagreb), a 74 anni. Dice di voler morire in – panchina. Non è l’unico... I suoi “figli” intanto gli stanno rubando la scena. Oltre al terzetto Jarni-Soldo-Jurčić nello staff della nazionale abbiamo infatti soltanto “uomini” di Blažević: Bilić, Asanović, Prosinečki, Jurčević e Mrmić. Nella nazionale Under 21 c’è invece Dražen Ladić. Sangue nuovo nel calcio croato che certamente porterà novità e un miglior livello qualitativo. Gente di nuove, moderne, idee. L’unico ostacolo sono però i – vari Mamić. Zdravko non è infatti l’unico mangiallenatori. Troppi i presidenti che di calcio se ne intendono poco o nulla, venuti dalla politica (leggi dal nulla !) in cerca di gloria e, perché non dirlo, – denaro. Il calcio è il loro veicolo verso lo status simbol, il contrario di quello che accade nel resto del mondo civile. Evidentemente cerchiamo troppo in uno stagno di rane, con nessuno che vuole gettare nemmeno un sasso. Ringraziamo percui Gesù di avere per lo meno una nazionale oltre ogni aspettativa...

9.1.2008
Donne, buoi e... calciatori istriani

Igor Pamić, simbolo calcistico di Gimino, ha militato in una decina di squadre segnando gol a palate. Attaccante di razza. È stato nella Dinamo di Zagabria, conta sette presenze in nazionale, ma mai nessuno lo ha voluto a Cantrida (?). "Andavano di moda i giocatori dell'est della Jugoslavia... Sinceramente, quella maglia del Rijeka mi manca nella collezione", si affacciava ieri Pamić alla finestra dei ricordi. Nello specchietto retrovisore mancano i gol di Cantrida.
Felice ieri Igor, il "Gigante di Gimino". I figli, Alen e Zvonko, nonché il nipote Sandi Križman, hanno firmato per il Rijeka. Quel Rijeka che mai l'ha voluto... Una giornata storica, comunque, per Igor. Ma anche per il Rijeka versione legione straniera in cui, assente Sharbini, l'unico prodotto del vivaio, la fascia di capitano va a Bule.
Giornata storica anche per Cantrida. Tanta gente, carta stampata ed emittenti radiotelevisive, per la presentazione di tre ragazzini. Una svolta. Finora a Cantrida arrivavano solo... dinosauri, sebbene con tanto di nome e cognome. Tipo Bobić, Krpan, Bolić... Ma sempre giocatori da rottamare! Pescati chissà dove (e perché) per allestire una squadra senza precisi criteri, per non parlare di politica sportiva.
L'arrivo dei due Pamić e Križman dovrebbe segnare una svolta. Al detto "donne e buoi dei paesi tuoi", va aggiunto anche calciatori istriani. Senza farina del tuo sacco (settore giovanile) e talenti giovani della regione, il Rijeka non ha un futuro. Ormai, in tutta Europa è da tempo aperta la caccia ai giovani talenti. Si pesca dal Sudamerica all'Africa... Mentre il Rijeka non vedeva oltre il Monte Maggiore. Manuel Pamić ha portato nelle casse fiumane 1.000.000 di euro dai Red Bull, aprendo gli occhi a tutti. Zlatko Dalić, l'allenatore manager, si è già guadagnato l'ingaggio annuale (100.000 euro più i premi per il piazzamento) creando il gioiello Manuel Pamić voluto da Giovanni Trapattoni, uno dei più grandi tecnici del mondo. Ricordo una visita a Torino nel 1993 quando Trapattoni portò Zoran Ban alla Juventus. Trap dopo l'allenamento rimaneva con Ban per il lavoro supplementare. Il fiumano giocò anche in Coppa dei Campioni (un gol a Mosca), ma Trapattoni alzò l'ancora da Torino e Ban finì a girare per l'Europa. Pamić è in buone mani nella città di Mozart.
Incontrai Trapattoni l'anno scorso in Austria. Parlammo a lungo. Si ricordava di Cantrida, quando nel 1980 guidava la Juventus in Coppa delle Coppe. Era la squadra di Zoff, Bettega, Furino, Causio... Dopo il risultato in bianco a Fiume, la Juventus a Torino vinse 2-0.
Il Rijeka ha riscoperto ieri la miniera d'oro: l'Istria! Pola, Albona, Rovigno, Parenzo... L'indirizzo giusto. Come ai tempi di Berislav Poldrugovac e Mladen Cukon, nonché Elvis Scoria. Gli albonesi Angelo Milevoj e Bruno Veselica. Mario Brnjac e Sergio Stemberga, Davor Radmanović e i fratelli Venier. Con i fratelli Pamić, figli d'arte, speriamo si sia aperto un nuovo capitolo nella storia del Rijeka e del calcio nella regione.

19.12.2007
Il Kvarner nelle sabbie mobili

Il Kvarner in 61 anni di storia non ha mai vinto una Coppa (Jugoslavia o Croazia). Due volte sconfitto in finale – con Lokomotiva (oggi Cibona) e Jugoplastika (Split), a Zagabria e Karlovac – ha scritto pagine di storia. Bei tempi di gloria cestistica fiumana. Oggi naviga in un mare in tempesta, stive allagate, marinai (giocatori) con l'acqua alla gola e ufficiali (dirigenti) in preda al panico. I fiumani, infatti, hanno subito una storica batosta negli ottavi di finale di Coppa Croazia. Eliminati dal Darda (A-2), squadra di un paese di 7.000 abitanti, con una palestra inadeguata, tanto che hanno fatto i padroni di casa a Beli Manastir.
Difesa di... burro (101 punti subiti), la squadra è andata alla deriva. Il presidente Darko Franić è invece andato su tutte le furie, duro con i giocatori. Costano molto, troppo, non rendono nulla. Saltata la panchina di Dražen Brajković la squadra è stata recentemente affidata al giovane Marko Strahinja. Che oltre a quello di allenatore deve svolgere anche il ruolo di... psicoterapeuta. Curare il malcontento dei giocatori causato dal ritardo nel pagamento degli stipendi. Storia vecchia in questo Kvarner che non riesce ad organizzare la società su solide basi finanziarie. L'obiettivo, il quarto posto che porta nella poule per il titolo, è sempre più lontano. Squadra (e società) sono nuovamente in un tunnel. Fenomeno ciclico, ormai. Una società senza programma, un via vai di giocatori ogni stagione, sembra una... stazione ferroviaria. Promesse non mantenute. Povero basket fiumano, come sei conciato.
Darko Franić, con i suoi collaboratori Valter Grbić, Zoran Oštrić e Senad Uzelac, sta andando di male in peggio. Ormai non sa più che pesci pigliare. Si ciba di ottimismo, per non preoccuparsi del fatto che la squadra lascia ampiamente a desiderare. La società è nelle sabbie mobili, tutti presi dal panico. Una squadra costosa costruita male. Brajković ha pagato il prezzo con l'esonero. Il nuovo coach Strahinja è tra l'incudine e il martello, giocatori e dirigenti.
Il presidente Franić ha annunciato le dimissioni in caso di un mancato approdo alla poule scudetto. Il credito è ormai diventato un debito. Questo Kvarner va ricostruito in tutti i suoi segmenti. Fa pena il gioco e di conseguenza l'ambiente al Palazzetto dello sport di Tersatto. Partite per pochi intimi e tanta tristezza.
Di ricordi non si può vivere. La ricca storia è però un obbligo per tutti. Franić deve assumersi le dovute responsabilità, trovare una via d'uscita, o farsi da parte. Non è tanto tragica la sconfitta di Darda quanto il fatto che all'orizzonte ci sono solo nubi plumbee.

12.12.2007
Il Rijeka un'incognita

A caval donato non si guarda in bocca. Nell’ultima gara di campionato della fase autunnale il Rijeka ha domato lo Šibenik con il classico 2-0. Novanta minuti, tutto sommato, inguardabili, al punto da far venir i crampi nello stomaco. A decidere la partita, contro un avversario a dir poco modesto, è stata la maggior qualità tecnica dei fiumani. Una vittoria che permette all’allenatore Zlatko Dalić di trovare sotto l’albero di Natale un bel secondo posto. Con una squadra costruita per tre quarti strada facendo, il risultato finale assume indubbiamente il contorno di un – successo. Anche se il valore reale di questa squadra resta comunque un’incognita, tutta da scoprire nella seconda fase di campionato.
Dopo il festival calcistico (4-0) con l’Hajduk nella nona giornata, il Rijeka ha continuato il suo cammino a singhiozzo. Sparito nell’occasione dalla scena anche il giovane Anas Sharbini. E, una volta spentasi la sua stella emergente, la squadra ha finito per perdere fantasia e geometria. Tirando avanti il carro coi muscoli. Trascinatore è diventato così quel Radomir Đalović (13 gol) che oltre a presentarsi regolarmente all’appuntamento con il gol, macina chilometri per tutto il campo. Come pure Ivanov, l’attaccante scoperto centrocampista e diventato spalla di Šafarić in fase di copertura. E’ proprio Šafarić il più grande rebus di questo nuovo Rijeka. Sta faticando parecchio ad impostare la manovra, pur trattandosi di un giocatore dai piedi vellutati. Anche nel suo caso il girone primaverile dovrà dare delle risposte ben precise. Se son rose fioriranno...
Attaccare in massa. È stata questa la filosofia di gioco di Dalić. Il tecnico ammette però che nella seconda parte del torneo cercherà il possesso palla con un maggior filtro (cinque uomini) a centrocampo, nel modulo 3-5-2. Ai critici che gli rimproverano poco equilibrio tattico il tecnico fiumano risponde con le cifre. Il Rijeka è la squadra ad aver subito il minor numero di reti: solo 17 in 19 incontri. La Dinamo ne ha incassati ad esempio ben 21! La statistica gli dà indubbiamente ragione, ma certe papere ed un caos tattico difensivo facevano venire il mal di testa. Quattro sconfitte esterne, oltre a due pareggi (Osijek e Zagreb) con rimonta in zona Cesarini, sono problemi da risolvere.
Dalić promette un Rijeka ancora più forte e concreto a primavera. I rinforzi saranno, così il tecnico, le attuali riserve. Insieme ormai da sei mesi, adesso i panchinari passeranno finalmente tutta la fase di preparazione assieme al resto della squadra. Un Rijeka dunque tutto da scoprire dopo gli alti e bassi autunnali. Con un secondo posto conquistato grazie alla splendida serie casalinga: 26 punti su 30 complessivi.
In febbraio, alla ripresa del campionato, arriverà il momento della verità. Il Rijeka, infatti, aprirà con una trasferta a Spalato, mentre poi a Cantrida arriverà la Dinamo. Altroché prova del nove.
La Coppa Uefa è la promessa di Dalić. Bisogna credergli. Si è meritato la fiducia, in pratica quasi un credito, dopo quanto costruito di buono in autunno.

5.12.2007
Ottimismo senza confini

Robert Prosinečki, un genio dell'arte pedatoria, vent'anni fa miglior giocatore del Mondiale giovanile in Cile (vinto dalla Jugoslavia), stella di Dinamo, Crvena zvezda (ha vinto la Coppa dei Campioni), Real Madrid e Barcellona, ora membro dello staff tecnico di Slaven Bilić, ha fatto un... tunnel all'Europa: "La Croazia conquisterà il titolo continentale!". Questo il suo pronostico. Prima nel girone B davanti alla Germania, nei quarti la Croazia farà fuori i cechi, in semifinale liquiderà il conto con i portoghesi di quel Cristiano Ronaldo che ha un diavolo per capello, e in finale avrà la meglio sulla Spagna. Sempre secondo i conti di Prosinečki, l'Italia non passera il primo turno, verrà eliminata nel girone C arrivando terza dietro a Olanda e Francia.
Nel pronosticare non è proibito sognare ad occhi aperti. L'ottimismo di Prosinečki, nel caso della Croazia, non ha confini. Si tratta, però, di un nuovo getto di benzina sul fuoco dell'euforia permessa alle masse di tifosi, ma non agli addetti ai lavori. Sarebbe bello, certamente, poter dire il 29 giugno, Prosinečki aveva ragione. È stato un mago! Ma il cammino è lungo e tutto in salita.
Sorteggiata nel girone con Austria, Germania e Polonia, la Croazia ha buone possibilità di passare il primo turno. Primo obbiettivo da raggiungere. Per niente facile, malgrado il sorteggio. Da non dimenticare, infatti, che i predecessori di Slaven Bilić, hanno fatto la fine dei... polli sul fuoco delle grandi ambizioni. Mirko Jozić (Mondiali 2002 in Giappone e Corea), Otto Barić (Europei 2004 in Portogallo) e Zlatko Kranjčar (Mondiali 2006 in Germania) insieme hanno vinto un solo incontro (Jozić con l'Italia) su nove! Regolarmente sono stati eliminati al primo turno.
Zlatko Kranjčar in Germania, pronostici alla mano, doveva andare lontano. È finito nel... marsupio dei canguri australiani (2-2). Altroché finale. Andiamo cauti, con i piedi di piombo quando si tratta di fare i conti senza l'oste.
Slaven Bilić, con i suoi collaboratori Asanović, Jurčević, Prosinečki e Mrmić, ha allestito una nazionale di volti nuovi – Modrić, Eduardo, Ćorluka – che hanno cambiato fisionomia e mentalità alla squadra. Ne sa qualcosa l'Inghilterra mandata all'inferno sull'erba sacra di Wembley. Bilić non è Prosinečki, non si lascia influenzare dalle masse (giornalisti inclusi). Ha piena fiducia nella propria squadra e rispetta ogni avversario. Austria compresa. È lui il cervello di questa nazionale che ci ha dato tante soddisfazioni, superando brillantemente le qualificazioni. Lo aveva fatto anche Kranjčar, non dimentichiamolo. Il problema di Bilić sarà preparare fisicamente e psicologicamente la squadra per una competizione in cui si gioca ogni due, tre giorni...
La Croazia è una bella squadra. Con tanti diamanti a centrocampo. Ma equilibrata tatticamente. Bilić è uno studioso, pedante nell'esaminare ogni dettaglio del gioco avversario, cercarne i punti deboli.
Bilić è l'uomo giusto per portare la Croazia al secondo turno, poi si vedrà. Le sorprese non mancano mai. Se l'Europeo lo poteva vincere la Grecia nel 2004 (povero calcio!) forse è la volta della Polonia. Caro Prosinečki...

28.11.2007
Il Rijeka a due volti

Zlatko Dalić, allenatore del Rijeka, ha cambiato modulo optando per la difesa a tre (3-4-2-1), ma non il carattere della squadra in trasferta. Quarta sconfitta fuori dalle mura amiche, in bianco la terza volta gli attaccanti. A Koprivnica i punti in palio valevano il doppio, in quanto lo Slaven Belupo è diretto avversario nella lotta per il secondo posto. Peccato, anche perché l'Hajduk ha subito l'ennesimo KO, a Zagabria contro la squadra di Miroslav Blažević.
L'enigma carattere? Dalić ha premuto il tasto dell'allarme, i giocatori hanno tentato di ammorbidire il colpo, parlando di stanchezza. Il Rijeka tutto d'attacco a Cantrida (22 punti su 24, differenza gol 18-4) diventa una tartaruga in trasferta (11 punti su 27, 10 gol fatti, 12 subiti). Una squadra a due volti. Se non cambia mentalità avrà grossi problemi a respingere gli attacchi dell'Hajduk e difendere la fortezza "secondo posto" in primavera.
Schierare numerosi attaccanti non garantisce un gioco prolifico. Il tutto dipende dal numero di uomini che arrivano in fase di conclusione. In trasferta, decisamente, la maggior parte gira a vuoto nella propria metà campo. Anche per mancanza di coraggio.
Varteks e Šibenik sono gli ultimi due ostacoli prima del rompete le righe. Entrambi a Cantrida non dovrebbero rompere le uova nel paniere fiumano. Anzi, il Rijeka scenderà in campo con l'imperativo della vittoria. Per dormire sogni tranquilli.
Dalić ha costruito la squadra strada facendo. Costretto nello stesso tempo a vincere, per non mandare su tutte le furie il presidente Ježić. Durante la pausa invernale il tecnico fiumano deve cambiare la fisionomia tattica della squadra. Basta con la storia della "squadra d'attacco", ci vuole più equilibrio, copertura in fase di difesa. Altrimenti il povero Šafarić annegherà in un oceano di confusione. La vera causa dei... saldi di stagione in trasferta. Jakirović è uno degli uomini indispensabili a centrocampo. Questo Rijeka ha divertito, forse anche... divertendosi troppo. La vendemmia è stata buona, ma questo vino da servire a primavera va curato.
Dalić ha diagnosticato i mali annunciando un nuovo taglio al parco giocatori. Vuole avere solo... cavalli di razza. Gente pronta a mettersi al servizio del collettivo. Đalović, bomber del campionato con 12 gol, è l'esempio. Segna e tira il carro per due. Deve riaccendere la stella Sharbini, spentosi dopo un inizio strepitoso di campionato. Un Rijeka da cantiere di riparazione, malgrado le belle soddisfazioni, specie nelle partite casalinghe (sette vittorie e un pareggio).
Una squadra non si costruisce in tre mesi. Dalić sta giustamente cercando tempo. Per ora ha fatto un buon lavoro gettando le fondamenta. Se son rose fioriranno in primavera...

14.11.2007
Arbitri nello stagno

Pulire lo stagno invece di dare la caccia alle zanzare. Nel calcio croato ormai tutto puzza tremendamente di... marcio. Il tumore ha un nome: gli arbitri. Nell'ultimo turno due i giudici di gara "sgambettati" dal dischetto di rigore. Questa volta però, sono fermamente convinto, si tratta di peccati di... gioventù. Perché il Vučkov di Zadar-Cibalia e il Vučemilović di Rijeka-Zagreb non sono tentacoli della piovra che controlla il campionato croato. Entrambi però psicologicamente fragili (?), vittime di una situazione caotica. Vučkov non ha visto un rigore per lo Cibalia (tradito anche dal guardalinee), mentre Vučemilović ha fischiato un rigore fantasma per i fiumani. Per entrambi la stagione è conclusa, in quanto andranno a riposo forzato per quattro turni.
È lunga la lista nera dei peccatori mandati a riposo. Un campionato falsato dagli errori arbitrali. Anche la Dinamo, dominatrice assoluta, ha avuto molto vento in poppa. Piangono un po' tutti. Gli arbitri sembrano diventati... lucciole di strada. Ma qualcuno le puttane le paga?
Gli ultimi errori di arbitri dalla fedina penale pulita hanno fatto traboccare il vaso della pazienza del presidente Stjepan Djedović. Il capo di tutti i fischietti croati ha rassegnato le dimissioni dopo otto anni di presidenza. Era subentrato a Veselko Bebek, il fiumano silurato dopo aver dichiarato che il gol di Hasančić (Rijeka-Osijek 1-1), che avrebbe dato il titolo al Rijeka, era regolare.
Djedović se ne va stanco di predicare nel deserto. La stagione in corso è un susseguirsi di errori. Il motivo è inspiegabile. O meglio, la paura regna sovrana e gli arbitri sono impreparati, tecnicamente e psicologicamente. Perché raggiungono la massima categoria per scorciatoie di amicizie o commercio di voti nelle elezioni dell'Esecutivo della Federcalcio. Sempre la stessa gente al potere. Tanto che le dimissioni di Djedović sono anche un atto morale. Dovrebbero essere in molti a seguire il suo esempio.
Aprire ai giovani è l'unica strada da intraprendere, pensionando quelli che dell'arbitraggio hanno fatto un business nero. Lo sa molto bene il designatore Željko Širić, anche lui di Osijek come Djedović, al centro di numerosi scandali durante la carriera arbitrale. Il vero boss che Djedović non riusciva più a controllare, decidendo di chiudere baracca e burattini. Se n'è andato solo due giorni dopo aver annunciato la sua ferma decisione di mettere ordine nel settore arbitrale. Mah!
La dignità degli arbitri è finita in fondo allo stagno. Ormai è caccia aperta. Ci vuole una svolta totale. Raduni mensili e non solo prima dell'inizio della stagione. Un lavoro sistematico, seguendo la linea di Collina in Italia. Mettere sotto lente tutti gli errori, analizzarli, parlare... Studiare! L'allarme suona già da tempo (da anni), ma nessuno vuole sentirlo.

8.11.2007
Bebek e l'incontro con i sogni

Ivan Bebek, trent'anni, laureato in economia, ex campione giovanile di karate, è il fischietto d'oro del calcio croato. Ieri sera ha fatto il debutto in Champions League, all'Olimpico di Roma, in Lazio-Werder Brema. Tredici anni di carriera arbitrale alle spalle, figlio d arte: il padre Veselko ha diretto gare di Prima Lega, è stato anche presidente dell'Associazione degli arbitri della Croazia.
Bebek ha un sogno nel cassetto, arbitrare ai Mondiali del 2010 in Sudafrica. Damir Matovinović è stato ai Mondiali del 1982 in Spagna, dopodiché nessun croato ha raggiunto vertici così alti.
Matovinović e Pino Glažar sono i fiumani che ai tempi dell'ex Jugoslavia erano internazionali di classe. Bebek può fare un passo avanti. A trent'anni ha raggiunto la Champions League, la più prestigiosa competizione continentale per club. Continua laddove si è fermato Željko Širić, l'attuale designatore degli arbitri croati. Bebek ha debuttato a Roma come Širić (Roma-Genk), il cui cammino è stato però breve. Fino a Montecarlo, la seconda e ultima partita diretta (Monaco-PSV). Una pessima conduzione (5 gialli e 3 rossi!) e un "quattro" nella Gazzetta dello Sport! Bebek è indubbiamente di una classe superiore. Può fare carriera.
Bebek è un diamante nel pantano del calcio croato, un circo di manager senza morale e scrupoli, nonché arbitri sempre più... burattini. Basta dare un occhiata alla caterva di errori finora commessi in questo campionato. Il designatore Širić (il Collina croato) non riesce a tenere le redini in mano, schiavo del suo passato. Al servizio dei potenti.
Bebek, sette anni di massima divisione, quattro da internazionale, ha fatto i primi passi ancora minorenne. Superando ostacolo per ostacolo con intelligenza e carattere. Come arbitro e uomo. Lubos Michel, Mejuto Gonzales e Terje Hauge i suo modelli, ora è entrato nella loro compagnia. In Champions League, un sogno proibito anche per la Dinamo Zagabria, per non parlare delle altre squadre croate che in Europa fanno solo comparsa.
Bebek è la conferma della classe arbitrale fiumana che ha avuto, prima di Matovinović, Glažar e Soldatić, in Gianni Superina un fischietto di stima e valore. Il prossimo dovrebbe essere il giovane Vučkov, nipote di Matovinović.

31.10.2007
Šivolija nella Chicago del grande Sergo

Il diamante pugilistico fiumano Marijo Šivolija ha raggiunto gli ottavi di finale (oggi sale sul ring contro l'irlandese Kenneth Egan) ai Mondiali dilettanti in corso di svolgimento a Chicago. Vittoria conseguita davanti al leggendario Evander Holyfield. Šivolija è a caccia del visto per Pechino. Conquistare una medaglia olimpica è il suo sogno, dopo aver fallito l'appuntamento con Atene nel 2004, eliminato al primo turno.
Sul ring di Chicago ha brillato il più grande pugile nella storia della boxe fiumana: Ulderigo Sergo. Dopo aver conquistato la medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Berlino nel 1936 il "gallo" (categoria e non soprannome...) a Chicago ha vinto quattro volte il "Guanto d'oro" nel confronto USA-Europa.
Ettore Mazzieri, il mio maestro, indubbiamente la prima penna sportiva del giornalismo fiumano (e non solo!), era un profondo conoscitore della boxe fiumana e di Sergo. Come Egidio Barbieri, padre spirituale di tutti coloro che entravano sul ring. Il "ragazzo di Mlaka". Sportivo per eccellenza, che a 15 anni prese parte al Giro podistico di Fiume, giungendo secondo, e giocò discretamente a calcio nelle file del Turnić.
Mazzieri, un fiume sempre in piena, trasformava le lettere in arte pura. Pittore e poeta del giornalismo. Di Sergo ha scritto: ...Pugile molto intelligente, tecnico all'estremo, metodico e improvvisatore. Sergo ha sempre offerto spettacoli di alta qualità, il meglio della tecnica pugilistica per aggressività e continuità e tempismo (lo chiamarono "scimmia", "anguilla", "leopardo")...
Mazzieri, Barbieri e Boris Kramarsich, il triumvirato che dopo la Seconda guerra mondiale ha gettato le fondamenta dello sport fiumano, sta seguendo Šivolija dal paradiso. Come sarebbe bello vederli ancora una volta con il sorriso sulle labbra. Ringraziarli per tutte quelle indimenticabili giornate di lavoro e di... briscola e tressette.
Mario Šivolija sta calcando le orme di Ulderigo Sergo. Certamente non ne raggiungerà la fama. Altra classe e altri tempi, ma Šivolija è il vanto della boxe fiumana e croata. Il ragazzo dell'isola di Veglia lo ha dimostrato con i risultati finora conseguiti. Pugile, pastore (un gregge di 200 pecore) e albergatore. Professionista nel vero senso della parola con un sogno nel cassetto: una medaglia olimpica a Pechino nel 2008. Sul ring di Chicago dove altre generazioni hanno applaudito il grande Sergo. A conferma che la boxe fiumana ha una grande tradizione.

24.10.2007
Giochi di corruzione

La corruzione è uno dei cancri del Comitato olimpico internazionale (CIO). Ovviamente non esiste una terapia, gli scandali vengono regolarmente a galla dopo ogni votazione per la città organizzatrice del più grande spettacolo (e business) sportivo del mondo, le Olimpiadi. Pensate allora che farsa sono le scelte delle città ospitanti dei Giochi del Mediterraneo. Sarà la mia quarta esperienza (speriamo bene!). Non è un vanto, solo una constatazione di tutte le mie... sconfitte, mentre mi preparo per attraccare domani mattina a Pescara, con l'Ivan Zajc, dove sabato si assegneranno i Mediterannei del 2013. Da Bari (1995) a Pescara (2007), con in mezzo le amarezze di Tunisi (1999) e Almeria (2003).
Quattro anni fa ad Almeria la sconfitta (eliminazione al primo turno) è stata una tragedia per Fiume. L'ottimismo era alle stelle, tutto era pronto per la festa. Ci hanno fregato! "I Giochi si comperano, non si assegnano per meriti", aveva constatato allora Zlatko Mateša, presidente del Comitato olimpico croato.
Rispetto a quattro anni or sono il sindaco Obersnel e Mateša hanno cambiato tattica. Niente più grandi presentazioni, conferenze stampa, sponsor e soldi buttati al vento. Si è lavorato in silenzio, quasi in incognito. I fiumani hanno visitato la maggior parte dei paesi votanti, puntando però sui grandi elettori, Italia, Spagna e Francia. Che con i suoi stati satelliti possono risultare decisivi. Speriamo non siano promesse da... marinaio. Come in passato. Ad Almeria, ad esempio, il giorno prima della decisione, Fiume aveva in tasca 57 voti (promesse)... Al momento del conto erano – 22.
Volos (Grecia) e Mersin (Turchia) le altre candidate. Pericolosi avversari sono i greci. Nel giugno scorso, alla presentazione di Cairo, Isidoros Kouvelos, armatore greco e presidente del Comitato organizzatore di Volos, ha legalizzato la corruzione, offrendo per il voto il 10 per cento degli introiti marketing, da 5 a 7.000.000 di euro. Da dividere tra i comitati olimpici del bacino mediterraneo. Nessuno ha reagito (!?). Possono i greci giocare un brutto scherzo alla quarta candidatura di Fiume? Non è escluso in questo mondo corrotto. Il sindaco Obersnel è comunque categorico: "Non intendiamo andare contro i principi olimpici, dunque niente compere di voti sottobanco".
La carta fiumana da giocare sono gli impianti sportivi già in costruzione. Mentre con l'assegnazione dei Giochi si procederebbe alla costruzione del nuovo stadio (20.000 posti) a Rujevica, nonché del Palazzetto dello sport.
Forse è la volta buona, perché questa volta la città di Fiume non è stata "aiutata" da quel... mangiafuoco di Antun Vrdoljak, ex presidente del Comitato olimpico croato e attualmente membro del CIO, che fortunatamente non ha nemmeno diritto di voto. Zlatko Mateša, il suo successore, è una persona seria e affidabile.

10.10.2007
Il Rijeka dei legionari

Non ho visto la faccia di Carletto (Carlo Kruljac), ma posso immaginare la sua reazione quando, dopo un'ora di gioco di Rijeka-Zadar (2-0), è uscito dal campo Anas Sharbini. Nell'ultima mezz'ora sul tappeto verde di Cantrida, per la prima volta nella storia della società fiumana, non c'era nessun giocatore del vivaio fiumano! Il defunto Milan Blažević, leggendario "padre" del torneo Riviera del Quarnero, probabilmente si stava rigirando nella tomba. Lui era solito a contare quanti sono i fiumani in campo.
Il Rijeka sembrava l'Arsenal di Wenger. Esagerato, ma non lontano dalla realtà nel piccolo e povero orticello del calcio croato. Un Rijeka di... legionari. In campo serbi (Žilić), montenegrini (Đalović), bosniaci (Škoro), bulgari (Ivanov)... Una multinazionale. Nessuna intenzione di esaminare i globuli rossi, tutt'altro, un elogio a tutti per i risultati conseguiti finora. Fiume è da sempre una città europea, dal cuore aperto. A volte anche troppo. La critica va rivolta al vivaio giovanile di Cantrida. Carletto è fedele ai colori del Rijeka da mezzo secolo, sempre fiero di sfornare giovani talenti. Fino a sabato scorso... Il settore giovanile negli ultimi anni è un fiume in secca. Forse vanno incolpati gli allenatori della prima squadra che nei giovani non hanno fiducia. Giocano la carta dell'esperienza alla caccia di risultati positivi per salvare la propria panchina.
A salvare la faccia del calcio regionale (Fiume e Istria), sono stati due istriani, Fausto Budicin e Manuel Pamić. Un tempo la penisola istriana era una miniera (Albona in primo piano) di talenti. Ora arrivano con il contagocce. Sono passati i tempi di Poldrugovac e Cukon, di Milevoj, Rabac, il recentemente scomparso Brnjac, il bomber Veselica, Mohorović, Golja, Radmanović, Venier...
Altri tempi, anche se vent'anni (e più) or sono era più difficile sfondare in un campionato jugoslavo molto più forte. E il Rijeka faceva la propria bella figura.
Va comunque lodato il talentuoso ragazzo (21 anni) di Gimino, Manuel Pamić. Con un fulmine da 25 metri ha messo KO i coriacei zaratini, salvando un Rijeka in grosse difficoltà. È stato il suo primo gol con la maglia del Rijeka; un gol che, come ha detto, cercava da 16 mesi, ovvero dal suo arrivo a Cantrida, l'estate scorsa. Un gol storico per il ragazzo istriano, come quello segnato all'Hajduk il 23 luglio 2004 al Poljud, al suo esordio in Prima Lega vestendo la maglia del Pula. Finì 1-1.
Nuovi Pamić vanno cercati sul campi dell'Istria, come va curato meglio il settore giovanile.

3.10.2007
Maksimir una selva proibita

Quello visto sabato sera al Maksimir è stato un Rijeka né carne né pesce. Sa vittoria sull’Hajduk non è stata un’illusione, la sconfitta con la Dinamo ha messo invece a nudo le debolezze della squadra fiumana in trasferta. A conferma che la formazione di Zlatko Dalić è ancora in fase di rodaggio, senza carattere e gioco lontano dalle mura amiche. Mentre Cantrida è una fortezza inespugnabile (4 incontri, 12 punti, 11-1 la differenza reti), nelle trasferte il Rijeka è un rebus. Cifre alla mano: due vittorie, altrettanti pareggi e sconfitte (9-9, in parità le reti). Se per l’allenatore Dalić nella partita con l’Hajduk si è visto il Rijeka dei suoi sogni, in quella di Zagabria si è vista sicuramente una squadra da ...incubo. In pratica la fotocopia delle due partite precedenti (sempre 0-1) con in panchina due altri allenatori, ovvero Milivoj Bračun e Josip Kuže. Un folto centrocampo e poi la solita beffa - l’errore fatale difensivo. In fase d’attacco il Rijeka praticamente non si è visto, anche se è proprio il gioco in avanti il cavallo di battaglia dei quarnerini.
Dalić, a parte la sua filosofia calcistica dello spettacolo puro (altro che Capello o Mourinho... ?), ha trovato l’equilibrio tattico al Maksimir, ma la squadra si è smarrita in attacco. Dovrà lavorarci sopra in quanto l’appetito vien mangiando e dopo lo spettacolo con l’Hajduk i tifosi (e il presidente Ježić) vogliono vedere la squadra pronta a dare la caccia alla Dinamo. Troppo forti, però, gli zagabresi per questo Rijeka ambizioso ma privo di mordente in trasferta. Il secondo posto resta l’obbiettivo da raggiungere. Il che, indubbiamente, sarebbe un bel risultato soprattutto dopo tutte le delusioni della passata stagione.
Dopo la sconfitta di Zagabria Dalić (allenatore e direttore sportivo) ha promesso la caccia al titolo dei sogni nella prossima stagione. Secondo il tecnico la squadra dovrebbe rimanere al completo, con il possibile l’innesto di qualche nome nuovo. Mah, speriamo bene, in quanto ogni estate Cantrida sembra un porto turistico, con un incredibile via vai di gente (giocatori). Una cosa è certa: Dalić ha le idee chiare. Il Rijeka è il primo grande progetto, la rampa di lancio della sua carriera di allenatore. In piena sintonia con il presidente Ježić Dalić non ha un direttore sportivo (Koljanin), che gli rompa le uova nel paniere, come era successo in precedenza con Scoria, Skočić, Bračun, Kuže, ecc. Una delle condizioni di Dalić era infatti quella di mettere da parte Koljanin.
Che Dalić abbia pieni poteri (e, ovviamente, responsabilità) lo conferma l’ultimo caso. Il tecnico ha infatti detto di no al presidente Ježić che voleva portare a Cantrida il nazionale Miki Rapaić! Troppi gli attaccanti a disposizione, ci vuole gente che corre. Eppoi, il merito di Dalić e anche quello di aver trasformato il bomber bulgaro Ivanov in un centrocampista alla ... Gattuso!
Dimentichiamo la Dinamo, con il Rijeka che deve concentrarsi alla lotta per la seconda posizione finale. E battere sabato quel Zadar che è sicuramente la sorpresa più lieta di questo inizio stagione. Sbagliare è tassativamente proibito.

26. 9.2007
Il lenzuolo grigio di Cantrida

Con quattro assi (come il 4-0, risultato finale) Zlatko Dalić ha vinto la partita a poker con i dalmati dell'Hajduk. Il tecnico fiumano ha cacciato così nel migliore dei modi le streghe di Sebenico. Quella sconfitta aveva il gusto amaro di un pugno nello stomaco, anche perché Dalić era diventato reo di aver perso le redini della squadra, in quanto impegnato anche con la nazionale Under 21. Il debito con il presidente Robert Ježić è diventato così un – credito! Dalić ha tappato la bocca ai critici di turno: il Rijeka fila a gonfie vele,sprizza salute da tutti i pori. Con Anas Sharbini, vent'anni, nel ruolo di direttore d'orchestra. Un calcio totale di cui l'allenatore dalmata, l'esperto Sergije Krešić, non ha capito nulla nemmeno dopo la batosta.
Per il derby dell'Adriatico sulle rocce di Cantrida si è visto anche un lenzuolo – grigio. Non era un segnale anticipato della... morte clinica dell’Hajduk, come non centra nulla con le dimissioni del presidente del sodalizio spalatino Branko Grgić. Dietro il lenzuolo sono rimasti però gli sponsor del club di atletica leggera – Kvarner. Ordine del padre-padrone del Rijeka Robert Ježić. Calcio e atletica sono da sempre una convivenza difficile a Cantrida. L'ultimo caso è un pessimo (e disgustoso!) esempio di dittatura dei ricchi nei confronti di coloro che in tribuna non hanno direttori e politici influenti. La regina degli sport, l'atletica, è stata violentata!
Ne è rimasto perplesso anche Luciano Sušanj, campione europeo degli 800 del 1974 a Roma (1'44"07) e vicepresidente del Rijeka calcio, ma anche presidente della Federazione croata di atletica leggera e membro della direzione del Kvarner. Da non dimenticare che lo stadio è cittadino e che gli investimenti negli ultimi due anni e mezzo sono stati pari a 15 milioni di kune. Prelevate dalle casse dei cittadini che pagano regolarmente le tasse.
A guastare la festa nella splendida vittoria sull’Hajduk sono stati anche alcuni episodi spiacevoli nel salone VIP, quello dei "privilegiati" a Cantrida. Nulla in contrario, godano quelli che pagano (leggi finanziano il club), ma il sindaco Vojko Obersnel se ne è andato dopo che gli hanno negato una semplice bibita... Inutili le telefonate di Robert Ježić e di Oliver Grbić, capo della polizia fiumana. Obersnel e Sušanj hanno saldato il conto, togliendo poi il disturbo.
Parecchia confusione nel salone VIP, in quanto ci sono stati altri malintesi anche nel controllo dei "braccialetti" che aprono la porta del paradiso gastronomico dello stadio. Decisamente il Rijeka ha voluto copiare Milan o Juventus, con un catering per gli ospiti d'onore e sponsor, ma con un modello d'attuazione... balcanico. Potete infatti immaginarvi Berlusconi che va a controllare i braccialetti degli ospiti? Non proprio...

19. 9.2007
Dalić e la... frittata di Sebenico

Giustamente è andato su tutte le furie il presidente del Rijeka, Robert Ježić, dopo la sconfitta di Sebenico. Sulla "panchina" degli imputati l'allenatore Zlatko Dalić. Non tanto per aver ingoiato la prima pillola amara, ma per il comportamento di una squadra amorfa, dopo due settimane di riposo causa gli impegni della nazionale. Qui sta il problema. Zlatko Dalić ha... abbandonato la squadra dopo la vittoria di Varaždin, riprendendola dodici giorni dopo, alla vigilia del viaggio per Sebenico. Perché impegnato come allenatore dell'Under 21 di Dražen Ladić. Un progetto troppo serio (e costoso), quello del Rijeka, per tenere (permettersi) un allenatore che siede su due poltrone. Difficile concentrarsi tra squadra e nazionale giovanile.
Dieci anni or sono era stato Miroslav Blažević a guidare la nazionale e il Rijeka. Chiamato dall'allora presidente Hrvoje Šarinić, nell'operazione di salvataggio (riuscito), ricordo un mercoledì quando la nazionale era impegnata al Wembley di Londra, per un'amichevole (finita 0-0), mentre a Cantrida si battagliava per punti importanti con Gračan in panchina. Il carismatico Blažević è probabilmente l'unico in grado di dirigere due partite nello stesso momento e in due stati differenti.
Il Rijeka con nove uomini tutti nuovi, voluti da Zlatko Dalić, è ancora in fase di rodaggio. La pausa di campionato avrebbe dovuto servire a ben altri scopi, lavorare intensamente sull'amalgama. Invece dirigeva gli allenamenti per... telefono. Ne è uscita fuori la frittata di Sebenico. Ha vinto la squadra che di soldi ne ha investiti quanto il Rijeka per un solo giocatore. E così in classifica abbiamo una situazione interessante. Rijeka e Zadar hanno lo stesso numero di punti. Malgrado i dalmati abbiano fatto un vestito di... pezze. Sarebbe stato forse meglio se Ježić avesse ingaggiato Reno Sinovčić, come consulente tecnico... esterno (ruolo che riveste a Zara), invece di spendere tanti soldi per nomi del calibro di Šafarić, Škoro, Jertec, Đalović... E lo stesso Dalić.
Per il Rijeka è un momento delicato della stagione, quello della verità. Arriva l'Hajduk, poi deve affrontare la trasferta di Zagabria (Dinamo) e andar a far visita allo Zadar. Tre partite di fuoco che dovrebbero dare risposte sul valore di questa squadra. Tutt'ora una grande incognita. In fase di rodaggio da troppo tempo.
Dalić è nel doppio ruolo di allenatore e direttore sportivo, con tutte le responsabilità che ne derivano. Dalić deve lavorare soltanto a Cantrida, dire arrivederci alla nazionale Under 21, altrimenti rischia grosso il Rijeka e l'allenatore stesso. Mentre l'asta delle ambizioni è posta all'altezza di... Blanka Vlašić: da secondo o terzo posto - conti e qualità alla mano - un record mondiale dell'alto per la squadra fiumana. Sarebbe troppo triste se il Rijeke chiudesse il campionato tra una quindicina di giorni (dopo gli incontri con Hajduk, Dinamo e Zadar). Piombando nel buio.
Ježić sta già perdendo la testa. Brutto segno. Con l'Hajduk, infatti, non c'è da scherzare.

12. 9.2007
Repeša non si tocca

La Croazia agli Europei di Madrid è all'ultimo posto per il numero di tifosi al seguito. Una decina. Seccato il presidente della Federazione, Danko Radić, che gran parte della colpa la attribuisce ai media. "Troppo nero di... seppia sui giornali quando in Croazia si scrive di basket", dice, senza peli sulla lingua. Che decisamente sta cercando la causa del totale disinteresse dalla parte sbagliata. Solo le vittorie, i successi, alimentano il fuoco della passione nei cuori dei tifosi. Bisogna ritornare indietro di dodici anni per arrivare all'ultima medaglia continentale, quella di bronzo, conquistata ad Atene nel 1995. È triste vivere di ricordi. Non siamo presenti ai Mondiali dal 1994 (bronzo a Toronto), ai Giochi olimpici dal 1996 (Atlanta)... Ai campionati continentali l'ottimismo regolarmente finisce in una bolla di sapone. Alti e bassi incredibili anche a Madrid. La squadra è un'incognita.
Jasmin Repeša, il tecnico della Lottomatica Roma (secondo anno), sta cercando di mettere carne al fuoco delle grandi aspettative, resuscitare il basket croato. Subentrato a Neven Spahija, il tecnico che per due volte ha fallito l'obbiettivo causa un ... tiro sbagliato (il basket e fatto cosi), Repeša è uno dei migliori allenatori europei. Lo dice anche l'ingaggio romano di 700.000 euro a stagione. Dopo quattro anni a Bologna (Fortitudo), dove ha vinto un titolo.
Il tecnico croato non ha fatto un dramma dopo i forfait di Giriček, Vujčić, Žižič e Bagarić, convinto che l'atmosfera è quella giusta, e che il lavoro comunque darà i frutti desiderati. Decisamente, almeno finora, le aspettative sono andate in... altalena. Repeša è pero deciso a continuare il cammino con questa squadra. Lo ha confermato anche il presidente Radić, sottolineando: "Repeša non si tocca. È il migliore, il problema sono i giocatori...".
Altra storia la Slovenia dove l'allenatore Aleš Pipan (ex tiratore di classe di Celje) ha portato una "squadra B"-vincente. Oggi la Slovenia, orfana di Nachbar, Udrich, Brezec, Bečirovič, si gioca il primo posto nel girone dei quarti con la grande favorita (assieme alla Spagna), la Lituania. Amalgama, collettivo e qualità, il segreto della Slovenia-ciclone, malgrado tutte le assenze. Una squadra equilibrata, che difende (il primo compito) molto bene, lasciando gli avversari sotto i 60 punti. In attacco velocità e bombe da tre punti.
È la Slovenia la carta più forte dell'ex Jugoslavia, che in fatto di basket ne era la regina. La Serbia si è... suicidata un'altra volta. Il leggendario Moka Slavnić (tre medaglie d'oro agli Europei da giocatore) è scivolato nelle sabbie mobili con una squadra giovane e indecifrabile. Un caos totale nelle file serbe, mentre la Slovenia della disciplina ha fatto un culto vincente.

5. 9.2007
Il basket nel DNA

Siviglia, la città della corrida cara a Hemingway, sta gustando un festival di... tori da parquet cestistico. La prima fase dell'Eurobasket vede impegnati i padroni di casa, gli spagnoli campioni del mondo, e la Croazia a caccia della gloria perduta. Oltre a Lettonia e Portogallo. La Croazia non sta dando spettacolo, non è all'altezza di gente che ha tracciato profondi solchi nello sport di questa città. A metà degli anni novanta, infatti, erano tre le stelle croate. Due calciatori, il bomber Davor Šuker (al Siviglia) e il nazionale Robert Jarni (al Betis), e l'allenatore di basket Aleksandar Petrović, al Caja San Fernando. Tre personaggi ancor oggi nel cuore di Siviglia città, ma anche nelle foto del Palazzetto dello sport, arena cestistica in questi giorni.
Brucia, allora, ancora di più lo schiaffo (e la beffa) ad opera della Lettonia. In ginocchio una squadra irriconoscibile, arrivata in Spagna con grandi ambizioni. Sempre più grande è il tarlo del dubbio.
"Ci sentiamo traditi", ha commentato Iva Perdec- Augustinčić, polese, ma zagabrese di adozione a capo della rubrica sportiva del quotidiano Vjesnik. L'unica donna nel gruppo di venti giornalisti croati agli Europei, esperta in materia. Non soltanto perché il basket l'ha nel DNA. Il padre Gianni, infatti, è un ex giocatore dell'Istragrađevno di Pola di altri tempi (più belli). Iva ha iniziato a giocare nelle file del Gradine della città natale, poi a Fiume, nonché per diverse squadre zagabresi. Sotto i canestri anche la scorsa stagione (fino all'infortunio al ginocchio) per portare il Croatia alla promozione.
Una penna critica, ma competente, quella di Iva. La Croazia è seguita a questi Europei da altri nomi illustri, come Zoran Čutura, ex nazionale, giornalista dello Jutarnji list, nonché il fiumano Aramis Naglić, in veste di opinionista del quotidiano Novi List. Una bella squadra di giornalisti da mettere sul parquet, dove probabilmente troverei posto soltanto in panchina. Come allenatore, ovviamente! Nel DNA il basket l'ha anche il fiumano Cristian Sirotich, figlio del connazionale Aldo il – dottore. Ex arbitro e dirigente da oltre mezzo secolo. Aggiungendo a questi nomi Neven Bertičević, una delle migliori penne del giornalismo croato, nonché Slavko Cvitković della TV croata, esperto in materia, la "squadra giornalisti" è decisamente più affidabile di quella del selezionatore Jasmin Repeša sul parquet. Che nell'esordio contro la Lettonia ha largamente deluso. È stato un disastro. Speriamo sarà meglio nel prosieguo del torneo ormai tutto in salita. Con Grecia (campione europeo uscente), Serbia e Russia nella seconda fase di Madrid, dopo l'ultima partita del girone di Siviglia, questa sera con la Spagna.

29. 8.2007
La... legione straniera di Dalić

Il Rijeka naviga a gonfie vele. Imbattuta la squadra di Dalić dopo sei giornate, a quattro lunghezze dalla capolista Dinamo, a punteggio pieno. Le due prossime trasferte (Varaždin e Sebenico), dovrebbero dimostrare il carattere delle squadra. Poi arriverà l'ora della verità, sul tavolo bisognerà mettere la qualità: l'Hajduk a Cantrida e la Dinamo al Maksimir. Due incontri che determineranno le ambizioni del Rijeka. L'entusiasmo è, comunque, alle stelle. Dopo le desolanti prestazioni della scorsa stagione la squadra sta offrendo spettacolo. A parte una confusione tattica, quattro punte contro lo Slaven, che ha premiato il mister Dalić. Sfidare il rischio di far saltare l'equilibrio. Dalić non è un giocatore di poker, non gioca a carte, non ha mai scommesso sull'esito di qualche incontro di calcio. Ha voluto soltanto far divertire la squadra e il pubblico. Mossa azzeccata! Ma, ora basta. Difendere è la prima legge del calcio.
Il Rijeka ha cambiato volto. Via Šarić, Tonito, Linić, Ahmad Sharbini, Kerkez, Rendulić, Novaković e Starčević, il nuovo tecnico, nel doppio ruolo di direttore sportivo, ha completato la squadra con Jertec che potrà giocare nel settimo turno, a Varaždin, mentre sabato scorso si è presentato Jakirović. Una squadra ancora in cantiere (lo ammette pure Dalić), dopo che precedentemente aveva ingaggiato sette volti nuovi: Škoro, Božić, Čagalj, Marčić, Đalović, Ramadani, Šafarić. Gente nuova con mentalità e carattere vincente, affamata di successi. Il tutto sotto l'attento controllo dello psicologo Darko Novosel di Varaždin.
Il Rijeka non è l'Inter di Milano e nemmeno l'Arsenal, multinazionali del calcio. Imbottite di stranieri. A Cantrida il presidente Robert Ježić cavalca la stessa onda nel suo... piccolo impero. Ogni anno una nuova squadra, questa volta senza giocatori del vivaio fiumano. Capitan Anas Sharbini è in splendida forma, a dimostrazione che si può pescare anche nel golfo del Quarnero. A salvare la faccia regionale sono gli istriani Budicin e Pamić...
Una... legione straniera quella di Cantrida, comunque ben amalgamata. Dalić ha trovato nel presidente Ježić uno che non bada a spese purché la squadra sia vincente. Ma dove sono gli uomini della scuola calcistica di Cantrida? La squadra più forte di tutti i tempi, quella delle due Coppe Jugoslavia, quasi trent'anni fa, era fatta di farina fiumana. Ravnich, Machin, Hrstić, Radin, Juričić, Ružić, Desnica, Šestan, Peranić... Il Rijeka per tradizione faceva valere il proprio vivaio. Ma erano altri tempi. Purtroppo! Oggi a Cantrida tutti ne se fregano del vivaio giovanile. Incredibile, ai tempi odierni quando anche le grandi società europee stanno cercando di promuovere gente propria. A Cantrida sembra di essere in... Russia, dove di soldi c'è ne sono a palate.
Congratulazioni a Dalić (e Ježić) per la nuova squadra. Ma è una filosofia politica, dall'oggi al domani... Bisogna mettere ordine nel settore giovanile. Ingaggiare tecnici di valore, perché al momento si sta buttando sale nel mare. La squadra juniores, infatti, in due trasferte ha subito ben due cinquine (1-5), contro Zagreb e Varaždin. I dirigenti del Rijeka, penso, manco lo sanno!

22. 8.2007
Allenatori all'ergastolo

A Cantrida ne sanno qualcosa in fatto di allenatori. La scorsa stagione è stato un buco in acqua. Skočić, Bračun e Kuže hanno contribuito infatti alla disfatta della nave. "Ottimismo senza frontiere" dell'...armatore Robert Ježić. Ha cambiato tutto (e tutti!), finendo per rompere il giocattolo. Il compito di varare una nuova squadra vincente tocca adesso a Zlatko Dalić. Un allenatore con tutti i poteri di manager. Niente più botta e risposta tra allenatore e direttore sportivo sulle colpe di investimenti fallimentari. O sulle colpe per acquisti sbagliati. Tradotto in linguaggio popolare – chi ha messo i soldi in tasca?
L'Hajduk Spalato sembra cavalcare l'onda fiumana della stagione passata. Sono in tre, Alen Bokšić, Ivica Šurjak e Tomislav Erceg, a curare l'orticello dalmata. Gli spalatini, con l'aiuto della politica (sponsor il premier Ivo Sanader), hanno investito 3.000.000 di euro per rinforzi, con la squadra che viene valutata sui 20.000.000 di euro, ovviamente. Ma non riesce (a parte la Sampdoria, squadra vera ancora in fase di rodaggio) a battere avversarie come Zadar, Cibalia e Međimurje. Indovinate chi sarà a pagare il conto ?Troppo facile. Salterà la panchina dell'allenatore Ivan Pudar, che di colpe ne ha parecchie, ma non è certamente l'unico da mettere in croce. Cacciare l'allenatore è come sparare sulla Croce rossa, ma ormai è di moda in tutto il mondo.
Pudar dovrebbe essere il terzo allenatore a finire all'ergastolo. Gli hanno dato in mano farina di qualità che però non ha saputo impastare. Bisogna però prendere in considerazione che la squadra si stava completando lungo il cammino della fase di preparazione. Oggi, dunque, abbiamo un Hajduk privo di gioco e amalgama.
Dopo cinque turni, dalla panchina sono scivolati già due tecnici. Per Josip Kuže (un perdente anche a Cantrida), continua il calvario dopo l'esonero dalla Dinamo, nell'ottobre dello scorso anno. A Varaždin ha fatto i bagagli e rassegnato le dimissioni dopo quattro sconfitte consecutive. Il Varteks però è andato di male in peggio. Con il nuovo tecnico (Besek) ha subito una bastonata a Koprivnica (0-6). Čačić è stato cacciato dall'Inter dopo aver incasellato il primo punto nel quinto incontro. È la volta di Bračun, la vittima di Ježić lo scorso campionato. Mandato via (per Kuže) dopo due vittorie consecutive, a tre giorni dalla prima semifinale di Coppa con lo Slaven Belupo.
Il valzer della panchine si è aperto dunque dopo solo cinque giornate. Come dire: nulla di nuovo sui campi croati. Nelle precedenti 16 stagioni i cambiamenti di allenatori sono stati ben 326. Un record mondiale, probabilmente. A dimostrazione che in Croazia fare l'allenatore è un'...avventura (come sostiene Miroslav Blažević), non una professione.

8. 8.2007
Croazia, ultima spiaggia

Il fiumano Boško Balaban è ritornato per la terza volta alla corte di Zdravko Mamić, che ha sborsato 1.500.000 euro ai belgi del Cercle Brugges per il suo cartellino. Venduti Eduardo e Ćorluka agli inglesi (Arsenal e Manchester City), la Dinamo sta cercando di arginare le falle per costruire una squadra competitiva sulla scena continentale. Soltanto che, però, le falle solo toppe.
Quando l'Europa diventa stretta, c'è sempre un'ultima spiaggia in Croazia. Anche se nel caso di Balaban si tratta di un bomber nel giro della nazionale. Dunque, non un giocatore da... rottamare, com'è successo recentemente con i tedeschi Nowotny alla Dinamo e Bobic al Rijeka. Stelle in caduta, alla pari del bosniaco Bolić, sempre a Cantrida. Un'incognita resta invece Tudor a Spalato, scaricato dalla Juventus e fermo da un anno, dopo che per due stagioni era stato dato in prestito al Siena, su volontà di Capello. Come non è stato un grande affare anche il ritorno dell'ex nazionale Živković (Hajduk).
Hanno cambiato idea i fratelli Kovač, sulla via del ritorno alle radici, per una prima esperienza in patria. Robert ha scaricato la Dinamo al momento della firma, scegliendo il ritorno in Germania, a Dortmund. Niko non ha fatto un gran chiasso dopo che Trapattoni ha detto no al suo trasferimento dai Red Bull di Salisburgo all'Hajduk. Certo, meglio ragionare con il cervello che con il cuore... Per non pentirsi un domani, facendo i conti in tasca.
Ormai in Croazia va di moda il rimpatrio di giocatori sulla via del tramonto che non trovano più un ingaggio all'estero. Ed il calcio croato sta diventando un... cimitero di elefanti. Invece di fare largo ai giovani. Interessante anche il fenomeno – prestiti. Vendere bene per poi cercare di far ritornare il giocatore all'ovile, una volta mancato l'approccio con la nuova squadra.
L'età al giorno d'oggi non è più un problema. Si è allungata la carriera, anche se si è moltiplicato il numero degli impegni stagionali. Paolo Maldini sarà in campo la prossima stagione con 39 anni sulle spalle. Ma è appena il quarto più anziano del campionato italiano. Ovviamente in testa troviamo i portieri, che sono come il vino. Ballotta della Lazio di anni ne ha 43, Fontana del Palermo come Balli dell'Empoli 40.
Sono passati i tempi di Platini, che ha smesso al top (32 anni)... Oggi si cerca di spremere il limone-pallone, fino all'ultima goccia. In molti allora danno il forfait alla nazionale per risparmiare energie.
Non si può avere capra e cavoli, dovrà capirlo anche Zdravko Mamić che di soldi probabilmente ne avrà a palate. Vendendo, anche a prezzi elevati (25.000.000 di euro per Eduardo e Ćorluka), diventa sempre più difficile il coronamento dei sogni europei. È altra cosa se si tratta di arginare i bilanci finanziari, ma nel calcio croato le tasse le pagano in pochi. E chi se ne frega dei conti in rosso. Tanto i conti, quelli veri, sono all'estero.

1. 8.2007
Cantrida scopre... Nino Bule

Nino Bule (assieme a Mihael Mikić) era arrivato a Cantrida come uno degli uomini che avrebbe dovuto far volare il Rijeka. Omonia Nicosia (Uefa), Slaven Belupo Koprivnica (semifinale di Coppa) e un campionato a dir poco deludente hanno spento però tutti i fari. Bule ha fatto solo da comparsa, di lui ricordiamo soltanto i due palloni infilati nella rete dello Zagreb di Ćiro Blažević. E null'altro! Anzi, l'incidente con i tifosi (di botte ne ha prese!) davanti all'albergo Golf di Donji Vidovec nella trasferta di Koprivnica, ha tenuto banco sul tema Bule, molto più di quanto abbiano fatto le sue prestazioni sul terreno erboso. Era un fallimento in una squadra alla deriva. Con due allenatori (Skočić e Bračun) silurati durante il cammino e con il terzo (Kuže) cacciato a fine campionato.
Bule si era perso nella selva, e in un primo momento sembrava sul piede di partenza. Sparito dalla circolazione dopo l'incidente con i tifosi. E risuscitato sabato nella vittoria (3-0) sulla squadra di Vinkovci. Entrato nel secondo tempo Bule ha servito sul piatto d'argento la palla gol per Đalović, poi l'ha messo da solo dentro al novantesimo su un delizioso assist di Pamić. L'allenatore Dalić ha ridisegnato l'impostazione tattica su misura di Bule: attaccante sulla fascia destra. Il Rijeka è volato sulle sue ali, contro un avversario, bisogna dirlo, abbastanza modesto. Ma, non dimentichiamo che in primavera la squadra slavone aveva conquistato l'intero bottino contro un Rijeka con le gomme a terra. La nuova squadra ha cambiato mentalità. Fa’ pressing alto, corre ed attacca. Con tanto di muscoli e cuore. Parecchia ancora la confusione - del resto siamo in fase di rodaggio - ma le premesse per fare bene ci sono. Almeno lo speriamo. Tra l'altro Dalić sembra avere le idee molto chiare.
Bule è il suo jolly, la carta che ha fatto cambiare le sorti dell'incontro. Devo ammetterlo, ero convinto che bisognava metterlo sulla lista – trasferimenti. Liberarsi di un giocatore di 31 anni (e del suo contratto!) che non dava troppi segni di vita. E per giunta dopo aver toccato il fondo del barile psicologico a causa della scazzottata con i tifosi. Tutto perdonato sabato sera. Un assist con i fiocchi ed un gol. Bule avrebbe voluto festeggiare con l'Armada, sugli spalti. L’incidente di aprile è solo un brutto ricordo, come, speriamo, lo siano anche le sue deludenti prestazioni sul terreno di gioco. I gol sono la medicina contro tutti i mali. Bule sembra fisicamente e mentalmente a posto, pronto a dare il proprio contributo a un Rijeka affamato di vittorie.
Dalić ha due prime punte, Đalović e Ivanov, schierate una dietro l'altra, in un'impostazione tattica modificata (4-2-3-1), per non mandare uno dei due in panchina. C'è capitan Sharbini che deve giocare e di conseguenza nell'undici di partenza un solo posto è – libero. Un posto per il quale si battono Brajković (sostituito, appunto da Bule), Bule, Božić e Škoro. Tutti sono stati utilizzati nelle prime due partite di campionato. Per Dalić dunque varie soluzioni tattiche da mettere in pratica a partita in corso.
Sabato prossimo l'Osijek sarà il primo vero esame per questa squadra dopo le vittorie su Inter e Cibalia. Con o senza Bule, dal primo minuto? A dire il vero, ammetto che il posto in squadra ora lo merita. Dopo che alla fine dello scorso campionato gli avrei dato il – benservito.

25. 7.2007
Basket croato
in cerca di riscatto

Sono due i fiumani, Davor Kus e Marino Baždarić, tra i candidati per la nazionale croata che all'inizio di settembre in Spagna (Siviglia e Madrid) andrà a caccia del visto olimpico per Pechino 2008. Con la Spagna già qualificata (campione del mondo), andranno direttamente in Cina le finaliste, mentre altre quattro nazionali accederanno al torneo di qualificazione. Purtroppo, per la Croazia di tratterebbe di un traguardo storico! Non vi partecipa, infatti, dal 1996 (Atlanta), una debacle con Petar Skansi in panchina. Assente invece a Sydney (2000) e Atene (2004). Ancora peggio la situazione con i Mondiali. Il terzo posto raggiunto da Giuseppe Giergia a Toronto (1994) è stato definito come un disastro (?). Poi i mondiali di Atene (1998), Indianapolis (2002) e Giappone (2006) li abbiamo visti solo in televisione. Il basket croato sta brancolando nel buio da oltre dieci anni. Sono, infatti, ricordi lontani la finale olimpica di Barcellona (1992), contro l'unico Dream Team di sempre (Jordan, Johnson, Bird, Barkley...). Quando giocavano Dražen Petrović, Toni Kukoč, Dino Rađa... E il fiumano Aramis Naglić. Acqua passata, mentre bisogna ritornare al 1995 (Atene), per spulciare l'ultima medaglia (di bronzo) ai campionati continentali.
Jasmin Repeša (a Roma per altri tre anni con Dejan Bodiroga manager) a Crikvenica sta cercando di allestire una nazionale in grado di uscire dal vicolo cieco. La concorrenza sarà fortissima. Gli spagnoli sono campioni mondiali, i greci difendono il trono europeo. Occhio a Lituania, Turchia (di Boša Tanjević, campione continentale con l'Italia), Serbia, Francia...
Il selezionatore non si arrende malgrado la... sindrome Totti. Hanno dato forfait Giriček, Bagarić, Vujčić e Žižić (non è certamente meglio la situazione in Slovenia) che della nazionale – in parole povere – se ne fregano. Il francese Parker e il tedesco Nowitzki, reduci da fantastiche stagioni nell'NBA, sono stati i primi a mettersi al servizio della Patria. Beh, non esageriamo, ma un po' di amore ci deve essere. Almeno un obbligo morale. Ditelo al quartetto croato.
Anche Kobe Bryant, per problemi con la giustizia o infortuni, mai in nazionale, si è messo a disposizione (assieme a LeBron James, Jason Kidd, Carmelo Anthony...) dei tecnici USA a Las Vegas per il minicamp di tre giorni dal quale uscirà la squadra per il torneo preolimpico americano di fine agosto (le prime 3 a Pechino).
La Croazia avrà una strada tutta in salita. Difficilmente raggiungerà il traguardo, anche se a volte una squadra senza stelle, ben... miscelata, che punta sul collettivo, può fare miracoli. Vi ricordate l'Italia di Tanjević e poi quella di Recalcati? Repeša ha le idee chiare, potrebbe essere una garanzia, punta sul lavoro e sulla difesa come arma vincente. Il torneo di Bormio, all'inizio di agosto, con di scena Italia, Australia, Turchia, Serbia e Austria, dovrebbe dare le prime risposte. Speriamo bene.

18. 7.2007
Pino Glažar
messo alla porta

Josip Pino Glažar, il leggendario professore, ex arbitro internazionale di calcio, miglior fischietto dell'ex Jugoslavia nel 1978, è stato cancellato dalla lista degli osservatori del campionato croato. Senza due righe di spiegazione, manco una telefonata, Glažar è stato messo alla porta. Nella categoria da 43 anni, ottenuto il patentino era diventato arbitro internazionale nel 1981. Istruttore federale da 23 anni, nel 1992 è stato premiato con una targa d'oro della Federazione croata per i meriti nello sviluppo del calcio. È stato osservatore a coloro che oggi siedono nella Commissione arbitri: Djedović, Poljak, Širić, Mamić, Kulušić... Il calcio con il... fischietto in bocca era la sua vita. Professionista pedante: in campo come giudice di gara e ai bordi nel giudicare l'operato altrui. Severo e amico.
Ci è rimasto male, ovviamente Glažar, perché la scorsa stagione era stato osservatore in dieci incontri del massimo campionato, senza mai lasciare alcuna coda velenosa. Decisamente non stava al... gioco. Perché quanto sta succedendo in questi ultimi giorni nel mondo degli arbitri è un disastro. Un intreccio d'interessi. Chiamatela piovra se volete.
L'Esecutivo della Federcalcio ha promosso Željko Širić a designatore degli arbitri e Ante Kulušić (esponente dell'Accadizeta di Sebenico) per gli osservatori. Bocciato Dragutin Karlo Poljak per gli osservatori, com'era stato proposto dalla Commissione arbitri. A dimostrazione di una vera e propria guerra di interessi, bisogna dire che l'Associazione dei club di Prima Lega aveva proposto la coppia Matovinović-Kulušić.
Nella lista degli osservatori si trova anche gente che non è riuscita a superare i test scritti di conoscenza delle regole di gioco, ma anche uno che – si è scoperto – è daltonico! Bocciati il nuovo osservatore, l'arbitro internazionale Ivan Novak, quello che aveva mandato su tutte le furie l'allenatore del Rijeka Josip Kuže, nella partita di Coppa a Koprivnica, nonché Antun Šumić. Daltonista è invece lo spalatino Vice Pavić, da anni anche arbitro del massimo campionato croato. Rimandati tutti e tre, come pure alcuni guardalinee miopi (?) e altri per scarsa conoscenza del regolamento. Siamo ben messi. Per non parlare di onestà.
Lo avevo scritto (e ripetuto), tempo fa, il presidente arbitri Stjepan Djedović va cacciato! Ora sono convinto più che mai, ma anche tutti i membri della Commissione arbitri: Puljiz, Peraić, Mamić (non quello della Dinamo), Kulušić, Grgona, Poljak, Širić e Blažek. Come spiegare il fatto che le loro proposte vengano bocciate dall'Esecutivo della Federcalcio che li ha nominati. Siamo nel tragicomico. Non hanno fiducia gli uni degli altri, figuriamoci cosa ne pensino le società, il pubblico che viene allo stadio. Tutto un inganno.
C'è troppa ruggine nei fischietti croati, ormai soltanto burattini in mano a gente della Federcalcio che vuole assolutamente avere il controllo della situazione. Igor Štimac, il nuovo presidente dell'Associazione dei club di Prima Lega, aveva annunciato una rivoluzione. Decisamente ha le mani legate, può mettersi soltanto a... piangere.

11. 7.2007
Arbitri nell'occhio del ciclone

Recentemente ho scritto: Stjepan Djedović, presidente degli arbitri croati e Ivan Blažek, designatore, vanno cacciati! Perché colpevoli di tanta confusione, peccati di... onestà, una cascata di errori, fino allo spareggio Zadar-Pula (3-0), quando l'arbitro Svilokos (internazionale?) è stato giudicato con un 7 (negativo), il voto più basso (ad opera del controllore Poljak) nella storia del calcio croato. Accontentato a metà. Djedović è rimasto in sella (cavalca da otto anni), mentre Blažek ha rassegnato le dimissioni, conscio di avere le ore contate.
Il nuovo designatore non sarà però il fiumano Damir Matovinović, come proposto dall'Associazione dei club di Prima Lega, bensì Željko Širić. Širić per gli arbitri e Dragutin Poljak per i controllori. Questa la proposta, da verificare in Federazione, dell'Esecutivo della Commissione arbitri, al termine di una riunione durata sette ore! Una maratona caotica che rispecchia la situazione in un'organizzazione che puzza tremendamente di marcio.
Širić, ex internazionale, sarà dunque il Collina croato, designatore degli arbitri. Era prevedibile, in quanto sembra essere proprio lui la testa della – piovra. Ma non avrà vita facile, in quanto affiancato da Poljak come "capo" degli uomini con il compito di giudicare l'operato degli arbitri. Poljak, molto critico nei confronti di tutta l'organizzazione, sa di dover nuotare in una vasca di piranha: è pronto però a tagliare certi legami tra club, arbitri e controllori. Il male del calcio croato.
Sulla nuova lista arbitri della massima divisione è stato promosso il giovane Burilo di Osijek (figlio di un controllore di Osijek!), con venti partite di Seconda Lega nelle gambe, mentre non vi ha trovato posto il pisinese Mauro Tomišić (ex giocatore del Rijeka), a 38 anni inserito nel "programma talenti". La compilazione delle liste è stata una battaglia senza esclusioni di colpi bassi (e lingue sporche...) a dir poco disgustosa.
Il caso Svilokos e la partita di Zara (quando è stato silurato il Pula) ha rispecchiato l'operato della Commissione arbitri. Confermato dall'Esecutivo (con il presidente Djedović a capo) il voto negativo, è stato lo stesso presidente a consigliare e dettare a Svilokos il testo del reclamo, coadiuvato da Blažek. Siamo all'assurdo. Ovviamente, il reclamo è stato respinto. Poljak non ha voluto fare marcia indietro, non si poteva andare contro il nuovo designatore dei controllori. Sarà lui, in futuro, a vegliare sull'onesta degli arbitri, quelli designati da Širić che nella carriera di fischietto non è stato certamente l'esempio da seguire. Un'accoppiata a dir poco interessante. Speriamo bene in... Poljak.
Dalla lista controllori è stato tolto il fiumano Josip Pino Glažar. Negli anni ottanta arbitro internazionale e uno dei migliori arbitri jugoslavi. Senza spiegazioni.
Week-end sulla Bjelolasica per arbitri e controllori. Inizia il nuovo corso. I raduni però dovrebbero essere più di frequente, magari anche gli incontri con i capitani delle squadre e gli allenatori. Per migliorare tecnicamente ma anche alimentare quella piccola fiamma che si chiama credibilità: è il problema essenziale dei fischietti croati, schiavi di sudditanza psicologica. Ne pagano il prezzo le piccole squadre. Vi ricordate di Ivan Brleković, direttore del Rijeka, ora membro dell'Esecutivo della Federcalcio, e della sua crociata contro Širić quando danneggiò i fiumani nell'incontro con la Dinamo a Cantrida? E quel rigore inventato da Širić a Spalato nella semifinale di Coppa? Quello Širić che da questa stagione sarà il designatore. Se è vero che il lupo cambia il pelo, ma non il vizio, ne vedremo delle belle.

4. 7.2007
Il paradiso sul Rogla

La sorte gioca a volte brutti scherzi. All'albergo Planja, sul Rogla (1.517 metri), la sala da pranzo la dividono Rijeka e Varteks, ovvero gli ex allenatori. Zlatko Dalić è giunto a Cantrida da Varaždin, mentre Josip Kuže è stato ingaggiato dal Varteks dopo esser stato silurato da Robert Ježić a fine stagione. È la crudele legge del professionismo calcistico. Una giostra per gli allenatori. Sul Rogla anche i calciatori del Budućnost di Podgorica (ex Titograd), vicecampioni del primo campionato montenegrino, avversari dell'Hajduk in Coppa UEFA. Dalla capitale del Montenegro sono giunti in pullman, salendo tutta la costa adriatica, da Ragusa fino al Rogla, in Slovenia: 15 ore.
L'allenatore è Saša Petrović (ex portiere di Budućnost, Sutjeska, OFK Beograd, Elche, con esperienze pure in Cina e Giappone) che sta cercando di allestire una squadra competitiva con un budget societario di 700.000 euro, quanto incasserà per una stagione a Spalato un solo giocatore, il romeno Cernatu, in prestito dalla Dinamo Kiev. Zlatko Dalić ha giocato con Petrović nel 1990. Infatti, dopo il servizio militare, era stato prestato dall'Hajduk alla compagine montenegrina, allenata dallo spalatino Stanko Poklepović.
Sul Rogla c'è solo un terreno di gioco (in buone condizioni), a due passi dall'albergo, ma nessuna delle tre squadre sotto lo stesso tetto ha nulla da ridire. A Rogla, centro olimpico sloveno, però, rispetto a quello croato, sulla Bjelolasica, sembra di essere a... Las Vegas. Dal centro medico, alla piscina e tutto quello che serve per una squadra sportiva, ma anche per turisti in cerca di riposo e svago. A prezzi più convenienti di quelli sulla Bjelolasica. Non a caso numerose squadre croate, e non solo, ritornano sul Rogla anno dopo anno.
Sulla Bjelolasica, ricordo, è stato il defunto presidente croato, Franjo Tuđman, ad inaugurare il terreno di gioco nove anni or sono, prima dei Mondiali di Francia 98. Il manto erboso è tutt'ora in buone condizioni, ma per il resto sembra di essere nel... deserto. La bora ha portato via le promesse, nulla è stato fatto per attirare sportivi e non in cerca di un lavoro professionale o riposo attivo. La classica offerta turistica croata: la natura. Come il sole e il mare...
Il Comitato olimpico croato ha presentato molti progetti, tutti rimasti sulla carta. La nazionale di calcio si prepara regolarmente in Slovenia, è Čatež la base fissa, mentre numerose squadre si... arrampicano sul Rogla. Anche perché qui trovano avversari per le amichevoli. Mentre sulla Bjelolasica si può giocare solo con gli... orsi.
Rijeka, Varteks e Budućnost sul Rogla si trovano a propria agio, soddisfatti di quanto offre la montagna.

27. 6.2007
Il ritorno del dottor Matovinović

Insediato Igor Štimac a presidente dell Associazione dei club di Prima Lega per volere delle società (8 voti su 12!) è successo il finimondo. Zdravko Mamić è andato su tutte le furie, si è sentito tradito, una volta defenestrato Damir Vrbanović, direttore della Dinamo, dalla poltrona che non conta(?). Secondo Mamić, ovviamente, quando è stato costretto a firmare la resa. I due, Štimac e Mamić, stanno tenendo banco sulla scena mediatica, soprattutto dopo il duello televisivo, quando hanno esposto molti panni sporchi. Altro che Calciopoli e Moggi... È evidente che nel cestino del calcio croato di sono troppe mele marce. Una puzza tremenda. E dovrebbe esserci tanto lavoro anche per la magistratura. Troppe infatti le accuse e le... confessioni. Ma tutti fanno finta di niente.
La Dinamo non vuole partecipare ai lavori dell'Associazione dei club di Prima Lega con a capo Igor Štimac. A dimostrazione quanto la funzione di presidente sia soltanto amministrativa. Štimac è benvenuto con i suoi ambiziosi progetti. Dichiarata guerra a corruzione, arbitri e dirigenti, l'ex nazionale (e allenatore dell'Hajduk), ha messo le mani in un vespaio. Carattere forte, speriamo resista nelle proprie intenzioni, portando avanti le idee impastate sull'onestà e la cura del proprio... orticello, il campionato croato.
Dichiarando guerra alla corruzione Štimac ha fatto tremare il mondo arbitrale. A nuovo designatore (il Collina croato...) è stato proposto (si attende la conferma dell'esecutivo della Federcalcio!) il fiumano Damir Matovinović. Per il dottore, ora pensionato dell'ospedale ortopedico di Laurana, si tratterebbe di un ritorno dopo due anni. Quando, lodato da Marković, fu messo da parte su volontà dei club di Prima Lega. Fu Zdravko Mamić a scagliarsi contro il dottore quando la Dinama finì nei play-off salvezza. Il dottore ha peccato di... onestà! Vrbanović, l'allora presidente dell'Associazione dei club di Prima Lega, è stato il suo... boia, su ordine di Mamić. Installando quell'Ivan Blažek di Koprivnica che funzionava col sistema "pizza a domicilio". Arbitri su ordinazione. Con Mamić nel ruolo di consigliere.
Matovinović, unico arbitro croato ad aver partecipato ai Mondiali (Spagna 1982), era anche colpevole di aver trattato male Željko Širić (ha chiuso la carriera la scorsa stagione), capo del clan degli arbitri. Con Matovinović, infatti, Širić, non poteva scegliere gli incontri da dirigere. Il ritorno di Matovinović, si attende la benedizione del presidente della Federcalcio Vlatko Marković, sarà un duro colpo per tutti coloro che del calcio croato hanno fatto un business su principi mafiosi. La corruzione regnava sovrana da anni, ma tutti giravano lo sguardo. Il rivoluzionario Štimac ha preso il toro per le corna, deciso a pulire lo stagno da tutte le zanzare, prosciugandolo. Matovinović è ovviamente una garanzia.

20. 6.2007
Obersnel nella burrasca greca

Il Cairo, 20.000.000 di abitanti – 500.000 vivono al cimitero (nelle future tombe...?), con tanto di corrente elettrica e acqua potabile, sulle rive del Nilo – ha ospitato le città candidate per i 17.esimi Giochi del Mediterraneo in programma nel 2013. Fiume, Volos (Grecia) e Mersina (Turchia) hanno presentato le proprie candidature con tanto di filmini e un sacco di promesse, ovviamente. Il sindaco Vojko Obersnel e il presidente del Comitato olimpico croato, Zlatko Mateša, hanno parlato della quarta (!), candidatura fiumana. Ma è stata una festa all'insegna dell'offensiva greca. L'armatore Isodoros Kouvelos, noto come marito di Dora Bakoyannis, ex sindaco di Atene (durante i Giochi olimpici), ora ministro degli affari esteri, ha presentato la candidatura di Volos. Non solo parole, ma soldi che puzzano di corruzione! Corruzione legalizzata in quanto presentata davanti ai membri del Comitato dei Giochi mediterranei con in testa il presidente, l'algerino Amar Addadi.
Otto gli appartamenti a Volos destinati ai membri del Comitato dei Giochi per sei anni. Dai 5 ai 7 milioni di euro, il 10 per cento degli introiti marketing, saranno devoluti al Comitato internazionale dei Giochi da dividere tra i comitati olimpici nazionali del bacino mediterraneo, per votare Volos. Kouvelos non gioca più a nascondino, malgrado le critiche ufficiali di Addadi per aver invitato ad Atene (per Milan-Liverpool e la Final Four di basket), tutti i presidenti dei comitati olimpici con diritto di voto.
Fiume e Obersnel avvisati! Il sindaco, però, non intende accettare, ovviamente, la sfida-denaro nella corsa ai Giochi del 2013. La decisione il 27 ottobre a Pescara. Obersnel e Mateša stanno giocando la carta dei "grandi elettori", Italia, Francia e Spagna, con i loro satelliti (Albania, San Marino, Andorra...). Oltre ai vicini, Slovenia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, ora anche il Montenegro. Ogni paese ha tre voti, oltre ai membri del Comitato olimpico internazionale (CIO), numerosi, appunto, nei tre paesi. L'Italia ha risposto picche alle offerte di Volos, è dalla parte della Croazia. Ora bisogna accattivarsi le simpatie di Francia e Spagna. Mateša è ottimista.
Come nella scelta delle città ospitanti dei Giochi olimpici, mondiali ed europei di calcio (la Croazia ne sa qualcosa...), la corruzione regna sovrana anche nell'assegnazione dei Giochi mediterranei, competizione di... terza categoria.
Fiume non intende arrendersi di fronte ai greci, che del machiavellismo hanno fatto una filosofia di vita. Il fine giustifica i mezzi. Tutto è business e ogni cosa ha un prezzo. Obersnel e Mateša si preparano per un nuovo giro mediterraneo. Faranno visita anche a Juan Antonio Samaranch, ex presidente del CIO, che i Giochi li aveva promesso otto anni or sono, che poi sono andati alla sua città, Almeria.
Una battaglia, comunque, difficile quella di Fiume, ora che i greci hanno buttato sul tavolo una montagna di soldi. Quello ufficiale. E sottobanco? Cauti, perciò, senza illudersi, malgrado siamo giunti alla quarta candidatura. Dopo la visita a Il Cairo, sottile è la fiamma dell'ottimismo.

13. 6.2007
Djedović e Blažek dirigenti da cacciare

Al... funerale del Pula calcio, congedo con la massima divisione, in prima finale c'erano Stjepan Djedović e Ivan Blažek, rispettivamente presidente e designatore degli arbitri croati. Volevano convincersi che il Pula fosse veramente morto dopo che nel primo incontro a Zara era stato silurato con uno secco 3-0. Scoperto successivamente che a premere il tasto del meccanismo di lancio era stato un... killer in nero, l'arbitro internazionale Vlado Svilokos di Sisak.
Spennati come polli i polesi non hanno reagito. È stato Dragutin Karlo Poljak, istruttore Fifa (controllore ufficiale a Zara), a giudicare l'operato di Svilokos come il peggiore nella storia del calcio croato! Un gol irregolare, un rigore inesistente contro il Pula e un fischio galeotto quando la squadra ospite era in contropiede. Gli istriani sono stati, a dir poco, massacrati. Tutto è stato smascherato grazie a quel Poljak, uno che non si arrende mai quando si tratta di lottare per la regolarità del campionato. Purtroppo, un predicatore nel deserto.
Il designatore Blažek, installato due stagioni or sono dopo il siluramento del fiumano Damir Matovinović da parte della Dinamo (!), in quanto di onestà peccava, è la chiave del problema. Un... burattino in mano al centro del potere nella Federcalcio controllata dalla Dinamo. Il presidente Djedović è formalmente presidente del clan-arbitri, che ha però in Željko Širić (entrambi di Osijek...) il vero capo. Dopo la vergogna arbitrale di Zara, Djedović e Blažek dovrebbero essere cacciati. Ovviamente, non succederà nulla (chi se ne frega del Pula !?), si tratta soltanto di due tentacoli della piovra calcistica croata. La prossima mossa sarà invece la promozione di Širić a designatore. Si va di male in peggio. L'importante è che Dinamo e Hajduk non vengano danneggiati, i due galli del pollaio. Gli altri sono galline per le volpi arbitrali.
"Spiando" i cellulari in Croazia succederebbe il finimondo, altro che Calciopoli in Italia. Tutti però fanno finta di niente.
Damir Matovinović è l'unico arbitro croato ad aver diretto ai Mondiali (Spagna 1982), speriamo ci arrivi un altro fiumano, Ivan Bebek, nel 2010. In Croazia si lavora poco o niente con gli arbitri dal lato professionale. In Italia a "professore" è stato promosso Pierluigi Collina. Che chiaramente sottolinea che un arbitro non può limitarsi a imparare il regolamento. Ma deve studiare le squadre che dirige, capirne i segreti, memorizzare le tattiche degli allenatori e le caratteristiche tecniche, fisiche e psicologiche dei giocatori.
Da noi conta soltanto chi è colui che giudica l'arbitro, gli dà il voto a fine partite. L'importante è che tutto sia sotto... controllo. A Zara qualcosa non ha funzionato. Svilokos è stato colto con le mani nelle tasche polesi. La prossima stagione sarà ugualmente sui campi di Prima Lega (e quelli internazionali), mentre il Pula è stato sacrificato sull'altare Zadar. Leggi Reno Sinovčić.

6. 6.2007
Bilić a caccia della volpe Hiddink

Con il PSV Eindhoven Guus Hiddink è salito sul tetto d'Europa, ha vinto la Coppa dei Campioni nel 1988. Ma sono le nazionali la sua specialità. La Russia, ospite questa sera a Zagabria, è la quarta avventura su tre continenti differenti. Si incrociano i destini di Hiddink e Slaven Bilić. Croazia e Russia sono imbattute, dopo aver aperto a Mosca il ciclo eliminatorio a Euro 2008 con un pareggio senza reti. Slaven Bilić e i suoi collaboratori Robert Prosinečki e Aljoša Asanović da giocatori hanno conquistato il bronzo ai Mondiali di Francia '98 battendo l'Olanda di Hiddink. In panchina c'era Miroslav Blažević, e si tratta dell'unica vittoria croata contro Hiddink.
Mirko Jozić ha ottenuto un pareggio e una sconfitta nelle due amichevoli contro la Corea del Sud guidata da Hiddink. Poi arrivata quarta ai Mondiali di Giappone e Corea. A Zlatko Cico Kranjčar la sfida con il volpone olandese è costata la panchina dopo il pareggio con l'Australia la scorsa estate in Germania. Olanda, Corea del Sud, Australia e ora la grande Russia, ricca e affamata di successo. Con un contratto di 2.000.000 di euro.
La Croazia di Slaven Bilić è in pole position, davanti a Russia e Inghilterra e, stasera al Maksimir (tutto esaurito), deve difendere la fortezza (nessuno ha mai vinto) dall'attacco russo. Una Russia che mastica calcio olandese. Ovvio, Hiddink ne è il... cuoco. Certamente un incubo per Bilić. La Russia è molto più forte e compatta rispetto a quella affrontata a Mosca nel settembre dello scorso anno. Mentre la Croazia è reduce da due confronti (Macedonia e Estonia) non certamente esaltanti. Quanto gli allenatori siano importanti nel calcio moderno lo dimostrano i vari Mourinho, Rijkaard, Capello, Lippi, Ancelotti... Ma non dimentichiamo quel tedesco, Otto Rehhagel, che ha imbavagliato tutta l'Europa in Portogallo nel 2004. Un trionfo dell'anticalcio. Il fine giustifica i mezzi, a costo di uccidere lo spettacolo! La Grecia poi non si è qualificata per i mondiali di Germania.
Hiddink è uno dei grandi tecnici europei, ma Slaven Bilić ha dimostrato di non essere da meno. Cambiando la mentalità della squadra con Modrić, la nuova stella del calcio croato, e quell'Eduardo che anche in Europa segna a raffica. La Croazia di Bilić non è più schiava degli schemi. Ovviamente la disciplina (tattica) regna sovrana, ma a centrocampo c'è anche molta fantasia. La Croazia non è più Srna-dipendente come ai tempi di Kranjčar, quando tutto girava attorno a Dado Pršo.
L'esame Russia (Hiddink) è un nuovo banco di prova per la squadra di Bilić che finora ci ha dato tante soddisfazioni. Mettendo alle corde anche l'Inghilterra. I tre punti contro la Russia valgono oro colato. Vincere diventa d'obbligo, ma l'importante è non perdere. La Russia è forte, e dietro l'angolo c'è l'Inghilterra. Purtroppo nelle qualificazioni ogni scontro diretto è decisivo. Non si vive di gloria.

30. 5.2007
Il Rijeka una minestra riscaldata

Tutti gli errori (scelta di giocatori e allenatori) sono di Marinko Koljanin, il direttore buttato dalla torre di Cantrida. L'Esecutivo vara le decisioni cruciali, vale a dire la scelta dell'allenatore, del direttore... Cadiamo del ridicolo una volta constatato che si tratta di dichiarazioni fatte da Robert Ježić, il presidente padre-padrone (altroché Berlusconi) del Rijeka. Autocrate, indubbiamente, i soldi li trova lui (amicizie politiche e ...racket industriale), il che gli consente di avere le carte in regola per dettare le proprie leggi. Ma anche assumersi le responsabilità. Che nel corso della triste stagione sono diventate – colpe. Ježić è il primo a dover finire sul banco degli imputati. Ha fatto tutto di testa sua. Il risultati parlano meglio di un fiume di parole. Troppo facile lavarsi le mani, mandare Koljanin alla forca e nascodersi dietro l'Esecutivo. Diciamolo subito. I venti membri dell'Esecutivo contano poco più di – nulla. Hanno solo l'obbligo di trovare denaro che consente loro di sedere (mangiare e bere) nei saloni VIP dello stadio di Cantrida.
La montagna ha partorito il topolino Zlatko Dalić. Sul giovane tecnico (41 anni), ex giocatore di Hajduk, Varteks e Dinamo Vinkovci, il presidente Ježić ha scaricato tutte le responsabilità tecniche, affidandogli anche il compito f.f. di direttore sportivo (manager!). Il tutto dopo il mancato accordo con Zvonimir Soldo, l'ex nazionale che sta ultimando gli studi dell'Accademia allenatori di Colonia. Persona troppo seria per tuffarsi in un'avventura del genere e prima contattato per il ruolo di allenatore, il suo mestiere futuro. Il progetto Skoblar–Scoria è caduto in acqua quando Skoblar ha messo sul tavolo le sue richieste: 20.000 euro al mese! A Ježić si è fermato a momenti il cuore... I soldi sono il suo più grande amore.
Zlatko Dalić sul campo e Mario Rubeša (27 anni) nella poltrona di direttore amministrativo, come assoluta sorpresa. Con l'ammissione di Ježić che l'uscente Koljanin svolgeva tre funzioni (direttore, direttore sportivo e responsabile del ristorante societario?).Tre carri non li può tirare nemmeno un bue istriano di razza Boscarin. Koljanin ha pagato il conto di tutti gli sbagli di Ježić. Il più grande l'esonero di Milivoj Bračun (dopo due vittorie consecutive), a tre giorni dalla prima semifinale di Coppa Croazia con il Belupo. I membri dell’Esecutivo lo hanno saputo tramite i giornali. Tanto per chiarire quanto sono loro a decidere.
A Dalić il compito di allestire il nuovo Rijeka che Ježić ha già annunciato, ovvero una squadra capace di dare la caccia a Dinamo e Hajduk la prossima stagione. Speriamo lasci al povero allenatore (ha abboccato l'amo) almeno l'autonomia di scegliere gli uomini giusti, limitandosi a tirare fuori i soldi. Ježić e Dalić hanno promesso una rivoluzione: la caccia all’Europa. Dopo la deludente stagione con 36 giocatore utilizzati e tre allenatori sprecati, non mi sembra decisamente una promessa poco seria. Anche se si tratta del calcio croato, dove nulla è prevedibile. Dinamo e Hajduk sono e rimangono infatti per il Rijeka il – Real Madrid in fatto di denaro, logistica e organizzazione societaria.

23. 5.2007
Koljanin e Kuže sul rogo

Lavorare con Robert Ježić, presidente del Rijeka, è come correre con i tori a Pamplona. Ultimi... incornati il direttore Marinko Koljanin e l'allenatore Josip Kuže. Colpevoli di aver mandato a picco le ambizioni del Rijeka. Koljanin durante tutta la stagione, Kuže negli ultimi due mesi, fallendo l'obiettivo finale di Coppa. Lunga la lista dei peccati di Koljanin servita ai membri dell'Esecutivo dal presidente Ježić. Campagna acquisti fallimentare, giocatori da quattro soldi pagati a peso d'oro, allenatori (Bračun e Kuže) un buco nell'... acqua sarebbero le principali colpe di Koljanin. Ježić l'ha mandato all'ergastolo lavandosi le mani. Onestamente il principale colpevole della disfatta è il presidente. Lo sceriffo di Cantrida dalle pistole sempre fumanti. Come si fa a defenestrare un allenatore (Bračun) dopo due vittorie consecutive (precedute da un pari in trasferta) a tre giorni dalla partita dell'anno, quella con il Belupo (0-0) a Cantrida. Prima semifinale di Coppa Croazia che avrebbe dovuto essere il salvagente di una stagione disastrosa. Ježić di soldi a Cantrida ne ha portati parecchi, 23.000.000 circa di kune, ma in fatto di politica sportiva ha sbagliato tutto. Prima di tutto nella scelta di uomini che di calcio se ne intendono. Nell'Esecutivo siede gente che capisce poco o niente del pallone. Angelo Zicovich, leggendario giocatore e allenatore del Rijeka, diceva sempre che non basta guardare la lampadina per diventare un buon elettricista. Vale per i vari Jozo Kalem, Milorad Šmitran, Ante Maras, Ivan Frančišković... E sopratutto Robert Ježić.
L'Abramovich di Cantrida ha affondato la barca fiumana dopo aver conquistato due Coppe Croazia. A dimostrazione che non basta avere i soldi. Ci vuole anche un po' di... sale calcistico, o almeno scegliere i collaboratori giusti. Il Rijeka è in cantiere di riparazione. Grandi le falle, mancano i marinai (giocatori), il comandante (direttore sportivo) e l'ufficiale di bordo (allenatore). La squadra è infatti tutta da rifare. Vecchia, legnosa, stanca, priva di fantasia e velocità. Per venerdì Ježić ha annunciato la presentazione del nuovo staff, gente a cui affiderà la guida tecnica. Zlatko Dalić, già contattato prima dell'arrivo di Bračun, sembra essere in pole position. Zlatko Kranjčar, si tratterebbe di un ritorno, e Marijan Vlak sembrano essere candidati in caso a Cantrida arrivasse Velimir Zajec in qualità di manager, direttore sportivo. A suo tempo è stato contattato anche Krunoslav Jurčić. Fuori dal... mucchio delle ipotesi sono Skoblar e Scoria (in tandem), come pure Srećko Juričić, che il primo giungo chiuderà ancora una stagione in Medio oriente.
Tutto è in alto mare. Una volta nominato l'allenatore si procederà ai lavori di ricostruzione della squadra.

16. 5.2007
Sharbini in... svendita

Se l'operazione Ahmad Sharbini dovesse andare in porto ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, nelle casse del Rijeka dovrebbero arrivare 800.000 dollari. Una cascata d'acqua in un periodo di siccità finanziaria. Ma, conti alla mano, sul mercato mondiale il Rijeka si libera del suo attaccante di razza per – quattro soldi. Saldi di fine stagione. Il giocatore ha un contratto con il Rijeka fino al 2008 e certamente avrebbe dovuto raggiungere un prezzo maggiore. A moltiplicare il suo valore dovrebbero essere i 25 gol segnati durante la stagione (4 in Coppa Croazia), malgrado gli allenatori (Skočić, Bračun e Kuže), elaboravano filosofie tattiche per mandarlo in – panchina. Dichiarandolo tatticamente incompatibile con l'altra punta (Bolić, Ivanov...). E Sharbini trasformava la rabbia in fulmini, a dispetto dei tecnici schiavi di vari modelli di gioco. Diventando l'unico raggio di sole tra le grigie nuvole parcheggiate tutta la stagione sul cielo di Cantrida.
Ahmad Sharbini, che ha in tasca anche un passaporto della Giordania (il padre Jamal è arrivato a Fiume come studente siriano), oggi sarà ad Abu Dhabi per le consuete visite mediche che precederanno la firma del contratto con l'Al-Wadha. Speriamo bene, visto che il giocatore è soddisfatto (finalmente via da Cantrida!) quanto anche lo stesso Rijeka dal lato economico.
Il giocatore avrebbe però raggiunto sicuramente un prezzo più consistente tra uno o due anni. Con destinazioni molto più attraenti degli Emirati Arabi Uniti. Non si tratta infatti di turismo, ma di calcio. Inspiegabile che sia stato ceduto al prezzo di... svendita. Sembra, infatti, che due squadre della Bundesliga (Stuttgart e Bochum), erano disposte a pagare molto di più – circa 1 milione di euro al Rijeka. Anche se in queste storie di manager sempre "puzza di bruciato". Promesse che si sciolgono come gelato al sole.
Il direttore Marinko Koljanin non avrebbe mai firmato la cessione di Sharbini per 800.000 dollari, ma a deciderlo è stato (come sempre) il presidente Robert Ježić in prima persona. Segno di panico finanziario nel finale di una stagione burrascosa, con una squadra tutta da ricostruire, a partire dall'allenatore. È stata accettata la prima offerta concreta dopo che nel mare di Cantrida c'erano decine di ami senza... esca. Per paura di perdere tutto se il giocatore si infortunasse la prossima stagione (?), oppure attraversasse un periodo di crisi. Strano ragionamento quello di Cantrida, a dimostrazione che non esiste una chiara visione del futuro. Passati infatti i tempi di gloria (due Coppe conquistate) con allenatori fatti in casa (Scoria e Skočić). Uno "fuggito" e l'altro silurato, con Ježić non sa più che pesci pigliare. Idee offuscate, con a Cantrida solo oche nella nebbia totale. All'orizzonte non c'è proprio nulla! Perciò non resta che attendere le prossime mosse per capirne qualcosa.

9. 5.2007
Il Rijeka ha seminato vento...

Chi semina vento raccoglie... tempesta. Per il Rijeka è stata una stagione tutta da dimenticare. Un fallimento nel vero senso della parola. Soldi spesi a palate (23.000.000 di kune), ambizioni buttate alle ortiche dopo il primo scorcio di campionato. Ingaggi da 100 e più mila euro (Mikić e Bule), poi in inverno l'arrivo del bulgaro Ivanov. Due allenatori (Skočić e Bračun), buttati a mare, un terzo (Kuže) che ha sbagliato tutto. Anche lui verrà cacciato. Dopo due stagioni impressionanti e coronati dalla conquista di due Coppe Croazia, Robert Ježić ha sbagliato tutto. Il giocattolo si è rotto. Nel buio di Cantrida balla solo il... diavolo. Diagnosi per niente complicata – politica sportiva sbagliata.
Vi ricordate del prematuramente scomparso direttore sportivo Mladen Romić? Sempre nella tempesta della critica. È stato un genio! Marinko Koljanin, il suo successore (un breve periodo hanno lavorato insieme) in carica da quasi due stagioni, ha fallito tutto. Diventando un mangia-allenatori. Sono saltate le panchine di Scoria, Skočić e Bračun mentre lunga è la lista dei calciatori giunti a Cantrida come rinforzi, ma poi "rottamati". Insomma, soldi buttati via.
La lista dell'Esecutivo del Rijeka ci offre venti nome (più il presidente Ježić), tutto gente che di calcio ne capisce poco o niente. Pagano il... "pizzo politico" in quanto il calcio è questione di prestigio. Il privilegio di incontri politici. Nella lista, infatti, non c'è nessun ex calciatore del Rijeka! Onestamente non è che ci dovrebbe essere per forza, ma questa volta farebbe molto comodo. Perché Robert Ježić è annegato nell’oceano dell'incompetenza in fatto di intenditore di calcio.
Da oltre un anno si stanno facendo i nomi di Srećko Juričić e Josip Skoblar per il posto vacante di vicepresidente esecutivo. Colui che avrebbe dovuto reggere il timone tecnico della società. Juričić ha detto una volta che gli sono stati offerti 50.000 euro a stagione. Ne aveva chiesto il doppio. Con Skoblar e come sfogliare la margherita. Mi ami, non mi ami... Siamo caduti nel ridicolo dopo che Koljanin, al termine della riunione dell'Esecutivo, aveva informato che il "matrimonio è vicino". Skoblar ha negato tutto (impegnato con il Marseille).Bocche cucite anche dai membri dell'Esecutivo, però anche i muri hanno le orecchie... Skoblar aveva chiesto la bellezza di 1.000.000 di kune, ovvero 20.000 euro al mese. Ovviamente Ježić ha risposto... picche. Di soldi ne ha, come detto, buttato via un ...camion. Ma per i giocatori, convinto che ci avrebbe guadagnato e non svenduto a metà prezzo. Anche se si tratta di un "cervello" (quello che manca a Cantrida), Skoblar ha esagerato sul prezzo.
A due turni dal termine del campionato il Rijeka non ha una visione per la prossima stagione. La squadra è un rebus, non è noto chi sarà il nuovo allenatore, mentre il vicepresidente esecutivo, cioè quello che dovrebbe occuparsi della politica sportiva, è un'incognita. Ježić, sembra, non abbia imparato nulla da tutte le frustate ricevute in una stagione di lacrime.

2. 5.2007
Elvis Scoria, il Re di Coppe

È lo Slaven Belupo di Koprivnica la squadra rivelazione della stagione. Scontato in partenza il trionfo della Dinama, lo Slaven allenato da Elvis Scoria è alla caccia della quarta "poltrona", dopo aver raggiunto la finale di Coppa. Avversaria la Dinamo che affronterà anche oggi in campionato. I punti in palio non hanno un gran valore, ma Scoria è concentratissimo: "Voglio vincerla quasta partita, è importante dal lato psicologico prima delle sfide di Coppa", afferma il giovane tecnico polese.
Scoria sta cavalcando l'onda dell'imbattibilità. L'amarezza della sconfitta non la conosce da 15 partite. Oltre al pareggio conseguito sabato scorso a Spalato, il piatto forte è stata la semifinale di Coppa raggiunta contro la sua ex squadra, il Rijeka. Mandando in frantumi i sogni del suo ex datore di lavoro Robert Ježić, Scoria ha confermato di essere il... Re di Coppe!
È giunto, infatti, alla sua terza finale. Memorabile quella con l'Uljanik (ora Pula), squadra di Seconda Lega. Indimenticabile quella con il Rijeka (il primo trofeo dopo 26 anni) nel 2005 e ora ha portato nell'anticamera del paradiso il Belupo. Formazione di mediocre valore, ma costruita giorno dopo giorno con le proprie mani. Sta raccogliendo i frutti di un sistematico e duro lavoro. A dimostrazione della serietà. Le redini della squadra le ha assunto, infatti, nella seconda parte della scorsa stagione quando il Belupo faceva acqua da tutte le parti, nei fondali della classifica.
Elvis Scoria, un tecnico di stampo italiano, maestro di tattica, pedante nella preparazione della partita, ha confermato la propria classe in una... miniera, qual è Koprivnica. Aveva lasciato Cantrida di propria volontà nella 14.esima giornata della scorsa stagione dopo un ciclo negativo (Pula 0-3, Cibalia 0-4, Dinamo 0-1), dimettendosi davanti alle telecamere, in diretta, senza averlo detto precedentemente al presidente Ježić e al direttore Koljanin. Decidendo di chiudere una storia (un tempo bella) che ormai stava diventando un peso allo stomaco causa rapporti tesi. Un arrivederci, però... "Ci ritornerò, il Rijeka è la mia società", disse lasciando Cantrida.
È giunto il momento del ritono all'... ovile. Ježić e Koljanin, da una parte, e Scoria dall'altra, devono dimenticare gli screzi, nell'interesse comune. Soprattutto del Rijeka. Cacciato Skočić, il successore di Scoria (1 punto in 6 partite), Milivoj Bračun non è stata una scelta azzeccata (assurdo però l'esonero dopo due vittorie), mentre Josip Kuže ha scambiato il Rijeka per la... Dinamo. È in caduta libera in fatto di risultati e nel caos totale in fatto di gioco (modulo e uomini). Ježić è diventato grigio, ha i nervi a fior di pelle. È alla caccia di Josip Skoblar (l'accordo sembra vicino) per il ruolo vacante di vicepresidente, a cui affidare il settore tecnico. Skoblar–Scoria (Koljanin è in scadenza di contratto) sarebbe la coppia ideale. Malgrado entrambi siano caratteri... difficili. La stima reciproca dei due potrebbe essere la formula giusta.
"Ho ancora centi giorni di importante lavoro qui a Koprivnica, poi penserò al futuro", ci ha detto ieri Scoria. Sempre pronto, però, a fermarsi a Cantrida magari per un caffè. Forse quello giusto, zuccherato con nuovi stimoli. Il Rijeka oggi ha bisogno di Scoria più di quanto ne sia il contrario. Scoria è un vincente, il che non si può dire per il Rijeka.

25. 4.2007
Marković (non)
ha beffato Sanader

Quando si crede di avere trovato tutte le risposte (in 13.500 pagine, altroché la Bibbia...), ci si accorge che sono state cambiate la domande. È successo con la delegazione croata a Cardiff, e l'Europeo del 2012 è andato ai... poveri e affamati, a Polonia e Ucraina. Come predicava Michel Platini, nuovo presidente Uefa, nella campagna elettorale. Ma tradito anche lui, perché il suo voto era andato all'Italia, mentre per l'amico Marković aveva pronta una pioggia di lacrime. Gli sconfitti sono sempre schiavi del sospetto. È stato il denaro di Surkis (10.000.000.000 di euro, gli zeri ci stanno tutti), l'ucraino membro dell'Esecutivo Uefa (senza diritto di voto), a guidare i giochi. Almeno così la pensano in Italia, Croazia e Ungheria. Tanto che il... burattino del calcio croato (ma sembra capo della piovra) Zdravko Mamić, nel viaggio di ritorno da Cardiff, ha fatto un'inchiesta tra i membri della delegazione croata. Se per un milione di euro avrebbero votato (segretamente) Ucraina e Polonia? Secondo Mamić tutti avrebbero venduto la faccia, tanto nessuno lo avrebbe scoperto. A Surkis sono bastati otto voti (milioni) per beffare l'Italia.
Ormai è acqua passata la prepotenza e l'arroganza di Vlatko Marković, presidente della Federcalcio croata, che parla di sette voti nella manica. Scagliando tuoni e fulmini contro la... mafia italiana e il casino politico, nonché sportivo con tanto di corruzione, in Polonia e Ucraina. È rimasto con un pugno di mosche in mano, mandando su tutte le furie il popolo croato, che aveva creduto nel miracolo. È successo il finimondo con la... caccia all'uomo Marković. A scagliare la pietra più grossa è tagliente è stato il premier Ivo Sanader, convinto di esser stato beffato. Niente mietitura di voti politici (siamo nell'anno delle elezioni) e allora bisogna sfruttare la situazione. Servire sul piatto d'argento la... testa di Marković, come vuole il popolo di votanti.
Conscio di aver peccato d'ingenuità (?), assieme ai suoi collaboratori (in primis Dragan Primorac, ministro della scienza, dell'istruzione e dello sport), Sanader ha fatto il Ponzio Pilato, lavandosi le mani. Marković intanto è fuggito dal rogo, rifugiandosi nell'Uefa, che proibisce il coinvolgimento della politica nei fatti calcistici.
Della delegazione croata arenatasi a Cardiff faceva parte anche Antun Vrdoljak, ex presidente del Comitato olimpico croato, ora membro di quello mondiale (CIO). La sua presenza era già una certezza della sconfitta! Vrdoljak, infatti, per tre volte (due come presidente del Comitato olimpico croato) è stato l'uomo chiave della candidatura di Fiume per i Giochi del Mediterraneo. Il resto è storia nota. Fiume si candida per la quarta volta, speriamo che a Pescara in ottobre non ci sarà Vrdoljak.
Nessuno dopo le tre mancate assegnazioni dei Giochi del Mediterraneo alla città di Fiume aveva chiesto di analizzare gli insuccessi, mettere alla frusta i colpevoli. Anche se, come ora, tutte le istituzioni avevano dato il pieno consenso. A Bari (1995) Vrdoljak aveva... venduto Fiume per il visto d'entrata nel CIO (patrino Samaranch), poi a Tunisi (1999) e Almeria (2003), di voti a favore il giorno prima c'erano a palate... Poi è successo l'... inspiegabile. Come a Cardiff. Per, informazioni, dunque, chiamare Slavko Linić e Vojko Obesnel, sindaci della città di Fiume.
Speriamo di aprire lo champagne a ottobre. Per Fiume i Mediterranei valgono più dell Europeo.

18. 4.2007
Cantrida nella confusione totale

Dopo quella di Coppa, Elvis Scoria ha dato un’altra lezione alla sua ex squadra, il Rijeka. Un secco 3-0 ha portato tutti i nodi al pettine di una crisi profonda. Il Rijeka è psicologicamente con le gomme a terra. Bule viene malmenato prima dell’incontro di Koprivnica, tanto da abbandonare baracca e burattini, il portiere Žilić (rimasto a casa) viene insultato nella notte di... libera uscita (?). La società ha perso il controllo della situazione e la... strada (leggi Armada) ha preso il comando delle operazioni nell’allestimento della squadra per la prossima stagione. Bule deve fare le valigie, e anche Žilić sembra sul piede di partenza. Entrambi sono finiti nel mirino dei tifosi.
La batosta di Koprivnica è stata preceduta da un... repulisti a Cantrida. Cacciato il preparatore fisico Ivan Štefanić (uomo dell’ex Bračun), mentre l’ormai leggendario fisioterapista Bruno Greblički è stato mandato in ferie. Altro che mani d’oro. Malgrado Cantrida sia un “ospedale” con una lunga lista di infortunati. È la classica caccia alle streghe. Si cerca di salvare il “casino” sostituendo i letti e non le... “puttane”, scusate il termine. Al Rijeka sono ormai caduti nel ridicolo, tanto che al bar della società sono stati... tagliati anche i quotidiani Jutarnji list e Večernji list, accusati di essere troppo critici nei confronti di quanto sta accadendo a Cantrida. Altro che Napoleone, il quale non leggeva i giornali francesi; sapeva già quello che sarebbe stato pubblicato.
Il direttore Marinko Koljanin ieri non ha presenziato, come consuetudine, all’abituale conferenza stampa prepartita. Avrebbe dovuto rispondere a troppe domande scottanti, per cui era meglio non esserci. Robert Ježić? Chi l’ha visto! Nei periodi di crisi non risponde nemmeno al cellulare. Il Rijeka, intanto, si trova in un tunnel.
Josip Kuže sta parlando di programmi, di criteri nella scelta di uomini nuovi secondo la sua filosofia calcistica, mentre più della metà dei giocatori attualmente in rosa dovrebbe ricevere il benservito. Ma è come predicare nel deserto, considerato che dalla società non giunge nessun segnale concreto di investimenti per la prossima stagione. Una cosa è certa, e cioè che questa squadra va “rottamata”. Nel finale di stagione (un peso per tutti) bisognerebbe aprire le porte ai giovani, a prescindere dal risultato. Ormai queste partite TV (con Osijek e sabato a Sebenico), non interessano più a nessuno e servono soltanto per tappare i buchi del programma televisivo, in un campionato morto ormai da tempo.
Che delusione questo Rijeka. Nulla di imprevisto, però. Soltanto Ježić e Koljanin dispensavano ottimismo, promettendo una riscossa mai arrivata. Tutto sbagliato sin dall’inizio di stagione. A pagare il fio sono stati poi gli allenatori Skočić e Bračun. A coglierne l’eredità è stato Kuže il quale, a dire il vero, non riesce proprio a collegare i fili. La squadra è continuamente in... corto circuito.
E allora che ne sarà del Rijeka? Un quesito troppo complesso al momento attuale.

11. 4.2007
Il Rijeka ha toccato fondo

Josip Kuže ha recitato il mea culpa, sul... caso Ahmad Sharbini: "Ho sbagliato a non farlo partire titolare nella semifinale di Coppa a Koprivnica. Bule è stato una scelta tattica sbagliata". Sbattuto fuori dalla Coppa da quel Elvis Scoria (le vendette si consumano fredde), il Rijeka ha tempo di analizzare gli errori, gettare le basi per il prossimo campionato. Gettate alle ortiche le ambizioni di questa stagione, Koprivnica ultimo capitolo di una triste storia, a Kuže carta bianca di mettere su una squadra competitiva.
Ahmad Sharbini (17 gol in campionato), ormai è abituato a fare il... panchinaro. Lo lodano tutti gli allenatori (Scoria, Skočić, Bračun, Kuže), lui segna a raffica, partendo sempre dalla panchina. Scoria aveva puntato su Tomislav Erceg (26 gol in campionato, meritandosi ogni euro), fallendo poi con gli attaccanti Zekić e Krpan (ve li ricordate?). A Skočić hanno imposto (?) prima Bobič, poi Bolić. Due veterani che hanno messo fuoti squadra Sharbini. Poi Bračun si è portato a Cantrida il bulgaro Ivanov. Mentre al Rijeka sventolano il prezzo di Sharbini: 1.000.000 di euro, o non si discute. In panchina, dunque, una miniera d'oro.
Chiamato in causa con il Varteks l'attaccante ha messo a segno una doppietta in 25 minuti, abbandonando il campo a riposo, per leggero infortunio. Compatibile con Ivanov per la prossima stagione? È Kuže che deve costruire la squadra che sfrutterà le carateristiche di entrambi. Sempre se i due rimaranno a Cantrida anche la prossima stagione. Dubbio ovvio, dal momento che al Rijeka ogni estate c'è un via vai di gente, non esiste un programma, un progetto. Si improvvisa e di conseguenza si buttano via soldi puntando su gente (giocatori e allenatori) sbagliata, cercando di mettere le toppe nel periodo trasferimenti invernale, quando c'è in giro poca roba. Il frutto (marcio) di questa politica sbagliata possiamo "gustarlo" con la primavera a Cantrida. Con conseguenza il... mal di stomaco. Una stagione da archivare con il primo sole, falliti tutti i traguardi – campionato e Coppa. Il Rijeka non avrà problemi, purtroppo, a luglio, in quanto fuori (dopo tre anni) dalla Coppa Uefa. L'Europa resta un miraggio. Il presidente Robert Ježić ha tutti i meriti per le due Coppe conquistate, ma anche le colpe per la debacle nella stagione in corso. Ha cacciato due allenatori (Skočić e Bračun), cambiato squadra nel periodo invernale, ma nulla è migliorato. Si è andati di male in peggio.
Josip Kuže avrà tutto il tempo di allestire una nuova squadra puntando sui giovani che, come ha affermato, sono il suo cavallo da battaglia. Ma fin d'ora è la società che deve avere le idee chiare, seguire il suo allenatore. Dubito però che nulla cambierà nel comportamento di questo Rijeka che vive alla giornata.
Dopo due Coppe Croazia conquistate il Rijeka si è arenato causa una politica societaria sbagliata. Ježić e Koljanin, presidente e direttore, sul banco degli imputati. Altri (se ci sono), non decidono nulla! Ne sa qualcosa anche Kuže. Ha detto, infatti, che in un mese a Cantrida non ha avuto modo di conoscere nessun dirigente, oltre al tandem citato.

4. 4.2007
L'Auriga «croato»

Sono fuggito da Cantrida mentre il Rijeka si trova all'... ultima spiaggia. Destinazione Milano (San Siro) e Roma (Olimpico), per guarire il mal di stomaco causato da un calcio indigestibile (ci vorrebbe una botte di digestivi...). Ovviamente quello che sta mettendo in vetrina il Rijeka, al capolinea di un lungo tunnel. A Koprivnica si può (deve!) salvare una stagione tutta in salita, o siamo in piena crisi societaria con conseguenze gravi in tutti i settori, dirigenziale (vero Ježić?), parco giocatori... Si parte dal punteggio ad occhiali. Elvis Scoria è alla caccia della sua terza finale di Coppa Croazia, dopo quella raggiunta con l'Uljanik (ora Pula), squadra di seconda lega, e conquistata con il Rijeka.
Dopo trenta e più anni al... servizio del Rijeka (Kuže è il 31.esimo allenatore), ammetto di essere in uno stato di acuta depressione. Anche se non ho bisogno dello psicologo (tanto meno dello psichiatra...), che farebbe molto comodo a quelli di Cantrida (nessuno escluso), sono – fuggito. Grazie ai compiti di lavoro. La fortuna di dover seguire Milan-Bayern e Roma-Manchester United di Champions League. Dallo psicologo, probabilmente (o meglio in qualche osteria...), ci dovrò andare al ritorno, dopo essermi scontrato con la realtà. Speriamo che il Rijeka arrivi alla finale...
A Milano, nei pressi della stazione centrale, c'è l'Auriga (anticamente, guidatore di cocchio), il nome dell'albergo da decenni centro di... raccoglimento di gente del mondo croato del calcio. Il manager Predrag Naletilić è stato l'... apripista. Ora 75.enne, non li dimostra, uomo di fiducia del Milan, ha presenziato ieri ad un'altra sfida storica dei rossoneri. Suo figlio Marko ha dovuto invece puntare su Londra, per motivi di lavoro. All'Auriga, nel ufficio del direttore Mauro Del Fabbro (friulano), sembra di essere nella sede della Federcalcio croata. Foto e gagliardetti croati. Anche qualche bottiglia di vino. Anche se dominano quelle di Fantinel, il friulano presidente della Triestina. All'Auriga i croati sono di casa. Sembra di essere a... Zagabria. A parte il fatto che a suo tempo ci vivevano Zvonimir Boban, Dario Šimić e altri finché non hanno trovato casa, ci vengono tutti quelli che arrivano a vedere il – Milan. Facce conosciute lunedì sera, Zvonimir Soldo, Mario Stanić e Goran Vlaović, ex nazionali croati ai tempi di Ćiro Blažević. Soldo sta ultimando il corso allenatori a Colonia e sta facendo... lezione pratica in vari club. Dopo alcuni giorni di Milanello punterà su Verona e Roma. Vlaović sta ultimando l'Accademia della Federcalcio croata. Stanić invece è il... manager. Ha brindato con il vecchio volpone Naletilić. Insieme hanno fatto il giro del mondo – Dinamo Zagabria, Gijon, Benfica, Brugges, Parma e Chelsea. Tutti insieme al ristorante Giannino (107 anni di tradizione), con Ariedo Braida, direttore sportivo del Milan, pure lui friulano. "Ma dove sono finiti i giocatori dell'ex Jugoslavia. Una volta c'era tanta materia prima, ora neanche con la candela si trova più un talento. Beh, è cosi anche in tutta Europa", si lamentava Braida.
Fino a un nuovo incontro all'Auriga. C'è anche una foto dell'ex selezionatore Zlatko Kranjčar con il direttore Del Fabbro. Milano e Roma per dimenticare Cantrida, almeno per alcuni giorni.

28. 3.2007
Cantrida, è tempo di baldoria

Robert Ježić, esperto lupo di mare (ex campione velistico), sta controllando a fatica l'imbarcazione – Rijeka. Spira aria di temporale (di nuovo!), tuoni e fulmini prima della partita (ultima spiaggia) con lo Slaven Belupo (4 aprile). Un mancato accesso alla finale di Coppa (dopo lo 0-0 di Cantrida), provocherebbe un maremoto. I nervi sono ormai tesi. Anche se a sentire Josip Kuže, il nuovo allenatore, viene l' ...acquolina in bocca. Il futuro sarà tutto rose e fiori. Soprattutto a Koprivnica. Speriamo, altrimenti Ježić dovrebbe dare il benservito al direttore Marinko Koljanin, e poi rassegnare le dimissioni. Lasciare il posto a qualcun altro. Malgrado siano in molti a credere che un ritiro di Ježić significherebbe «la fine del mondo (calcistico) a Cantrida».Della serie – muore un Papa se ne fa un altro... E il Rijeka è un bene (e dovere) di tutta la città, della regione, ecc. Di Koljanin, poi, non merita di spendere troppe parole. Ormai e sul filo del rasoio di Ježić da troppo tempo. Colpevole di troppi ingaggi sbagliati. In un anno e mezzo è riuscito ha cacciare ben tre allenatori – Scoria, Skočić e Bračun.
Kuže, subentrato a Bračun, ha puntato subito l'indice accusatore sull'ex allenatore, sostenendo che la squadra è fisicamente impreparata. Non riesce a reggere più di un ora. Ovviamente le critiche vanno anche al preparatore atletico Štefanić, portato a Cantrida da Bračun. Ma da Zagabria si è fatto vivo il ben informato Bračun (ovviamente ha i suoi uomini nello spogliatoio), con notizie sul comportamento di alcuni giocatori nella notte che ha preceduto l'incontro di Coppa con lo Slaven all'albergo Ambasador di Abbazia. L'ex tecnico afferma che per parecchi è stata una notte di baldorie. Una vita poco sportiva la causa, secondo Bračun, del basso rendimento sul piano atletico. Mancanza di ossigeno. E non di una sua preparazione sbagliata.
Giacché anche i muri hanno le orecchie, la storia delle ...orgie dell'Ambasador è giunta fino a Zagabria. Il che, ovviamente, ha mandato su tutte le furie Ježić. Il presidente "padre-padrone", ha perso, come detto in apertura, il controllo. Troppi gli investimenti per giocarsi tutto nei 90' a Koprivnica. Giocatori a palate, tre allenatori... Una montagna di euro racimolati dal racket politico. Oltre a 2.000.000 di euro dal sacco delle tasse dei cittadini per la ricostruzione dello stadio di Cantrida. Ristorante compreso! Dove l'accesso dopo le partite è per pochi intimi amici del presidente. Durante la settimana, invece, è un deserto. Tantoché anche il sindaco Vojko Obersnel ha preso le distanze dal presidente che ha "privatizzato" il Rijeka con i soldi altrui. Si comporta da sceriffo del Far West. Altroché Berlusconi o Moratti, che investono di tasca propria. E le decisioni tecniche le lasciano a gente che di calcio se ne intende, a differenza di Ježić.

21. 3.2007
Bilić «si mangia» la Macedonia

Slaven Bilić, il nuovo CT croato (subentrato a Kranjčar dopo Germania 2006), ha trovato il giusto equilibrio tra disciplina tattica e fantasia, allestendo una nazionale che sta dando tante soddisfazioni. Messa alle corde l'Inghilterra e superato l'esame Tel Aviv è il momento di una ... Macedonia con la panna di gol. Sabato al Maksimir. Il pronostico parla in croato, decisamente, ma non dimentichiamo che la lepre è ancora in bosco. Il calcio non è matematica, una scienza esatta, e la Macedonia non è certamente una squadra materasso, del tipo Andorra. Tutt'altro! Bilić ormai non può nascondersi dietro un dito: create le fondamenta, incamminatosi sulla via del successo (e del bel gioco), deve incasellare altri tre punti.
Al Maksimir arriva un altro allenatore giovane (44 anni), Srečko Katanec, armato di filosofie calcistiche moderne. Con due anni e mezzo di ritardo si sederà al Maksimir sulla "panchina sbagliata", ovvero su quella slovena. Doveva, infatti, diventare il successore di Zlatko Cico Kranjčar. Aveva tutto concordato con il presidente della Federcalcio Vlatko Marković, ma poi è stato stritolato dai media zagabresi – tirando i remi in barca. Ex giocatore di Ljubljana, Olimpija, Dinamo, Partizan Stoccarda e Sampdoria (31 presenza nella nazionale jugoslava, 5 in quella slovena), ha fatto parlare di se come allenatore grazie ai successi (un mondiale e un europeo) alla guida della Slovenia. Ora vive a Lubiana ma lavora a – Skopje. Alla Macedonia ha dato un volto e carattere, mettendo le briglia ad una squadra disordinata e caotica. Oggi la Macedonia rispecchia infatti il carattere di Katanec (serietà, disciplina e cuore...), giostrando su schemi disegnati con ordine. Tanto da aver costretto ad un risultato ad occhiali gli inglesi a Manchester, nel "Teatro dei sogni".
"La tattica è l'arma dei poveri", diceva sempre il leggendario Carlo Mazzone. E Katanec (scuola Vujadin Boškov), ne ha fatto tesoro. Con una sola stella in squadra, quel Goran Pandev che sta facendo furori alla Lazio (10 gol finora), ha messo su una squadra amalgamata, corta e compatta. Non si tratta di bunker, del classico catenaccio, bensì di un gioco organizzato e creato a misura dei giocatori. Per esaltare le loro qualità. Con i mezzi (uomini) a disposizione Katanec è molto più pericoloso in trasferta di quanto non lo sia in casa, dove è costretto ad aprirsi. Una squadra chiusa a riccio potrebbe essere una brutta gatta da pelare per la favorita Croazia di Bilić. Anche se, va sottolineato, rispetto alle squadre dei suoi predecessori (Jozić, Barić, Kranjčar), questa ha in mano chiavi (di gioco e uomini) in grado di aprire ogni serratura. Dotata di schemi, ovviamente, ma anche di talento puro.
Sulle rive del lago di Ocrida Katanec sta studiando la formula per mettere la museruola alla scatenata Croazia. È lui, infatti (non c'è dubbio!), l'arma più forte di questa Macedonia tutto pepe. Altro che ...dolce frutta. Nel caos del calcio macedone, campionato sospeso per una giornata causa incidenti (picchiati cinque giocatori del Vardar durante l'intervallo), dove al presidente della federazione Hadži-Ristevski si imputa di aver falsato i voti della rielezione (Pančev i Ringov guidano l'opposizione), la nazionale di Katanec è un – miracolo. Croazia avvertita, anche dal 1994 (primo incontro ufficiale di qualificazione) il Maksimir è uno stadio – fortezza. Nessuno ha infatti mai vinto.

14. 3.2007
Cantrida come il... circo Orfei

"Koljanin è un... mangia-allenatori", il commento di Marijan Jantoljak, una dei più grandi portieri nella storia del Rijeka, dopo l'esonero di Milivoj Bračun. Da quando dirige l'area tecnica di Cantrida, un anno e mezzo, Koljanin ha cacciato tre allenatori – Scoria, Skočić e Bračun. Ovviamente con il "battesimo" del presidente padre-padrone Robert Ježić. A Bračun è stata tolta l'occasione di giocarsi la semifinale di Coppa con il Belupo di Elvis Scoria. Ci teneva – lo scorso anno ha trionfato con il Koper in Slovenia – a dimostrare che è stato un buon investimento. Invece è stato messo alla porta dopo due vittorie! Non entusiasmava certo Ježić la filosofia calcistica di Bračun, poco spettacolo e vacche magre in fatto di risultati. Era da tempo in sala d'attesa Josip Kuže (anche Zlatko Dalić del Varteks), che avrebbe dovuto prendere le redini della squadra a fine campionato. Ježić ha però perso la pazienza, buttando a mare Bračun, reo di non aver amalgamato giocatori di qualità con la squadra che non dava garanzie. Troppi soldi spesi per soffrire di mal di stomaco partita dopo partita. Ježić vuole spumante e caviale, non pane duro e salame.
Cantrida però è diventata un... circo Orfei (senza voler offendere gli animali). Un via vai di gente, sembra di essere in una stazione ferroviaria. Durante la pausa invernale Bračun ha ridisegnato il nuovo Rijeka sostituendo molti giocatori con nomi nuovi. Alcuni voluti da lui, altri dal direttore Koljanin. I due hanno fatto a... pugni nel periodo trasferimenti, sembra questo il pomo della discordia. A Cantrida, infatti, sono tutti – manager che cercano di fare i propri interessi. Non esiste una politica sportiva trasparente, manca il manager con un progetto. Quel terzo uomo, accanto a Robert Ježić e Luciano Sušanj nell'Esecutivo. Srećko Juričić ha detto grazie (questione di soldi), ritornando nel suo... paradiso del Medio oriente, con Josip Skoblar non hanno parlato seriamente. E si è scivolati nel caos dell'improvvisazione. Tutto dipende dall'umore del presidente Ježić.
La Coppa Croazia, almeno la finale con Dinamo o Hajduk, e l'ultima spiaggia per il Rijeka. Dopo un campionato gettato alle ortiche. E il Rijeka si trova di fronte quella... volpe istriana di Elvis Scoria, che in fatto di tattica (soprattutto per le partite di Coppa) è il Benitez croato. L'allenatore del Liverpool che ha messo alla porta il Barcellona, dopo che due anni or sono aveva rimontato tre gol di vantaggio al Milan nella finale di Istanbul. Scoria è il pericolo maggiore per il nuovo tecnico Josip Kuže, al timone da due giorni. Ha anche un conto in sospeso con il tecnico zagabrese. Lo ha battuto con la Dinamo la scorsa stagione (14.esimo turno – 1-0) a Cantrida, dopodiché Scoria ha fatto le valigie. Ormai si guardava in... cagnesco con Ježić e Koljanin.
Scoria è alla caccia della sua terza finale con tre squadre differenti. L'aveva raggiunta con l'Uljanik (oggi Pula), quando militava in seconda lega (sconfitto dall'Hajduk), poi ha portato al trionfo il Rijeka dopo 26 anni. Battendo l'Hajduk due volte. Bei tempi. E attenti a Scoria.

7. 3.2007
Il basket fiumano è risuscitato

Dopo che per anni il Palazzetto di Tersatto era una cattedrale nel deserto cestistico è... risuscitato il Kvarner. L'ingaggio del coach Dražen Brajković è stato una mossa azzeccata del triumvirato dirigenziale Franić-Grbić-Naglić, tutto uomini di due metri con un passato sotto i tabelloni. Ritornato a Tersatto dopo sei anni (nel 2001 aveva portato i fiumani al terzo posto e nella Lega adriatica), Brajković ha fatto da traghettatore: in due mesi e mezzo è riuscito a cambiare il volto di una squadra anemica, raggiungere la puole titolo, la fase finale a otto del campionato croato. Dopo tre anni è così arrivato ieri a Tersatto lo Cibona.
Accesa la luce nel buio labirinto, la dirigenza del Kvarner è riuscita anche a ingaggiare due americani. Segno che intendono fare le cose sul serio. Oggi è in futuro. Collegare il filo spezzato con la storia, gli anni di gloria quando a Tersatto il basket andava di moda con Nikola Plećaš, ma anche giocatori del vivaio fiumani quali Miličević, Grabovac, Jugo... La poule titolo dovrebbe però essere solo il primo passo (importante) verso la consolidazione. L'inizio di un progetto. Perché al momento attule i punti di forza della squadra sono due veterani del basket croato, Marić (41 anni!), Maleš (35) e alcuni "stranieri", mentre i fiumani scaldano la panchina. È un periodo, ovviamente, di transizione, l'importante era... riportare in vita il basket fiumano. Per il pubblico e gli sponsor. Non saranno, infatti, più partite per pochi intimi, amici e famigliari...
Dražen Brajković ha ammesso che avrebbe dato le dimissioni in caso di mancato approdo alla riva del successo, la fase finale del campionato. Ora però bisogna assolutamente pensare al futuro, allestire una squadra competitiva, affinché non sia questo solo un... canto del cigno. Il Kvarner ha un'intera squadra in giro per il mondo. Mance, Kus e Vrbanc allo Cibona, Štimac in Polonia, Baždarić in Spagna, Štemberger in Ercegovina, Perković in Grecia, Stegnjajić in Austria, Velčić e Jugo in Slovacchia... Gente andata, giustamente, alla ricerca di altri nidi, per fare un salto di qualità e mettere in tasca un po' di soldi. Portare all'ovile le pecore perdute (almeno alcune) dovrebbe essere uno dei principali compiti dell'ambiziosa dirigenza fiumana. Ovviamente, tutto dipende dal budget societario. I contratti di questi giocatori variano da 50 a 150.000 euro a stagione. Molti sarebbero certamente disposti a ritornare a casa, a patto che il Kvarner, oltre a trovare i soldi, vari un progetto europeo.
Per ora è solo un sogno. Ma bisogna provarci, passo dopo passo... In nome della tradizione, le profonde e folte radici, del basket fiumano. Conquistare almeni i vertici croati...

28. 2.2007
Gračan sulla panchina sbagliata

In attesa del derbi con i polesi, a Cantrida l'acqua è alta e – mossa ! Il presidende Robert Ježić è andato su tutte le furie a Sebenico. La squadra è ancora in fase di rullaggio, stenta a decollare, malgrado tutti gli investimenti nel mercato invernale di riparazione. Ma andiamo di male in – peggio. Il Rijeka è una squadra né carne né pesce. E l'allenatore Milivoj Bračun è sulla graticola. Subentrato a Dragan Skočić, ormai sembra si stia cercando un suo sostitituito. E il favorito è Zlatko Kranjčar, ex selezionatore croato, ma anche allenatore del Rijeka cinque anni or sono, proprio nella stagione della girandola di allenatori: Kranjčar (cinque sconfitte consecutive...), Mladenović(nove partite), Lokica. Il Pula è per Bračun l'esame di riparazione. Perché se in autunno tutte le colpe si potevano scaricare sul suo predecessore Skočić, ora la squadra l'ha impastata lui, scegliendo da solo gli ingredienti.
Gračan con il Pula è ancora al – palo. Zero gol e zero punti nelle prime due partite. Con tanto di fischi dopo la sconfitta casalinga con lo Zagreb. Il Rijeka era partito alla caccia del titolo, il Pula per salvarsi, ora sono... vicini di casa in classifica. Nona e decima, ma i confronti tra fiumani e polesi sono sempre al cardiopalmo. Oltre ai punti in palio c'è una grossa fetta di torta di antagonismo. Malgrado il Pula non sia l'Istra, che oggi milita nelle categorie inferiori.
Bračun ha fatto sempre il pieno nelle partite di esordio contro il Rijeka e il Pula. Due stagione or sono, sulla panca del Pula, ha silurato il Rijeka di Elvis Scoria 3-0, ed era l'inizio della fine del giovane tecnico. Ha sollevato l'ancora e tolto il disturbo dopo aver perso 4-0 a Vinkovci e 1-0 con la Dinamo a Cantrida. Preso il posto di Skočić, la prima di Bračun a Pola si è conclusa con la vittoria del Rijeka per 3-2. Ora potrebbe giocarsi la panchina con i polesi.
Sabato Nenad Gračan siederà dalla parte... sbagliata. E potrebbe giocare qualche brutto scherzo. Il tecnico fiumano è entrato nella storia per aver fallito il bersaglio (il titolo) di alcuni milimetri secondo l'ormai storico... sbandieramento di Krečak. Il titolo è stato consegnato sul piatto d'argento alla Dinamo, come regalo al defunto presidente croato, Tuđman. Gračan ha fatto poi il... giro della Croazia: Hajduk, Osijek, Kamen Ingrad, Dinamo e Pomorac, prima di assumersi il compito di salvare il calcio polese. Un tecnico di valore, indubbiamente, con una brutta gatta da pelare.
A Cantrida dalla marea alta si potrebbe passare sabato alla burasca, con un mare di tempesta. Bračun avrà di fronte Gračan, con un altro ex del Rijeka, Elvis Scoria, dovrà salvare la stagione nella doppia semifinale di Coppa. Potrebbe però non arrivare al confronto con lo Slaven di Scoria, se non saprà mettere la museruola alla squadra di Gračan. Fiumani sulla strada dei fiumani, anche se Scoria è nativo di Pola... Bračun avvertito. Novanta minuti di fuoco. Il Rijeka è costretto a vincere, altrimenti saranno guai. Per informazioni chiedere al presidente Ježić. È nero di rabbia.

21. 2.2007
Arbitri da quattro soldi

Damir Matovinović è andato in pensione. Come direttore dell'ospedale ortopedico di Laurana e – ancora prima – come dirigente nel settore arbitrale della Federcalcio croata. Ha dato un... calcio ad un pallone che ormai non lo divertiva più. Non è un voltagabbana, bensì un uomo di carattere. Non ha mai venduto la faccia, ha combattuto sempre con coerenza il sistema di stampo mafioso in seno al settore malato dal cancro – corruzione. Per una stagione è stato designatore degli arbitri croati. Ed è stata una rivoluzione. I grandi club – Dinamo, Hajduk... –, non potevano scegliere gli arbitri, ordinarli come un "Allo pizza", e l'hanno silurato. Il presidente Marković, con tanto di lode (?), l'ha messo da parte installando quell'Ivan Blažek di Koprivnica, campione di compromessi e servo dei padroni del calcio.
Damir Matovinović rimane un... miraggio per tutti gli arbitri croati. È stato al Mondiale di Spagna del 1982, dopo di lui nessun'altra giacchetta nera è riuscita a conquistare una platea europea o mondiale. Una persona... scomoda, che dell'onestà ha fatto il suo cavallo di battaglia, ha scelto il mare e la pesca sull'isola di Cherso al posto di un mondo corrotto.
Ante Vučemilović è uno degli arbitri internazionali croati. A Cantrida è giunto dal convegno europeo di Roma, dove ha decisamente appreso poco o niente. Il suo arbitraggio in Rijeka-Dinamo è stato un disastro. Una caterva di errori non permessi nemmeno in un campo di grano della sua Slavonia. Ante Vučemilović è nipote di un altro Ante Vučemilović, sempre di Osijek, ovviamente, membro dell'Esecutivo della Federcalcio croata. Uno degli apostoli, dunque, del Dio – Marković. Il nepotismo va di moda nel mondo arbitrale croato.
Il colmo è, però, che per tutto quel casino di Cantrida si è "meritato" un voto positivo. Una conferma della tesi che Vučemilović ha compiuto il proprio dovere di – killer. A parte la desolante prova del Rijeka, con una tattica incomprensibile, difficile da capire e decifrare.
Osijek è diventata la capitale del mondo arbitrale. Il presidente è Stjepan Djedović, ma la vera testa della piovra è l'ex arbitro internazionale Željko Širić. Il designatore Blažek è una... marionetta. Širić, uomo di fiducia della Federcalcio, è lo sceriffo del settore arbitrale. In Europa non ha fatto carriera, come non lo farà la maggioranza dei suoi sudditi (Vučemilović compreso). Mi ha deluso il giovane fiumano Ivan Bebek, che giovedì scorso ha ricevuto un 8,5 dallo svedese Frisk per l'arbitraggio di Benfica-Dinamo Bucaret (1-0), di Coppa Uefa, grande talento, che ha menzionato Širić come miglior arbitro croato di tutti i tempi. A conferma del potere di Širić? Meno scandalosa sarebbe stata la nonima di suo padre Veselko, anche se non era un granché...
Ivan Bebek (30 anni) è attualmente il miglior arbitro croato, fa parte dela seconda classe europea, tra i 54 migliori arbitri continentali. Una carriera davanti, se non copierà Širić e Vučemilović.

14. 2.2007
I fiumani della Dinamo

Cantrida non scorderà mai quel pareggio (1-1) con l’Osijek e il gol annullato a Hasančić nel 1999. La mano killer, bandierina in mano, del guardalinee Krečak. A Zagabria sapevano cosa succederà, la festa era pronta. Un altro regalo al defunto presidente Tuđman, con tutti i suoi vasalli (Ćiro Blažević compreso...) accanto. Più numerosi del pubblico. A parte i demeriti della squadra fiumana (fiacca e priva di mordente...) si è trattato di una truffa politica. L’attuale presidente del Rijeka, Robert Ježić (allora membro dell esecutivo), parla oggi anche di una... quinta colonna a Cantrida (?). Beh, acqua passata. Anche se la ferita non sarà mai del tutto cucita.
Si riprende a calciare sui campi croati, inizia la "primavera", in programma la 19.esima puntata che a Cantrida porta appunto la – Dinamo. Capolista e campione in carica. Dopo dieci anni giunge anche Branko Ivanković, alla guida del Rijeka, appunto, prima dell’exploit di Gračan. Ivanković era arrivato alla guida del Rijeka nel 1996 (allora vice di Blažević in nazionale), dopo che Ćiro aveva salvato la squadra fiumana dalla retrocessione, guidando contemporaneamente nazionale e Rijeka (spesso per... telefono). Blažević e Ivanković sono stati allenatori del Rijeka e della Dinamo, su entrambe le panchine siedavano pure Skoblar e Gračan.
Molti giocatori fiumani hanno scritto la storia della Dinamo. Il primo Stojan Osojnak, che il 15 aprile di oltre mezzo secolo fa (1954), al noventasimo infilò la rete della Crvena zvezda consegnando il secondo titolo alla Dinamo con una giornata di anticipo. Al nome di Osojnak (poi allenatore di successo, ora vive in Svizzera) è legato un campionato vinto, mentre una pietra della difesa degli zagabresi vittoriosi della Coppa delle fiere (oggi Uefa), quaranta anni or sono, è stato Marijan Brnčić.
Si potrebbe costruire un’intera squadra di fiumani che hanno scritto pagine di storia della Dinama. L’imbarazzo della scelta (tecnica) di una ventina di uomini. In difesa, oltre a Brnčić, troviamo Mladen Cukon, Saša Peršon, Ivan Car, Damir Milinović, Andre Mijatović, Celestin Gasparini, Nebojša Malbaša, Danijel Šarić... A centrocampo Mladen Mladenović, Jasmin Agić, Renato Pilipović... In attacco, oltre a Osojnak, Boško Balaban, Zoran Škerjanc. Una Dinamo fiumana di grosso calibro.
Cantrida è da sempre stato un terreno ostico per gli zagabresi, anche quando spruzzavano salute da tutti i pori. Tanto che un periodo non avevano conosciuto la dolcezza della vittoria per 29 anni. I tempi sono cambiati, ma la Dinamo a Cantrida arriva anche oggi con tutto il rispetto e un po' di – paura. Malgrado siano convinti di aver allestito una squadra in grado di lasciare traccia la prossima stagione in Europa. E da anni però che sognano e promettono.
A Cantrida, comunque, sabato per la prima di campionato sarà – spettacolo. La Dinamo è una calamita. Milivoj Bračun, ex giocatore della Dinamo, nella sua carriera di allenatore non è mai riuscito a mettere il bastone tra le ruote del carro del Maksimir. Potrebbe essere la volta buona.

7. 2.2007
Allarme hooligan anche in Croazia

In Italia il pallone è nuovamente in – tribunale. Questa volta l'accusa è grave: un poliziotto ucciso dai barbari del calcio. L'industria pallonara si è fermata, è allarme in tutta la penisola. Finalmente si procederà a... incatenare il "terrorismo calcistico", mettendo in pratica il modello della Lady di ferro, Thatcher.
Fino a che punto la crisi italiana, da Moggigate al... Vietman di Catania, può influire sulla candidatura per gli Europei del 2012. L'Italia è in corsa con Croazia e Ungheria, Ucraina e Polonia. Una rielezione di Lennart Johansson a presidente UEFA avrebbe assicurato all'Italia la pole position, ora avrà contro Michel Platini. A cantare vittoria è Vlatko Marković, presidente della Federcalcio croata e "uomo Platini", ma è presto per fare i conti in tasche altrui. A votare il 18 aprile a Cardiff saranno in 12 (Platini compreso), per la maggior parte "uomini di Johansson", rimasti nell'Esecutivo. Fuori dai giochi i convolti, l'italiano Carraro e l'ucranio Surkis. Il voto è segreto, ci sarà un festival di promesse da marinaio.
In Italia regna sovrana la convinzione che le candidature dei rivali non dovrebbero mettere in pericolo la vittoria, malgrado gli ultimi incidenti di Catania e l'indignazione di tutta l'Europa. Anche se altre campane suggeriscono il ritiro della candidatura come questione morale. L'Italia è in balia dei hooligan, come ha scrittto qualcuno, quelli schedati e quelli mascherati da politici, dirigenti, tecnici, giocatori, giornalisti... Malgrado il "decreto Pisanu" negli stadi si continua ad entrare con coltelli, fumogeni, razzi, bombe di carta.
Oggi, probabilmente, se i membri dell'Esecutivo UEFA hanno un po' di morale, l'Italia verrebbe subito scartata, ma gli Europei in questione sono in programma tra cinque anni. Tutto il tempo per mettere ordine (mah!) in un Paese che di calcio si nutre quotidianamente. Le azioni croate sono, comunque, in rialzo, anche se i tifosi sono una palla di ferro al piede di Marković. Un nulla però, in confronto a quanto sta succedendo negli ultimi tempi (da anni...) in Italia.
Il campionato croato parte il 17 febbraio con l'incontro Rijeka-Dinamo, sette giorni dopo al Maksimir di Zagabria si troveranno di fronte Dinamo e Hajduk. È allarme anche in Croazia, dopo quanto successo in Italia. Soprattutto al Maksimir. Arde sempre il fuoco dell'odio tra le tifoserie di Zagabria e Spalato, mentre ad alimentarlo, spegnerlo con la... benzina, sono i dirigenti. La Federcalcio croata deve attivare le leggi antihooligan, cessare con i compromessi (le societa sono schiave dei tifosi...), altrimenti rischia di finire nelle sabbie mobili quando si parla di candidatura Euro 2012.

31. 1.2007
Ivanov nuova punta di diamante

Quando la butti dentro il sacco è festa, tutti gli errori vengono cancellati, arriva il perdono per tutte le occasione fallite. A differenza dei difensori, per non parlare dei portieri (sempre con il terrore negli occhi), gli attaccanti con un colpo maestro s'arrampicano dalla polvere sull'altare della gloria. È di gol che si vive, scrive la storia. Il Rijeka ha trovato un nuovo bomber in – Bulgaria. L'ex attaccante della nazionale, Georgi Ivanov. Perché una squadra senza uomini con il fiuto del gol è come un arco senza frecce. È il caso del Rijeka, malgrado le 12 reti del giovani Ahmad Sharbini nella prima parte della stagione. Sharbini, ovviamente, vorrebbe andarsene per non fare nuovamente il... panchinaro. Toccatogli nelle ultime tre stagioni. Cercando fortuna, con successo, quando i titolari avevano le cartucce bagnate.
Il Rijeka, purtroppo, è da... mezzo secolo che non ha attaccanti, prime punte cresciute in casa. Anche se ora il vivaio non produce nemmeno difensori (dove sono i tempi di Radin e Juričić, fino a Knežević andato in forza al Livorno). E l'abbaziano Stojan Osojnak, anni cinquanta, uno dei migliori centravanti (di vecchio stampo) di tutti i tempi. Ha militato anche nella Dinamo, dove con una rete infilata alla Crvena zvezda ha regalato il titolo alla squadra del Maksimir. Dopo Stojan (vive in Svizzera) è stata la volta dell'albonese Bruno Veselica. La metteva... dentro in continuazione.
Ricordiamo lo spalatino Tonči Gulin, prima degli anni settanta di Miodrag Kustudić e Milan Radović, due Coppe Jugoslavia conquistate. Kustudić arrampicava sulle spalle i difensori e di testa mandava il cuoio in rete, mentre Radović era sempre nel momento giusto al posto giusto, nell'area di rigore, a raccogliere palloni di nessuno e mandarli al posto giusto.
Prima di Ivanov, uno che ha scritto la storia del Rijeka in prima persona è stato Tomislav Erceg. Una stagione, 26 gol tra campionato e Coppa (conquistata nel 2005). Memorabile il suo centro contro l'Hajduk (la sua squadra), nel primo incontro di finale a Fiume con i dalmati. Passando il pallone tra le gambe di Vejić con una finta ha mandato Hrman a... sbattere sui pannelli pubblicitari prima di battere l'estremo difensore spalatino.
Zekić, Bobić, Bolić... Dopo Erceg sono state tutto bolle di sapone, investimenti sbagliati. Sembra che Ivanov sia un'altra cosa. Che il Rijeka ha finalmente investito bene 200.000 euro (tra risarcimento al Levski e ingaggio del giocatore). Dovrebbe essere la punta di diamante anche per la prossima stagione. Perché è ora che si costruisce la squadra per l'estate prossima. Anche se il Rijeka in questo gennaio ha dovuto prima colmare i vuoti causati dagli errori d'inizio di stagione. Con tutte le conseguenze che comporta una politica di mercato – fallimentare.
Il Rijeka deve arrivare alla finale di Coppa per salvare capra e cavoli, raggiungere per la quarta volta consecutiva la Coppa Uefa. Speriamo che la dirigenza ha imparato qualcosa dalle debacle con i turchi del Genclerbirligi, i bulgari del Litex ed i ciprioti dell'Omonia. Mai, infatti, sono riusciti a superare il primo turno. Non lo faranno nemmeno quest'estate (se si qualificano!) se durante il percorso venderanno mezza squadra. Ci vuole più serietà (e soldi) nei progetti europei.

24. 1.2007
Salvagente per lo Zamet

La Croazia del "professor Lino de Umago" sta dando spettacolo ai Mondiali in Germania. Una pallamano tutta champagne, con due fiumani, Mirza Džomba e Renato Sulić, nel ruolo di primi attori. Ovviamente con Ivano Balić direttore d'orchestra. L'ex cestista ha la classe di... Toni Kukoč. Un poeta del parquet.
Due fiumani nel Dream Team croato, altri due, il portiere Matošević (ancora tra i pali nel campionato tedesco) e Alvaro Načinović, hanno conquistato ad Atlanta, undici anni or sono, il primo oro olimpico per la Croazia. Mentre la pallamano fiumana (leggi Zamet), ha toccato il fondo. Da anni si sta dimenando nelle sabbie mobili. Lontano dai vertici della graduatoria nazionale, solo promesse da... marinaio all'inizio di stagione. Poi puntualmente la squadra va a picco nella fase iniziale del campionato. Attualmente naviga iz cattive acque. La crisi dirigenziale (nulla di nuovo a Fiume...) ha mandato la societa in tilt. Petar Bracanović, il presidente, come i due direttori, Miculinić e Bogdanović (anche allenatore con Prskalo), hanno rassegnato le dimmissioni da piu di un mese, consegnando praticamente le... chiavi alla mamma – Città (di Obersnel). In Corso c'è infatti il muro del pianto degli sportivi fiumani una volta con l'acqua alla gola.
Non è una commissione alla... Churchill quella formata con il compito di trovare un salvagente. Si intravede una soluzione. A nuovo presidente dovrebbe venir eletto il dottor Kolić, da una decina di anni in... panchina, a direttore Alvaro Načinović e ad allenatore Drago Žiljak, noto tecnico fiumano, da alcune stagione alla guida dello Crikvenica. Questa la soluzione del problema sotto il patrocinato della Città, un'altra volta, come nel caso del Kvarner – basket e dell Orijent – calcio... Che stavano affogando nei debiti.
La pallamano ha folte radici nel capoluogo del Quarnero e l'albero potrebbe presto rifiorire. Uscire dal vicolo cieco sarà un'impresa difficile, data la precaria situazione, ma la nuova gente ne sono una garanzia. Alvaro Načinović, una leggenda dello sport fiumano con quattro medaglie, tra Giochi olimpici, mondiali ed europei, si è tuffato nell'avventura con grande entusiasmo e idee molto chiare. Una volta, finalmente, tutta la pallamano fiumana (Kvarner, Pećine, Kozala...) devono essere al servizio dello Zamet. Perché i talenti a Fiume non mancano. Altra storia che una volta fatte le ossa emigrano verso nidi più ricchi. Forse è il momento di cambiare musica (anche in altri sport), allestire squadre competitive in Europa, e riempire il Palazzetto dello sport di Tersatto. Basta con le partite per pochi intimi, amici e parenti. I fiumani si meritano molto di più. Come ai vecchi tempi... Del, tutto esaurito, per basket e pallamano.

17. 1.2007
Rijeka in piena emergenza

Predrag Rački – Pedo, manager fiumano attivo sul mercato calcistico europeo, è molto critico sul comportamento del Rijeka in questo periodo di ingaggi invernali. Di come si sta muovendo sul mercato il direttore Marinko Koljanin, o meglio il presidente Robert Ježić. Gennaio è infatti il periodo in cui bisogna mettere una toppa (molte...), riparare gli errori d'estate. E il Rijeka è stato un disastro, ha sbagliato tutto, e la squadra vincitrice della Coppa Croazia, per la seconda volta, è andata alla deriva. Perdendo per strada l'allenatore (Skočić), mentre il nuovo tecnico, Bračun, ha poi cacciato mezza squadra di – perdenti. Il Rijeka a meta mercato è ancora in alto mare in quanto a rinforzi. Štrok e Vučko, due... rincalzi di Dinamo e Hajduk, gli unici nomi nuovi. La liste dei desideri è chilometrica: Haas, Đalović, Ivanov, Šafarić, Novaković...
Ma sembra che a Cantrida si comportino come me in pescheria. Ammiro gli scampi e le orate, e poi mi compro un chilo di sardelle. E un po' di patate... Bračun sta perdendo la pazienza, ha l'imperativo di agguantare la finale di Coppa, saltare lo Slaven Belupo di Elvis Scoria (impresa per niente facile) e la squadra è ancora in alto mare.
Ritornando al manager Rački, esperto in materia, attualmente Dinamo e Hajduk, le due squadre guida del campionato croato, stanno faccendo investimenti più consistenti delle squadre austriache Rapid e Austria Vienna. I tempi stanno decisamente cambiando, a Zagabria e Spalato gli ingaggi dei giocatori sono più salati di quell'Austria che un tempo era l'esempio da seguire. Mah, personalmente non ho mai sposato questa filosofia croata. Dinamo e Hajduk, a dispetto del Rijeka, hanno fatto piazza pulita sul mercato nazionale, e ora abbiamo due galli nel pollaio. L'Hajduk sta tentando anche il colpo grosso, l'operazione Igor Tudor. Tudor, due anni a Siena in prestito per volontà di Fabio Capello, è infortunato da inizio stagione. Ma nemmeno Didier Deschamps ha mai fatto un pensierino su Tudor, in scadenza di contratto. L'Hajduk ha messo un'esca grossa sull'amo dorato.
A Zagabria, grazie al sindaco Milan Bandić, e Spalato, sotto il patronato del premier Ivo Sanader, i soldi non mancano. Dinamo e Hajduk stanno cavalcando l'onda della politica e vivono in un paradiso finanziario, mentre tutti gli altri, Rijeka compreso, sono a... pane e acqua. Robert Ježić è ormai chiuso in una morsa, tra il martello e l'incudine, e arrivare alla finale sarebbe il massimo. Però, bisogna investire di tasca, non di... lingua. Ježić ha sempre detto che i "soldi non sono un problema", ma non ci... sono. Tanto che Šafarić è risultato solo un'utopia di Bračun, mentre potrebbe arrivare il bulgaro Ivanov. Perché ormai siamo in emergenza. Con la rosa attuale il Rijeka se la vedrebbe brutta.

10. 1.2007
Il Ragno di Spalato ha chiuso la favola

Sono passati vent'anni da quell'incontro a Delnice con Toni Kukoč in preparazione con la nazionale jugoslava juniores per i mondiali di Bormio. Era un po' stanco, malgrado i suoi 19 anni, reduce dagli Europei di Atene e le Universiadi di Zagabria con la nazionale maggiore. Era stato Krešimir Ćosić a convocarlo. Il grande Krešo, che con Dražen Petrović e appunto Toni Kukoč, chiude il triangolo magico dei... mostri cestistici croati. Chi è il più grande ? Tutti e tre! Kukoč è una leggenda terrestre, Ćosić e Petrović ci guardano da lassù, mentre infilano palloni nel canestro del paradiso.
Bormio 1987 con Toni Kukoč la stella. Nella finale mondiale ha infilato 37 punti agli americani, centrando 11 bombe da tre punti su dodici tentativi! L'America era ai suoi piedi. Quell'America della NBA, il sogno di ogni ragazzo con il pallone in mano. Kukoč ha attraversato l'Oceano nel 1993 e dopo tredici anni ha deciso di gettare il pallone nel... cestino dorato. Chiudere la carriera a 39 anni, dopo aver vinto tre anelli con i "tori" di Chicago (in compagnia di Jordan), militato nei Philadelphia, Atlanta e ora Milwaukee. In tutto 945 partite e 10.874 punti.
Kukoč continuerà a competere, però solo sui campi di – golf. Dopo una carriera cestistica da favola. Kukoč ha vinto tutto, fuorché la medaglia d'oro olimpica. Nel 1992 a Barcellona, l'indimenticabile finale con il Dream Team USA, quell'unico vero con Jordan, Bird, Johnson, Barkley... Mai al mondo c'è stata una squadra più forte – imbattibile! A Barcellona con la Croazia dopo aver conquistato tre Coppe continentali con la squadra della sua città – Spalato. E una finale persa ad Atene con la Benetton Treviso. Toni è un vincente nato. Tiro micidiale nei momenti decisivi. Ma sono gli assist che facevano impazzire avversari e pubblico. Un genio con il pallone in mano. Cervello e fantasia contro i muscoli d'acciaio dei grattacieli NBA. Il basket di Toni era poesia. Ogni mossa una pennellata d'autore sulla tela dei sogni. Cinque Eurooscar della Gazzetta dello Sport, come miglior giocatore continentale a confermare la classe di questo... vecchietto di 39 anni sempre con il sorriso sulle labbra. Perché il suo basket era divertimento, festival di invenzioni che lasciava tutti con la bocca aperta. Come ha detto di lui, tra gli altri, anche il grande coach Phil Jackson. Rimasto soprattutto sorpreso dal suo tiro eccezionale, malgrado lo vedeva ogni giorno in allenamento. Michael Jordan, il leggendario "toro di Chicago", ha detto che. dopo averlo visto giocare nella finale di Barcellona, sapeva che sarebbe diventato – una stella sul firmamento NBA.
Toni Kukoč con la Croazia ha conquistato un argento olimpico (Barcellona '92), un bronzo mondiale (Toronto '94), e due terzi posti continentali (Monaco di Baviera '93 e Atene '95). Poco per un giocatore con una carriera incredibile. La Croazia purtroppo nel basket ora vive di... ricordi. Per Olimpiadi e mondiali non riesce a qualificarsi dal 1996, anno del tracollo definitivo ad Atlanta.
A 39 anni Toni ha detto basta. Il basket è rimasto orfano di una degli ultimi poeti. Ne ha dato lezione agli americani che il gioco tra i due canestri lo hanno inventato. Conquistata l'America, con tanto di cappello, ora si divertirà sui campi di golf.

3. 1.2007
Un anno di vacche magre

Tre Coppe Croazia – Rijeka calcio, nonché le donne nella pallavolo (Rijeka) e pallanuoto (Primorje) – il bottino abbastanza povero delle squadre fiumane nell'anno che ci ha lasciato. Nessun titolo nazionale in tasca, a parte gli sport individuali. Con molte società che già nella seconda metà della stagione hanno compromesso il proprio piazzamento nella fase finale dei rispettivi campionati. Lontano dai vertici nazionali, con l'Europa che rimane un sogno proibito.
A partire dal basket (Kvarner), che ormai da anni naviga in cattive acque. La nuova direzione, i direttori Naglić e Grbić (ex giocatori), affiancati al presidente Franić, sono partiti con grandi ambizioni, ma hanno già dovuto ingaggiare un nuovo allenatore (Brajković) per cercar di salvare la stagione.
Una storia triste la pallamano (Zamet) maschile. Una squadra nelle sabbie mobili della classifica, senza direzione, con un presidente (Bracanović), dimissionario. E nessuno, nemmeno con il fucile puntato, vuol sentir parlare di camminare sui carboni ardenti di una crisi che dura da anni.
La pallanuoto (Primorje) di quel tecnico, Zoran Roje, che regolarmente inizia a costruire dal nulla, è un'incognita di giovani promettenti. Roje come – Sisifo? L'entusiasmo non gli manca, forse fino all'ultimazione della nuova piscina ci sarà anche una squadra – europea. Come ai vecchi tempi di gloria. Ma di ricordi non si vive...
Basket, pallamano e pallanuoto fiumano hanno tutti un'intera squadra in... esilio. Emigranti... economici in cerca di fortuna in altri nidi e lidi. Per far carriera e – soldi. A Fiume è impossibile, dal momento che nessuno è pronto a investire (gli sponsor sono solo racket politico) e allestire una squadra in grado di competere a livello nazionale e europeo. Il Palazzetto di Tersatto è un deserto, le partite feste casalinghe per pochi intimi, parenti, amici e ragazze...
Dulcis in fundo – il Rijeka calcio. Nell'anno del 60.esimo anniversario ha conseguito il maggior successo della storia conquistando la Coppa per la seconda volta consecutiva e il secondo posto in campionato. È successo nei primi sei mesi dell'anno che ci ha abbandonato. Poi il – buio. Causa una campagna acquisti estiva a dir poco sbagliata. Più di 600.000 euri buttati alle ortiche. Gennaio è il mese della verità di questo Rijeka senza identità e carattere. Per ora si sta gonfiando solo la lista delle partenze, di quelli che hanno ricevuto il benservito. Non abitano più a Cantrida Rubil, Lukunić, Verhas, Tkalčević e Tadić, mentre un ex è ormai anche Lerant. L'unica novità è rappresentata da Hrvoje Štrok, un'incognita dopo un'assenza di sei mesi dai campi di gioco per infortunio. Il presidente Robert Ježić afferma che i soldi non sono un problema, anzi sono pronti. Il direttore Marinko Koljanin annuncia grandi novità, nomi pesanti. Mah, staremo a vedere. In ogni caso, la squadra attuale a disposizione di Milivoj Bračun è da mandare in cantiere. Con gli uomini attualmente a disposizione lo Slaven Belupo di quel volpone di Elvis Scoria non è per niente abbordabile nella semifinale di Coppa. L'unica carta ancora da giocare da parte del Rijeka.
Per lo sport fiumano il 2006 è stano un anno di vacche magre, non lo rimpiangeremo.