
a Pisino la Convention della Dieta democratica istriana
Jakovčić: «Ci attendono nuove sfide»
PISINO – “La Dieta democratica istriana (IDS/DDI) non può essere ostaggio né della sconfitta elettorale dell’SDP né della vittoria dell’HDZ”. Lo ha dichiarato sabato a Pisino Ivan Jakovčić alla 21.esima Convention della Dieta. Nel corso dell’incontro, moderato dal sindaco di Rovigno Giovanni Sponza, i fiduciari della DDI hanno rinnovato la fiducia alla presidenza del partito con 137 voti favorevoli e 12 contrari (a Pisino erano presenti 149 dei 227 delegati della Dieta). Il rapporto presentato dalla dirigenza del partito regionalista istriano è stato, invece, approvato all’unanimità.
Le garanzie per il futuro
“A causa della scomparsa di scena di numerosi partiti, dobbiamo valutare molto bene i nostri futuri rapporti politici. Il DC e l’HSP e in un certo senso anche l’HSU sono scomparsi, mentre l’HNS e l’HSS sono diventati partiti regionali”, ha notato il numero uno della Dieta. “La Dieta – ha proseguito il presidente della Regione istriana –, non è un’alternativa a nessuno e deve imboccare una propria strada. La DDI deve riordinare le proprie carte e iniziare a giocare nuove partite per continuare a vincere”. Jakovčić ha espresso l’opinione che in Croazia il bipolarismo sia diventato una realtà. Ha confermato di essere soddisfatto dei risultati conseguiti alle elezioni politiche del novembre scorso, ossia della conquista di tre seggi al Sabor (“il rapporto di forze che vede, in Istria, le preferenze date alla DDI al 46 p.c. e quelle espresse a favore dell’SDP al 21 p.c. è una garanzia per il futuro”), ma ha dato ad intendere che non sarebbe stato impossibile ottenere anche qualche voto in più. Un maggior numero di consensi da parte dell’elettorato è stato indicato, infatti, come il traguardo per il cui raggiungimento il partito deve lavorare in vista delle prossime elezioni amministrative.
Un grande tema istriano
Il numero uno della Dieta ha parlato dell’HDZ e dell’SDP. Ha osservato che il partito del premier Ivo Sanader ha iniziato a scrollarsi di dosso la fama di partito nazionalista, sforzandosi di diventare una formazione politica di stampo conservatore filoeuropeo e che l’SDP non si differenzia di molto. “L’HDZ e all’SDP hanno adottato le idee che furono nostre negli anni Novanta: la difesa dei diritti civili e di quelli minoritari, la battaglia per il decentramento dello Stato, la smilitarizzazione, l’europeizzazione della Croazia e l’antifascismo. Se vogliamo opporci a questo tipo di HDZ e SDP dobbiamo proporre idee nuove, quali la regionalizzazione e in definitiva – ha osservato Jakovčić –, un ‘grande tema istriano’ senza mai – ha precisato –, anteporre gli interessi del partito a quelli del benessere dei cittadini”.
Di seguito, con lo sguardo nuovamente rivolto alle Politiche 2007 Jakovčić ha ribadito che la “fotografia politica dell’Istria poteva essere diversa se l’SDP e l’HNS avessero recepito i consigli della Dieta”. “I risultati peggiori – ha concluso Jakovčić –, li abbiamo registrato nel Buiese dove un consenso molto ampio è andato a Furio Radin il quale oggi collabora con il Governo di Ivo Sanader”.
Un’opposizione forte e compatta
Damir Kajin ha osservato che l’Istria rappresenta l’area del Paese nella quale continua ad essere marcata la diffidenza nei confronti dell’HDZ. “L’HDZ otterrà prima i voti dei serbi di Knin o di Beli Manastir che non quelli degli istriani”, ha tuonato Kajin. Il deputato è tornato a sostenere che anche quest’anno all’Istria sono state assegnate soltanto le briciole del Bilancio dello Stato. Ha espresso pure l’opinione che la Dieta deve essere in grado di assicurare all’Istria l’autonomia locale o, perlomeno, un alto grado di decentramento. Di seguito, dopo aver affermato che in Croazia non esiste un vero leader dell’opposizione, Kajin ha invitato Ivan Jakovčić, Zoran Milanović e Vesna Pušić a sedersi attorno ad un tavolo per iniziare a discutere delle elezioni che attendono il Paese nel 2009, nel 2010 e nel 2011. “A Barbana, in occasione della passata edizione della Giostra dell’anello avevo chiesto a Milanović di incontrarsi con Josip Friščić per vincere insieme le elezioni, ma il presidente dell’SDP mi rispose che il suo partito c’è l’avrebbe fatta anche da solo ”, ha ammonito Kajin.
Manca il «gioco di squadra»
Sebbene la fiducia alla presidenza della Dieta sia stata rinnovata con una lauta maggioranza, non sono mancate le obiezioni mosse nei confronti del suo operato. Una delle più autorevoli tra le voci critiche è risultata essere quella di Franco Cattunar. Il viticoltore non ha fatto segreto del proprio malcontento nei confronti della presidenza e dei membri del partito che a suo parere non hanno saputo tutelare gli interessi degli agricoltori nonostante si tratti di un punto inserito nel programma della DDI. Nel prosieguo del suo intervento Cattunar non ha mancato di muovere un rilievo in merito al funzionamento degli organi partitici “che non funzionano bene come dovrebbero” né di esprimere il suo malcontento a causa del fatto che “tutto ruota attorno ai singoli”, nonostante i tesserati vorrebbero ci sia maggiore gioco di squadra.
Nel corso della Convention, Emil Soldatić ha presentato al Consiglio di partito le proprie dimissioni dall’incarico di segretario dell’’IDS/DDI. Soldatić ha motivato la propria decisione indicando motivi di natura personale e si è augurato che le sue dimissioni saranno accolte già entro la fine del mese.
Branko Ljuština
l'opinione di Davor Vidas
Il dilemma «o la Zerp o l'UE» alimenta l'euroscetticismo
ZAGABRIA – La scelta tra la Zona ittico ecologica protetta in Adriatico (ZERP) e l’Unione europea rappresenta un dilemma che stando all’opinione di Davor Vidas, direttore del Dipartimento per la navigazione e il diritto del mare all’Istituto Fridtjof Nanse di Oslo, non si pone. Vidas ha espresso ieri l’opinione che sia scorretto presentare all’opinione pubblica la questione prospettando che bisognerà operare una scelta tra l’UE e la ZERP.
“Soltanto una delle due cose può essere scelta e mi riferisco alla ZERP. L’adesione all’UE non dipende da una scelta politica, bensì dalla capacità di attenersi a tutte le condizioni poste, in primo luogo il rispetto del principio dello stato di diritto”, ha sostenuto l’esperto di diritto internazionale. A detta di Vidas uno Stato che dovesse porsi il suddetto problema ed eventualmente desistere dal diritto, riconosciuto a livello internazionale, di proclamare la ZERP, un’area la cui giurisdizione è vincolante anche per tutti i Paesi membri dell’UE, dimostrerebbe di avere una concezione astratta del significato dello stato di diritto. Uno Stato, valuta Vidas, che sarebbe, conseguentemente, capace di ignorare i concetti fondamentali dell’UE pur di perseguire un tornaconto pragmatico. Lo studioso avverte che agendo in questo modo il Paese in questione darebbe a intendere di essere una facile preda nel “Risiko” della politica e di non essere affidabile per quanto concerne la promozione dei valori europei.
“Noi, al contrario, dobbiamo voler credere che la Croazia non è un Paese di questo genere e che il cammino di avvicinamento all’UE passa attraverso il rispetto sempre più diligente delle regole dello stato di diritto, compreso il diritto internazionale e il rispetto in generale dei valori sui quali si basa l’UE”, ha detto Vidas. “Pertanto – ha continuato Vidas –, tutti coloro i quali in questa situazione sottolineano il dilemma ZERP-UE e indicano la possibilità che si debba scegliere tra le due, parlano contro i valori fondamentali dell’Europa moderna. Ed è proprio al raggiungimento di questi valori che la Croazia deve puntare attraverso il proprio ingresso nell’UE”. Vidas è convinto che alimentando il dilemma «o la ZERP o l'EU» non si fa altro che aumentare l’euroscetticismo tra i cittadini croati. “Il mare Adriatico è troppo importante per la Croazia e un domani lo diventerà anche per l’UE, alla quale arriverà in dote non soltanto la costa più salvaguardata, ma anche quella strategicamente più importante del ‘Vecchio continente’. Proprio per queste ragioni – ha concluso Vidas – soltanto un voto pro ZERP coincide a un voto favorevole all’UE”.
slobodan uzelac e đurđa adlešić sul riconoscimento del kosovo
I tempi non sono ancora maturi
SARAJEVO/ZAGABRIA – “Per la Croazia non è ancora arrivato il momento di riconoscere l’indipendenza del Kosovo”, lo ha dichiarato il vicepremier croato Slobodan Uzelac ai giornalisti del quotidiano “Nezavisne novine” di Banja Luka che ha pubblicato ieri l’intervista. “Non è ancora venuto il momento di assumere questa decisione, se lo fosse la medesima sarebbe stata presa”, ha constatato il vice di Ivo Sanader. Uzelac ha affermato di discutere con Sanader del Kosovo in modo aperto, come tra l’altro – ha precisato – avviene anche in merito a tutti gli altri argomenti e sempre tenendo conto degli interessi della Croazia, interessi – ha rilevato – che coincidono con gli interessi dei serbi che vivono in Croazia. “Qui mi riferisco pure alla collaborazione con la Serbia e di conseguenza agli interessi della Serbia”, ha aggiunto Uzelac. Il vicepremier croato ha espresso l’opinione che nel caso del Kosovo una scelta sbagliata potrebbe avere ripercussioni sui rapporti tra Zagabria e Belgrado.
Uzelac rispondendo alle domande giornalistiche ha parlato anche dello status della minoranza nazionale serba in Croazia. Ha sostenuto che l’SDSS non è soddisfatto con il numero di serbi che sono tornati a vivere in Croazia. Di seguito il vicepremier ha smentito le voci stando alle quali il suo partito vorrebbe veder reintrodotto nelle scuole della Croazia l’insegnamento dell’alfabeto cirillico. “L’uso della lingua serba e dell’alfabeto cirillico – ha spiegato Uzelac –, sono regolati nella legge che sancisce il diritto all’autonomia culturale. Ciò su cui insistiamo è l’applicazione coerente di queste disposizioni di legge”. Slobodan Uzelac ha sottolineato di seguito di considerare la Croazia la sua unica patria e di attribuire alla Serbia, in sintonia alla maggior parte dei suoi connazionali, lo status di Madre patria del suo popolo.
Da indicare che sullo status del Kosovo si è espressa nei giorni scorsi anche Đurđa Adlešić. Sabato, la numero uno dell’HSLS e vicepremier del Governo croato ha confermato che Zagabria provvederà a riconoscere l’indipendenza di Priština, ma non ha voluto commentare le voci in base alle quali ciò dovrebbe avvenire il 15 marzo. Si è limitata a ripetere che la Croazia avrebbe seguito l’esempio dell’Europa, premurandosi di tutelare i propri interessi: l’adesione nell’Unione europea e nella NATO. Đurđa Adlesšić ha aggiunto quindi che la Zagabria non deve essere frettolosa per quanto concerne il riconoscimento del Kosovo e che deve tenere conto del capitale croato investito in Serbia. Nel corso dei colloqui avuti a Sarejevo con Tarik Sadović, sostituto presidente del Consiglio dei ministri e ministro della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina ha concordato che: “tutti coloro i quali sono inquieti per il fatto che il Kosovo sarà riconosciuto, con il passare del tempo prenderanno atto della cosa e lavoreranno alla risoluzione dei problemi di politica interna” emersi nei loro Paesi.
avvicinamento del Paese alla Nato
Đurđa Adlešić non si sbiliancia sull'arrivo di Bush in Croazia
ZAGABRIA – La Croazia soddisfa tutte le condizioni poste per l’ingresso del Paese nella Nato e, pertanto, “possiamo affermare con un solido margine di certezza che siamo in attesa di ricevere l’invito ad aderire”. Così la vicepremier e presidente del Partito social-liberale croato (HSLS) Đurđa Adlešić rivolgendosi ai giornalisti interessati ad ottenere maggiori informazioni in merito alle indiscrezioni circolate in relazione a una possibile visita del presidente americano George W. Bush in Croazia nel mese di aprile. Indiscrezioni rispetto alle quali la Adlešić non ha voluto esprimersi evitando così sia di confermarle si smentirle.
Da indicare che stando a quanto emerso nel corso di un recente incontro tra George W. Bush e il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer il presidente americano non avrebbe preso alcun impegno formale a sostenere le candidature di Croazia, Macedonia e Albania all’adesione alla Nato. Gli Stati Uniti sembrano comunque favorevoli all’allargamento anche se hanno sollecitato tutti e tre i Paesi ad aumentare le modifiche nelle loro pratiche di Governo. Il voto sulle candidature, si ricorda, è previsto in aprile al vertice Nato a Bucarest, in Romania. A tale proposito Bush ha detto a De Hoop Scheffer di essere impaziente di ascoltare la sua presentazione sui progressi dei Paesi prima del voto al vertice di inizio aprile. “La nostra speranza – così Bush al termine dell’incontro –, è che le nazioni che hanno presentato la propria candidatura alla Nato continuino a rispettare i loro... obblighi”.
tadić condanna gli atti di violenza a belgrado
La Serbia manterrà i rapporti diplomatici con i Paesi che riconosceranno il Kosovo
BELGRADO – Boris Tadić, presidente serbo e leader del Partito democratico (DS), ha dichiarato domenica scorsa di non avere alcuna intenzione di rinunciare al Kosovo, ma neppure al cammino di avvicinamento del suo Paese all’Unione europea. Tadić ha rilevato di essere contrario all’interruzione dei rapporti diplomatici tra la Serbia e i Paesi che dovessero decidere di riconoscere l’indipendenza di Priština.
“Nessuno s’illuda che io desisterò dal perseguire questa linea politica. Unione europea e Kosovo, Kosovo ed Unione europea”, ha affermato Tadić nel corso della parte della seduta del comitato centrale del DS svoltasi a porte aperte. Il presidente serbo ha chiarito che niente e nessuno sarà in grado di convincerlo che un Paese stabile e prospero non rappresenti un presupposto alla difesa dell’integrità territoriale. Ha detto di essere contrario all’interruzione dei contatti diplomatici con gli Stati che dovessero decidere di riconoscere l’indipendenza di Priština, giudicando che in tale modo Belgrado si priverebbe della possibilità di mantenere il Kosovo sotto la propria giurisdizione. “Tutti noi siamo arrabbiati, affranti e feriti a causa del Kosovo, ma non abbiamo il diritto di porre tali sentimenti al di sopra degli interessi del Paese e dei cittadini”, ha detto il presidente serbo. Ha ripetuto nuovamente che Belgrado non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo in rispetto della storia, del diritto internazionale, ma anche perché un popolo che si vede sottratto il territorio finisce per sentir lesi i propri sentimenti e la propria identità, perdendo di conseguenza la capacità di procedere con le riforme. Tadić ha condannato gli atti di violenza avvenuti a Belgrado al termine del comizio “Kosovo je Srbija” (Il Kosovo è terra serba) svoltosi il 21 febbraio scorso. A tale proposito ha detto che il Governo, che ha organizzato l’evento, come pure le altre parti in causa devono presentare un rapporto e assumersi le eventuali responsabilità. Ha rilevato che è pericoloso il comportamento di certi politici e alcuni membri del Governo che non vogliono condannare bensì relativizzare le conseguenze dei disordini, che tra l’altro hanno influito negativamente sull’immagine della Serbia nel mondo.
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