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Ieri dal Consiglio del Teatro «Zajc»
FIUME – Laura Marchig resta al timone del Dramma Italiano (almeno) per il prossimo triennio. Nella giornata di ieri il Consiglio del Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc” l’ha riconfermata nel ruolo di direttrice della compagnia di prosa italiana, affidandole, dunque, un nuovo mandato (il secondo). Il Consiglio – di cui fanno parte Elvio Baccarini, Dijana Grgurić e Damir Orlić – ha accolto la proposta della sovrintendente Nada Matošević che, stando a quanto ci ha detto la portavoce dello “Zajc” Barbara Grabušić, interpellata telefonicamente, si è prima consultata con i vertici dell’Unione Italiana e con il capodipartimento alla Cultura della Città di Fiume Ivanka Persić. La nomina della Marchig è stata effettuta secondo le disposizioni della Legge sui teatri del 2006 che attribuisce al sovrintendente la facoltà di decidere autonomanente se procedere con la riconferma di un caposezione o, viceversa, di mettere il posto a concorso. Gianfranco Miksa
Indimenticabile concerto
Quello di Abbazia può essere considerato una sorta di anteprima del grande tour italiano che Zucchero si appresta ad affrontare dal 1.mo agosto da Alghero, in Sardegna, località che anche l’anno scorso ha inaugurato il suo Tour Internazionale “Fly World 2007”. Per tenere dieci concerti fino a Ferragosto ci voleva un “collaudo” di quelli buoni, come una forte amichevole per una squadra di calcio che si prepara per il campionato. E il concerto di Abbazia è stato veramente forte, energico, inimitabile, insomma da vera star mondiale. Un concerto antologico, durante il quale Zucchero, accompagnato dai suoi bravissimi musicisti, ha ripercorso in un certo senso le tappe salienti della sua carriera. La scaletta del concerto, come il nome che dà il titolo all’ultimo album e al suo nuovo Tour, ha previsto veramente tutto il meglio della produzione musicale del cantante e tutte le sue trascinanti hit. Ai momenti intensi come “Il volo”, “Diamante” e “Così celeste”, si sono alternati quelli più scatenati con “Baila Morena”, “Rispetto” e “Overdose d’amore” e i “classici” “Con le mani”, “Pippo”, “Solo una sana e consapevole libidine” e “Diavolo in me” o la trascinante “Per colpa di chi”. In scaletta anche tutte le sue hit più recenti, come “Occhi” e “Un kilo”.
Quattromila fan
Ma andiamo a ripercorrere passo per passo lo show che martedì sera uno Zucchero in forma smagliante ha offerto ai circa 4mila fan – sia nostrani (soprattutto istriani) che stranieri (giunti da tutta Italia) – accorsi alla Scena estiva per vederlo e ascoltarlo. Il concerto, organizzato dal Festival di Abbazia in collaborazione con l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste, e con il patrocinio del Console Generale d’Italia a Fiume Fulvio Rustico, il quale già lo scorso dicembre aveva fatto da padrino allo splendido show dei Matia Bazar, rientra nella fortunata manifestazione “Notti di note italiane”, inaugurata nel dicembre scorso, sempre nella Perla del Quarnero, e che ogni sei mesi prevede l’arrivo nella nostra Regione di un grande musicista e interprete italiano. In questo senso, la presenza di Zucchero ad Abbazia si è rivelata un colpo vincente. Chi meglio del bluesman emiliano, conosciuto e amato in tutto il mondo, avrebbe saputo accendere così bene e in maniera così spontanea e genuina il pubblico desideroso di ballo, canto e tanto buon blues.
Uno show
Ancora “caldo” dopo il concerto di Graz, che aveva tenuto lunedì sera, Zucchero è salito sul palco abbaziano – grandioso per l’occasione – alle 21.30 in punto, come previsto, accompagnato da un gioco di tuoni e fulmini, nel buio completo, abbagliato soltanto dalla flebile luce di uno dei riflettori. Si è seduto sulla sua, ormai nota, poltrona reale dando il via allo show. Quando la sua voce blues, profonda, graffiante, riconoscibile, ha riempito l’ambiente, il pubblico, fino allora contenuto nell’attesa di vederlo comparire, si è “liberato” in un lungo applauso di saluto. Già da quel primo attimo di concerto, dalla prima nota, dai primi versi di uno dei brani più recenti di Adelmo Fornaciari, era chiaro che lo spettacolo si sarebbe rivelato di quelli grandi e che, una volta spenti i riflettori, sono destinati a rimanere impressi ancora a lungo. Gli “zuccheromani” sono andati in visibilio già al secondo brano in scaletta: la fortunata, bellissima “Occhi”, che Zucchero ha interpretato con emozionante dolcezza. A quel punto era ormai fatta, e il resto dello show è stato un crescendo di successi, vecchi e nuovi, bilanciati a puntino. Dopo le prime tre canzoni, il bluesman ha abbandonato la sua poltrona, afferrando finalmente la chitarra elettrica, o quella acustica, dipendentemente dai brani interpretati. Soltanto in un momento, si è seduto a un piano dal curioso design, per cantare uno dei brani dell’ultimo album “Fly”. A ogni brano, soprattutto quelli di vecchia data, il cantautore sembrava ricevere nuova linfa vitale accendendo... il diavolo in un pubblico ormai in fibrillazione. “Grazie mille Opatija! La vita è un blues!”, ha esclamato Zucchero ridendo, al termine di quasi due ore di show.
L'omaggio Ai fan, grandi e piccini, non è però bastato e, con lunghe ovazioni e chiamando il musicista per nome, hanno richiesto e ottenuto due bis. Al secondo, Zucchero ha ricordato con velata commozione l’amico Luciano Pavarotti, il grande tenore scomparso di recente e col quale lui aveva cantato più volte nell’ambito del progetto “Pavarotti&Friends”. La splendida “Miserere” è stata così un subbuglio di ricordi malinconici, emozioni, nostalgia, rimpianto. Zucchero ha dato poi un taglio netto alla tristezza premiando il pubblico femminile con la conosciutissima “Senza una donna”. “Diavolo in me”, l’ultimo brano del concerto abbaziano, ha fatto scatenare tutti rivelandosi la giusta apoteosi di uno show indimenticabile. Ivana Precetti
Dopo Brioni, successo
CIVIDALE DEL FRIULI – Follia. L’opera “Caligula”, basata sull’omonimo testo teatrale di Albert Camus, come presentata dal genio del regista sloveno Tomaž Pandur è appunto una febbrile danza ai confini della follia, lontana dalla calma piatta di un discorso logico. Una follia che per definizione stessa è indicibile, incomunicabile in quanto qualcosa di estraneo a noi e al (nostro) senso comune. L’obiettivo della performance è quello di provocare sensazioni viscerali, sulle quali non bisogna riflettere subito, ma che prima vanno assaporate per quello che sono, nella loro purezza sensuale. Sarebbe pertanto impossibile, e più che altro inutile tentare di fornire un riassunto coerente che riuscisse a rendere razionale e lineare quanto accaduto sul palco coperto da un cielo ostilmente nuvoloso della notte cividalese di sabato, descrivendo i suoni, le luci, la scenografia, i costumi – benché fossero tutti impeccabili. Tuttavia, credo che ne valga la pena abbozzare il flash illuminante che esplode liberatorio in faccia allo spettatore, quale parabola della “gettatezza” e della ribellione. Luca Dessardo |