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Servizio di Ivo Vidotto

Ostacoli molto impegnativi sul cammino verso la realizzazione
dei centri regionali di smaltimento

Rifiuti, un problema planetario che ci coinvolge tutti

La produzione di rifiuti rappresenta da tempo – e sempre più – un grande problema su tutto il pianeta. Mentre da un lato è la spia di un uso eccessivo di risorse rispetto al prodotto finale nei procedimenti industriali e commerciali, dall’altro implica un impiego non indifferente di territorio e risorse nell’opera di smaltimento dei rifiuti, con discariche e inceneritori. Anzi, forse sarebbe più corretto parlare di “gestione dei rifiuti”, in quanto si tratta di un’attività di fondamentale importanza, che riveste un ruolo centrale nella politica ambientale ed è una delle sfide da vincere per ogni società moderna.
Parlando di “gestione dei rifiuti”, spesso si tende a minimizzarne l’importanza in quanto, eccezion fatta per i casi più eclatanti, il tutto si svolge ben lontano dai nostri occhi. Per gestione, quindi, intendiamo l’insieme delle politiche volte a gestire l’intero processo dei rifiuti, dalla loro produzione fino alla loro sorte finale, coinvolgendo quindi la raccolta, il trasporto, il trattamento e l’auspicabile riutilizzo dei materiali di scarto, solitamente prodotti dall’attività umana. Il tutto nel tentativo di ridurre i loro effetti sulla salute dell’uomo e sull’ambiente. Un interesse particolare riguarda proprio la riduzione degli effetti dei rifiuti sulla natura e sull’ambiente e la possibilità di recuperare risorse da essi, anche se l’ideale sarebbe ridurre la produzione dei rifiuti stessi.

Come ridurre la produzione di rifiuti?

Dopo esser giunti a un punto critico, quando il progresso tecnologico è diventato insostenibile per l’ambiente, bisognerebbe fare un passo, anzi, più di un passo indietro, perché nella complessa “gestione dei rifiuti” partecipa ogni singolo cittadino con la sua condotta, più o meno “sostenibile”. E la società deve dare loro una mano, rendendo possibile quel piccolo sforzo che ciascuno di noi dovrebbe fare, a cominciare dalla raccolta differenziata, per rendere il nostro pianeta più vivibile. La raccolta differenziata ha il fine di ridurre la quantità dei rifiuti generici destinati allo smaltimento in discarica, favorendo il riciclo, il recupero e il riutilizzo.
Prima di calarci nella nostra piccola realtà, vediamo com’è la situazione dell’Unione europea. Ogni anno negli Stati membri vengono prodotti circa due miliardi di tonnellate di rifiuti, anche particolarmente pericolosi, e questa cifra è in continuo aumento. Lo stoccaggio di questi rifiuti non è una soluzione sostenibile e la loro distruzione non è soddisfacente a causa delle emissioni prodotte e dei residui altamente concentrati e inquinanti. La migliore soluzione rimane quella di evitare di produrre rifiuti e, quando esistano soluzioni ecologicamente ed economicamente sostenibili in tal senso, procedere al riciclaggio delle varie componenti dei prodotti.

Da fonte d’inquinamento a potenziale risorsa

La nuova proposta di direttiva quadro sui rifiuti prevede l’obbligo, per gli Stati membri dell’Unione europea, di elaborare programmi volti a prevenire la produzione di rifiuti che comprendano obiettivi specifici di prevenzione da attuare al livello più appropriato e che siano accessibili al pubblico. Tale approccio basato sul ciclo di vita dei prodotti e dei rifiuti implica che si migliorino le conoscenze sull’impatto che l’utilizzo delle risorse provoca in termini di produzione e gestione dei rifiuti, e che si utilizzino in modo più sistematico le proiezioni e i modelli. Un approccio di questo tipo permette di ridurre le pressioni ambientali (esaurimento delle risorse e/o inquinamento) in ogni fase del ciclo di vita delle risorse, che comprende la produzione o la raccolta, l’utilizzo e lo smaltimento.
Il riciclaggio potrebbe essere incoraggiato attraverso una modifica del quadro normativo tale da comprendere, in particolare, la possibilità di introdurre criteri di efficacia per le operazioni di recupero e criteri che permettano di distinguere i rifiuti dai prodotti. Tali criteri dovrebbero consentire di stabilire degli standard minimi di qualità e di diffondere le migliori pratiche tra gli Stati membri, criteri che andrebbero accolti e applicati anche dagli Stati che ambiscono a entrare nella grande famiglia dell’Unione europea, tra cui la Croazia. La strategia attribuisce un’importanza particolare ai rifiuti biodegradabili, per i due terzi dei quali sono previsti modi di trattamento diversi rispetto allo smaltimento in discarica.

Più compost ed energia

Va considerato che tutte le risorse disponibili sul mercato sono destinate a diventare, prima o poi, dei rifiuti e che ogni attività produttiva genera rifiuti. Attualmente, il 49 per cento dei rifiuti urbani dell’Ue è smaltito in discarica, il 18 per cento è incenerito e il 33 per cento è riciclato o utilizzato per la creazione di compost. Nonostante i progressi nelle pratiche di riciclaggio e incenerimento, non si è verificata una diminuzione dei rifiuti smaltiti in discarica poiché la loro produzione non cessa di aumentare. Inoltre, alcune sostanze sono particolarmente pericolose e inquinanti e rappresentano un grave rischio per l’ambiente e la salute una volta che sono ritirate dal circuito economico. Si cerca, perciò, di creare nuove possibilità di gestione dei rifiuti tese a diminuire le quantità smaltite nelle discariche, a recuperare una maggiore quantità di compost ed energia dai rifiuti e a migliorare quantitativamente e qualitativamente il riciclaggio. I principali benefici previsti, data l’importanza che tale strategia riserva all’impatto ambientale, sono una maggiore efficacia e un migliore rapporto costo-efficacia, una diminuzione dei costi e degli ostacoli alle attività di riciclaggio e una riduzione dell’inquinamento provocato dai rifiuti, in particolare le emissioni di gas a effetto serra.

Una «convivenza sostenibile» con ciò che generiamo

Ridurre la produzione di rifiuti e di promuovere una corretta gestione della loro destinazione finale, attraverso un incremento delle quantità di rifiuti riciclati e una riduzione progressiva di quelli avviati a discarica, è uno degli obiettivi principali della Regione litoraneo-montana, che da diverso tempo si trova nelle condizioni di dover affrontare una situazione oltremodo critica che richiede, oltre alla bonifica delle discariche esistenti, la costruzione di un nuovo impianto per la gestione dei rifiuti che, abbinato a una politica diversa, consentirebbe alcuni decenni di “vita tranquilla” e “convivenza sostenibile” con i rifiuti che generiamo.
Quello della gestione corretta dei rifiuti è un problema che riguarda tutte le regioni della Croazia. È un problema anzitutto politico e sembra che la fase più difficile da superare sia proprio quella politica, da cui non si può prescindere. In questo senso, la Regione litoraneo-montana è forse quella che è andata più avanti di tutte, con il progetto di Marišćina, e il presidente Zlatko Komadina ci spiega in che maniera. “Lo smaltimento dei rifiuti – ha esordito – riveste un’importanza fondamentale in ogni società. L’importante è non considerarli come qualcosa da buttare via, bensì bisogna pensare al loro recupero, perché nella gran parte dei casi possono venir riutilizzati come materie prime. La gestione dei rifiuti deve essere finalizzata anzitutto a una riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti in discarica”.
“Per qualsiasi società – ha proseguito Komadina – sarebbe troppo dispendioso avere una discarica in ogni comune. Nella nostra regione ce ne sono sei e sono organizzate in modo tale da non permetterci di esserne orgogliosi. La gestione dei rifiuti era ridotta finora a un semplice ammasso in fosse naturali, con danni irreversibili per l’ambiente, specie se consideriamo le peculiarità del terreno carsico, le falde acquifere, e così via. È comprensibile che a nessuno piaccia l’idea che tutti i vicini di casa, per così dire, smaltiscano i propri rifiuti nel suo cortile. Si tratta di un processo doloroso in tutte le società, in tutti i Paesi del mondo ed è questo il motivo per il quale le cose procedono così a rilento”.

Komadina: «La fase più difficile è quella politica»

“Anzitutto, ci vogliono lunghi anni di dibattiti e discussioni per raggiungere un accordo politico sull’ubicazione della discarica – ha detto ancora Zlatko Komadina –. Gli esperti devono dire la propria e vengono elaborati tutti gli studi necessari. Poi, bisogna fare tutti i documenti e infine pensare al finanziamento. L’unica soluzione è quella di fare una discarica moderna e funzionale per poi poter procedere alla chiusura e alla bonifica di tutte le altre discariche. Da quanto mi sia dato a sapere, in Croazia siamo quelli che sono andati più lontano di tutti in questa fase politica e prossimamente attendiamo il responso della Commissione europea per un cofinanziamento del progetto. Dopo aver superato la fase, chiamiamola così, politica, stiamo pensando già all’inizio dei lavori di costruzione, mentre gli altri devono ancora superare quella prima fase. Anche gli istriani, che stanno ancora battagliando a livello politico per individuare l’area su cui costruire la discarica”.

Jakovčić: «Sarei felicissimo se Marišćina...»

Quanto la situazione sia complessa in Istria, se n’è reso conto anche il presidente della Regione, Ivan Jakovčić. “Sarei felicissimo se il mio collega Komadina potesse accettare che Marišćina sia un centro per lo smaltimento dei rifiuti per entrambe le nostre regioni, naturalmente con finanziamenti comuni – ha dichiarato –. Temo, purtroppo, che non sia possibile ottenere un consenso politico per un’iniziativa del genere. È chiaro che l’Istria ha bisogno di un centro per la gestione dei rifiuti. Una decina di anni fa, gli esperti avevano scelto Castion come luogo ideale per la costruzione di un centro regionale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Devo ammettere che all’epoca avevo altri pensieri e non pensavo a questa problematica. Oggi certamente sì, ma non sono in grado di dire se e quando verrà realizzato il progetto Castion. Stiamo per entrare in un periodo elettorale e credo questo tema sarà presente nei programmi di tutti i partiti”.

La «guerra» per Castion

Eh sì, la situazione in Istria è piuttosto complessa e le associazioni ambientaliste hanno dichiarato guerra al progetto di Castion, area scelta ancora nel lontano 1993 quale deposito di rifiuti per le municipalità dell’ex Comune di Pola, mentre oggi si parla di Centro regionale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. La Regione istriana viene accusata anzitutto di non avere un piano di gestione dei rifiuti. È comprensibile che gli abitanti del Medolinese non ne vogliano sentire di avere un “maxi immondezzaio”, come lo chiamano, sul proprio territorio, tenendo pure conto del fatto che località turistiche come Bagnole, Pomer e altri abitati sarebbero distanti dall’impianto appena un chilometro, Vincural e Valbonasa ancora meno.
Il progetto – concepito sul modello di partnership pubblica-privata – prevede la costruzione di due capannoni dalla lunghezza di 180 e dall’altezza di 18 metri, nonché di diversi altri impianti minori. Castion accoglierebbe il 35 per cento dei rifiuti della regione. Della massa complessiva, il 35 p.c. verrebbe preparato per l’incenerimento (probabilmente al cementificio di Valmazzinghi), e ne verrebbe riciclato appena il 12 per cento. Il Ministero dell’ambiente, nonostante le proteste della comunità locale, ha varato la delibera a favore di Castion, consentendo in pratica la trasformazione di oltre 30 ettari di terreno nel Medolinese in discarica centralizzata per tutti i rifiuti d’Istria. Avevano dato parere favorevole anche il Consiglio municipale di Pola e la Giunta regionale, dando luce verde all’aumento di capitale per la società “Kaštijun”, fondata il 31 gennaio 2007 per portare a termine la bonifica della vecchia discarica pubblica di Castion, che ormai ha esaurito la sua capienza, e quella della costruzione di un nuovo Centro di trattamento dei rifiuti, che rispetti gli standard europei in materia di tecnologia e tutela dell’ambiente.
Come annunciato dal presidente della Regione, Ivan Jakovčić, il 2009 elettorale dovrebbe essere decisivo per il superamento della fase politica. Non mancheranno, certamente, le proteste, come quella organizzata lo scorso anno da una quarantina di membri dell’Iniziativa civica del comune di Medolino, recatisi a Zagabria per manifestare il proprio disappunto davanti all’edificio del Ministero dell’ambiente, ritenendo inaccettabile che nell’oasi turistica di Medolino-Pola venga costruita una discarica. Il presidente della Regione istriana, Ivan Jakovčić, viene considerato da loro il principale responsabile del fatto che “con una procedura non democratica si sia voluto evitare di sentire l’opinione della popolazione locale”.

La lentezza europea

Ritornando alla Regione di Fiume, la discarica attualmente in uso a Marinići (Viševac) ha superato da tempo i limiti volumetrici previsti. “Si tratta di un grosso problema – ha puntualizzato Zlatko Komadina – che va affrontato con urgenza. Altri avranno, magari, la fortuna che le discariche in uso non siano traboccanti come la nostra, ma a differenza di loro le nostre prospettive sono forse migliori. Il riciclaggio e il riutilizzo sono accorgimenti che vanno adottati nella vita di tutti i giorni, per ridurre i rifiuti sia alla fonte che alla destinazione finale. Un’accorta raccolta differenziata può facilitare il recupero di rifiuti, che una volta separati sono pronti per essere riciclati. Il riutilizzo, che ci permette di usare di nuovo cose già usate, destinandole anche a funzioni diverse da quelle primitive, diventa una pratica fondamentale perché permette di diminuire il flusso dei rifiuti destinati a smaltimento finale rimettendo sul mercato un bene già usato, il cui ciclo di vita sarà allungato in accordo col principio di un uso più sostenibile delle risorse”.
“Ad ogni modo – ha concluso il presidente dellaRegione litoraneo-montana –, dal momento in cui inizieranno i lavori a Marišćina, ci vorrà circa un anno e mezzo per completare l’impianto. Un piccolo ostacolo è rappresentato dal fatto che i lavori non possono iniziare prima dell’approvazione formale dei finanziamenti da parte della Commissione europea, dove le procedure di approvazione hanno un iter che può durare anche un anno. Questa ‘lentezza europea’ ci crea grossi problemi e ci impedisce di procedere, ma sappiamo che è nell’interesse dei cittadini poter sfruttare i fondi europei, ai quali andrebbero aggiunti i nostri, che abbiamo già previsto per questo impiego. In questo modo non sarebbe necessario aumentare drasticamente il prezzo del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani. Se, invece, dovessimo accendere mutui per il finanziamento della discarica, un forte rincaro sarebbe inevitabile”. Secondo fonti attendibili, la risposta da Bruxelles dovrebbe arivare molto presto...