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Servizio di Ivo Vidotto
Ostacoli molto impegnativi sul cammino verso la realizzazione
La produzione di rifiuti rappresenta da tempo – e sempre più – un grande problema su tutto il pianeta. Mentre da un lato è la spia di un uso eccessivo di risorse rispetto al prodotto finale nei procedimenti industriali e commerciali, dall’altro implica un impiego non indifferente di territorio e risorse nell’opera di smaltimento dei rifiuti, con discariche e inceneritori. Anzi, forse sarebbe più corretto parlare di “gestione dei rifiuti”, in quanto si tratta di un’attività di fondamentale importanza, che riveste un ruolo centrale nella politica ambientale ed è una delle sfide da vincere per ogni società moderna. Come ridurre la produzione di rifiuti?
Dopo esser giunti a un punto critico, quando il progresso tecnologico è diventato insostenibile per l’ambiente, bisognerebbe fare un passo, anzi, più di un passo indietro, perché nella complessa “gestione dei rifiuti” partecipa ogni singolo cittadino con la sua condotta, più o meno “sostenibile”. E la società deve dare loro una mano, rendendo possibile quel piccolo sforzo che ciascuno di noi dovrebbe fare, a cominciare dalla raccolta differenziata, per rendere il nostro pianeta più vivibile. La raccolta differenziata ha il fine di ridurre la quantità dei rifiuti generici destinati allo smaltimento in discarica, favorendo il riciclo, il recupero e il riutilizzo. Da fonte d’inquinamento a potenziale risorsa
La nuova proposta di direttiva quadro sui rifiuti prevede l’obbligo, per gli Stati membri dell’Unione europea, di elaborare programmi volti a prevenire la produzione di rifiuti che comprendano obiettivi specifici di prevenzione da attuare al livello più appropriato e che siano accessibili al pubblico. Tale approccio basato sul ciclo di vita dei prodotti e dei rifiuti implica che si migliorino le conoscenze sull’impatto che l’utilizzo delle risorse provoca in termini di produzione e gestione dei rifiuti, e che si utilizzino in modo più sistematico le proiezioni e i modelli. Un approccio di questo tipo permette di ridurre le pressioni ambientali (esaurimento delle risorse e/o inquinamento) in ogni fase del ciclo di vita delle risorse, che comprende la produzione o la raccolta, l’utilizzo e lo smaltimento. Più compost ed energia Va considerato che tutte le risorse disponibili sul mercato sono destinate a diventare, prima o poi, dei rifiuti e che ogni attività produttiva genera rifiuti. Attualmente, il 49 per cento dei rifiuti urbani dell’Ue è smaltito in discarica, il 18 per cento è incenerito e il 33 per cento è riciclato o utilizzato per la creazione di compost. Nonostante i progressi nelle pratiche di riciclaggio e incenerimento, non si è verificata una diminuzione dei rifiuti smaltiti in discarica poiché la loro produzione non cessa di aumentare. Inoltre, alcune sostanze sono particolarmente pericolose e inquinanti e rappresentano un grave rischio per l’ambiente e la salute una volta che sono ritirate dal circuito economico. Si cerca, perciò, di creare nuove possibilità di gestione dei rifiuti tese a diminuire le quantità smaltite nelle discariche, a recuperare una maggiore quantità di compost ed energia dai rifiuti e a migliorare quantitativamente e qualitativamente il riciclaggio. I principali benefici previsti, data l’importanza che tale strategia riserva all’impatto ambientale, sono una maggiore efficacia e un migliore rapporto costo-efficacia, una diminuzione dei costi e degli ostacoli alle attività di riciclaggio e una riduzione dell’inquinamento provocato dai rifiuti, in particolare le emissioni di gas a effetto serra. Una «convivenza sostenibile» con ciò che generiamo
Ridurre la produzione di rifiuti e di promuovere una corretta gestione della loro destinazione finale, attraverso un incremento delle quantità di rifiuti riciclati e una riduzione progressiva di quelli avviati a discarica, è uno degli obiettivi principali della Regione litoraneo-montana, che da diverso tempo si trova nelle condizioni di dover affrontare una situazione oltremodo critica che richiede, oltre alla bonifica delle discariche esistenti, la costruzione di un nuovo impianto per la gestione dei rifiuti che, abbinato a una politica diversa, consentirebbe alcuni decenni di “vita tranquilla” e “convivenza sostenibile” con i rifiuti che generiamo. Komadina: «La fase più difficile è quella politica» “Anzitutto, ci vogliono lunghi anni di dibattiti e discussioni per raggiungere un accordo politico sull’ubicazione della discarica – ha detto ancora Zlatko Komadina –. Gli esperti devono dire la propria e vengono elaborati tutti gli studi necessari. Poi, bisogna fare tutti i documenti e infine pensare al finanziamento. L’unica soluzione è quella di fare una discarica moderna e funzionale per poi poter procedere alla chiusura e alla bonifica di tutte le altre discariche. Da quanto mi sia dato a sapere, in Croazia siamo quelli che sono andati più lontano di tutti in questa fase politica e prossimamente attendiamo il responso della Commissione europea per un cofinanziamento del progetto. Dopo aver superato la fase, chiamiamola così, politica, stiamo pensando già all’inizio dei lavori di costruzione, mentre gli altri devono ancora superare quella prima fase. Anche gli istriani, che stanno ancora battagliando a livello politico per individuare l’area su cui costruire la discarica”. Jakovčić: «Sarei felicissimo se Marišćina...» Quanto la situazione sia complessa in Istria, se n’è reso conto anche il presidente della Regione, Ivan Jakovčić. “Sarei felicissimo se il mio collega Komadina potesse accettare che Marišćina sia un centro per lo smaltimento dei rifiuti per entrambe le nostre regioni, naturalmente con finanziamenti comuni – ha dichiarato –. Temo, purtroppo, che non sia possibile ottenere un consenso politico per un’iniziativa del genere. È chiaro che l’Istria ha bisogno di un centro per la gestione dei rifiuti. Una decina di anni fa, gli esperti avevano scelto Castion come luogo ideale per la costruzione di un centro regionale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Devo ammettere che all’epoca avevo altri pensieri e non pensavo a questa problematica. Oggi certamente sì, ma non sono in grado di dire se e quando verrà realizzato il progetto Castion. Stiamo per entrare in un periodo elettorale e credo questo tema sarà presente nei programmi di tutti i partiti”. La «guerra» per Castion
Eh sì, la situazione in Istria è piuttosto complessa e le associazioni ambientaliste hanno dichiarato guerra al progetto di Castion, area scelta ancora nel lontano 1993 quale deposito di rifiuti per le municipalità dell’ex Comune di Pola, mentre oggi si parla di Centro regionale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. La Regione istriana viene accusata anzitutto di non avere un piano di gestione dei rifiuti. È comprensibile che gli abitanti del Medolinese non ne vogliano sentire di avere un “maxi immondezzaio”, come lo chiamano, sul proprio territorio, tenendo pure conto del fatto che località turistiche come Bagnole, Pomer e altri abitati sarebbero distanti dall’impianto appena un chilometro, Vincural e Valbonasa ancora meno. La lentezza europea
Ritornando alla Regione di Fiume, la discarica attualmente in uso a Marinići (Viševac) ha superato da tempo i limiti volumetrici previsti. “Si tratta di un grosso problema – ha puntualizzato Zlatko Komadina – che va affrontato con urgenza. Altri avranno, magari, la fortuna che le discariche in uso non siano traboccanti come la nostra, ma a differenza di loro le nostre prospettive sono forse migliori. Il riciclaggio e il riutilizzo sono accorgimenti che vanno adottati nella vita di tutti i giorni, per ridurre i rifiuti sia alla fonte che alla destinazione finale. Un’accorta raccolta differenziata può facilitare il recupero di rifiuti, che una volta separati sono pronti per essere riciclati. Il riutilizzo, che ci permette di usare di nuovo cose già usate, destinandole anche a funzioni diverse da quelle primitive, diventa una pratica fondamentale perché permette di diminuire il flusso dei rifiuti destinati a smaltimento finale rimettendo sul mercato un bene già usato, il cui ciclo di vita sarà allungato in accordo col principio di un uso più sostenibile delle risorse”. |