ÿþ<HTML> <HEAD> <STYLE> <!-- .nu {text-decoration: none; font-family: courier, helvetica;} .ot {text-decoration: none; font-family: garamond;} --> </STYLE> <STYLE> <!-- A:active {text-decoration: none; color: "blue"} A:hover {text-decoration: none; color: "red"} --> </STYLE> <TITLE>La voce del popolo</TITLE> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=iso-8859-1"> </HEAD> <BODY BACKGROUND="white" BGCOLOR="#ffffff" TEXT="#000000" link="darkblue" vlink="darkred" alink="darkgreen" leftmargin=0 topmargin=0 marginwidth=0 marginheight=0><center> <center> <iframe src="../sopra.htm" height="115" width="650" bgcolor="green" marginwidth="0" marginheight="0" vspace="0" hspace="0" frameborder="0" align="middle" scrolling="no" noresize></iframe> <table border=0 bgcolor="white" width="650"> <tr> <td align=CENTER width="100%"> <br><p> <a href="index.html"><img src="../images/voce-pp.jpg" border=0 alt="La voce del popolo - Primo piano"></a> <a href="../archivio.htm"><img src="../images/archivio.jpg" border=0 alt="La voce del popolo - Archivio"></A><br> <img src="../images/voce-cul.jpg" border=0 alt="La voce del popolo - Cultura"> <p> <span style="text-transform: uppercase"> <font face=verdana, arial size=2>Ex primo ballerino della Scala di Milano, nato a Comisa, <br>racconta di sé e della sua esperienza</font></span><br> <b><font face=verdana, arial size=4>Jozo Bor i, in punta di piedi tra l Italia e la Croazia</font></b><br> <b><font face=verdana, arial size=3>Una vita dedicata tutta alla danza classica, <br>si è spesso impegnato con vivo interesse a forgiare giovani </font></b><br> <p align=justify> COMISSA  Jozo Bor i nasce nel 1933 in Croazia, sull isola di Lissa (Vis), nella cittadina di Comisa (Komi~a), qualche migliaia di anime dedite alla pesca, di sardine soprattutto, prelevate dal generoso mare adriatico e pressate nella fabbrica locale ma di proprietà dell'allora governo jugolsavo.  Niente a che vedere con la Comissa di oggi  dice Bor i  un po morta d inverno, ma in estate ricca di gente e colore, con una stagione turistica di anno in anno sempre più dilatata . Jozo perde il padre a soli due mesi di vita e viene cresciuto dalla madre e dalla sorella, di sette anni più grandi. Con loro anche il fratello maggiore. Un'infanzia tranquilla, perfettamente in linea con la vita isolana.<br> Da dove viene la sua passione per la danza, dal momento che cresce in un contesto sociale del tutto avulso da questo tipo di arte?<br> "Il mio primo contatto con la danza, ma anche con il canto corale e il teatro in generale, risale al 1943, in Egitto. In quel momento, se tutta la Jugoslavia era in mano ai tedeschi, l isola di Lissa era rimasta l unica roccaforte inglese e americana, nonché partigiana. Mi ricordo che di notte ci affollavamo, zaini in spalla, sulla spiaggia, in attesa che i mezzi anfibi inglesi ci venissero a caricare. Da mangiare non avevamo nulla, se non polpette di farina di carruba accompagnate a sardine. Quando finalmente gli Inglesi sbarcarono, io montai su con la mia famiglia e con noi molti altri isolani. La paura che gli Spitz Fire tedeschi ci attaccassero dal cielo era alta. La prima tappa fu Bari, poi Tutturano, Santa Maria di Leuca e infine Taranto, dove ci fecero imbarcare sulla nave 'Franconia', giù nelle stive, gli uni attaccati agli altri. Così per cinque giorni. Sbarcammo a Port Said e da lì ci fecero salire sul treno merci che ci condusse al campo profughi di El Shatt, sotto il Sinai, dove restammo sino alla fine della guerra, un anno e mezzo dopo. Nel campo erano tutti di provenienza dalmata. Vicino a noi i Greci, un po più distante, un campo Indiano. Nel campo dalmata, ci organizzavamo come meglio si poteva per restituire alla vita quella dignità lasciata in patria. Fu organizzata una scuola, anche se i compiti potevamo scriverli solo sulla sabbia, un teatro ed un coro di voci bianche. Nel giro di poco tempo, il coro fu notato da alcune autorità locali, così colpite dalla bravura delle nostre ugole che nel natale del 1944 ci condussero a cantare davanti a re Faruk. La nostra gente fu accolta con grande calore, tanto che ogni bambino ebbe un regalo e tutti insieme, grandi e piccoli, fummo accompagnati in una visita guidata alle piramidi. La mia voglia di ballare è nata dall entusiasmo di quel momento magico".<br> <b>Come è stato il rientro a Comisa?</b><br> "Tornare in patria è stata una grande gioia, nonostante il primo impatto con l isola sia stato piuttosto drammatico. Di tutte le nostre cose non restava più niente. Non un tavolo, non un letto, né una sedia. Le finestre, sostituite da fogli di latta. Si dormiva per terra, su giacigli improvvisati con gli stracci. Pur lentamente, la gente è tornata a vivere con le sue abitudini. Passata la fase della ricostruzione, io ho ripreso la scuola e coltivato la passione per la danza, grazie anche all arrivo sull isola di militari di origini macedoni che, tra una esercitazione e una marcia, insegnarono agli studenti locali il loro folklore, fatto di balli e musiche vivaci".<br> <b>Quando ha deciso di fare della danza la sua vita?</b><br> "Nel 1947 ho lasciato l isola per andare a Sebenico, dove mi ero iscritto all istituto magistrale, grazie all aiuto economico di mia sorella. Oltre allo studio, lì mi dedicavo anche al ballo, soprattutto valzer, ma senza alcuna nozione tecnica, giusto per passare il tempo con i compagni. Finita la scuola, Anna Fulgosi, la mia insegnante di russo e canto che, in precedenza mi aveva visto ballare, mi chiese: 'Ma cosa stai a fare qui a Sebenico? Non perdere tempo, va a fare il ballerino'. Sulle prime non l ho ascoltata. Per quindici giorni mi sono messo a fare il maestro. Ma la mia destinazione era una zona dell entroterra talmente analfabeta e povera che buttai la spugna e scappai a Zagabria. Lì fui accolto da mio fratello, che era diventato capitano dell esercito e che mi incoraggiò nell impresa.<br> Fu così che, il mattino seguente, andai in teatro, bussai in sala ballo ed ebbi il mio primo contatto con la famosa ballerina Ana Roje. Con una gran faccia tosta le dissi: 'Io voglio ballare'. Lei mi rispose: 'Ma almeno sai fare qualcosa?'. Poi mi mise alla sbarra e da lì emerse che avevo delle chance, bisognava solo vedere qual era la mia percezione in tema di musicalità. Così, la signora Roje, mi dette appuntamento per lo stesso pomeriggio. Tornai in teatro e la signora Roje mi chiese di ballare, accompagnato dal pianoforte del maestro Simacek. Sulle prime, non sapendo bene da dove cominciare, mi sentii un po spaesato. Poi cedetti al ritmo della musica e ottenni un posto nella classe di danza, anche se al mio fianco studiavano bambini di 9 anni. Esattamente un anno dopo, venni scritturato nel corpo di ballo di Zagabria. Firmai il mio primo contratto da ballerino professionista".<br> <b>La sua prima tournée all estero, a quando risale?</b><br> "Era il 1955. Ci fecero un passaporto collettivo e partimmo per Londra dove portammo sia il 'Romeo e Giulietta' di Prokofiev con me nei panni di Romeo, che 'Il principe Igor' di Borodin. Durante la permanenza a Londra, tenni anche lezione di danza agli allievi del Royal Ballet, un'esperienza straordinaria, talmente positiva che mi invitarono a restare ma la mia cittadinanza jugoslava, non me lo permise. Un mese dopo il mio rientro a Zagabria, fui scelto insieme ad altri colleghi croati, dal manager italiano Mario Porcile, per ballare all inaugurazione del Festival Internazionale di Danza di Nervi. Era il nel 1956".<br> <b>Ed il servizio militare?</b><br> "Il servizio militare non è stato un gran che traumatico, a parte i primi due mesi. Sono stato privilegiato dal fatto di essere ballerino perché molte delle mie colleghe erano sposate con pezzi grossi dell esercito e così mi raccomandarono affinché potessi allenarmi giornalmente. A Belgrado, dove ero stato destinato, ottenni il diritto di fare lezione presso il teatro e, addirittura, il direttore del corpo di ballo insistette a lungo perchè io non abbandonasi il suo palcoscenico. Ma appena assolti i miei doveri con la Patria, scappai a Zagabria".<br> <b>Come è avvenuto il suo primo contatto con la Scala di Milano?</b><br> "Nel 1960, il corpo di ballo di Zagabria, organizzò una tournee in Italia. Prima tappa fu il teatro Bellini di Catania. Poi fummo a Brescia, al teatro Grande, dove ottenemmo un successo strepitoso. Dopo lo spettacolo, vennero a bussarmi alla porta due persone: erano ESME BULLNESS, l allora direttrice del corpo di ballo della Scala e GIULIO PERUGINI, Metre de Ballet, sempre della Scala. Erano venuti a chiedermi di entrare nel prestigioso corpo di ballo Italiano, come solista, ed io, dal momento che parlavo solo la lingua Yugoslava, non avevo capito nulla di quanto mi stessero proponendo. A tradurre quell emozionante chiacchierata fu addirittura il Console Generale Croato VJEKO CVRLJE, di stanza a Milano, e che quella sera non aveva potuto rinunciare allo spettacolo di danza allestito dalla sua gente. Quando mi ripresi un attimo dall emozione, la prima cosa che mi venne in mente è che non possedevo un mio passaporto e, pertanto, non avrei potuto accettare l offerta. Il console si fece una bella risata e mi disse: 'Finisci la tournee, al passaporto ci penso io. Chiaramente non dire niente a nessuno'. Lasciai Brescia con il cuore alle stelle, alla volta del San Carlo di Napoli. Dalla capitale partenopea, soltanto i miei colleghi tornarono a Zagabria. Io partii alla volta di Milano, in contro alla mia stella, senza che nessuno sapesse nulla. Il mio mancato rientro in patria, occupò per molti giorni le cronache nazionali ma io me ne infischiai. Era la prima volta che la Scala aveva scritturato un ballerino non pescato dal suo vivaio, per me un onore incommensurabile. Restai comunque in Italia due mesi. A maggio rientrai in Croazia per delle tournee estive col corpo di ballo di Zagabria e, a settembre tornai di nuovo in Italia, dove, oramai, avevo deciso di coltivare la mia passione. È stato per me un crescendo di emozioni, ballare ogni giorno a fianco di ballerine del calibro di Vera Colombo e Carla Fracci".<br> <b>Durante la sua permanenza in Italia, lei è stato anche promotore di una battaglia per concedere la pensione a coloro che del ballo ne avevano fatto una carriera.</b><br> "Sì, ricordo che, insieme a una delegazione di colleghi, fummo ricevuti dal ministro Berlinguer e poco dopo ottenemmo che le donne andassero in pensione a 40 anni e gli uomini a 45. Io stesso sono stato uno dei primi ad andare in pensione".<br> <b>E dopo la pensione?</b><br> "Per un periodo sono rimasto in seno al corpo di ballo della Scala come insegnante, poi, sempre a Milano ho aperto una scuola di danza  l arabesque . Insomma, pur se in pensione, non ho mai abbandonato la mia carriera, continuando la spola tra Italia e Croazia, creando connessioni tra le varie scuole di danza, promovendo tournee ed avviando alla danza giovani talenti. Inoltre già da 20 anni, ogni estate, a Komiza, su mia iniziativa, si svolge un corso estivo di danza che vede da sempre la partecipazione di un centinaio di allievi provenienti da tutta Italia".<br> <b>La Croazia le ha dato le origini, l Italia il successo. Dov è che si sente più a casa?</b><br> "Pur vivendo attualmente a L Aquila, in Abruzzo, la mia casa è sempre lì, a Komiza, dove ancora vive mia sorella. Ho una casa anche a Zagabria ma sono molto legato al mio luogo di nascita e, appena posso, scappo lì, tra gli alberi di arance e il mare, dove mi perdo nel profumo della natura".<br> <b>Il futuro dove la vede?</b><br> "Per il momento sarò ancora a L Aquila dove ho in mente di aprire un Accademia di danza in sinergia con il Comune e il Teatro Stabile. Un progetto ambizioso che spero trovi il consenso di tutta la città".<br> <p align=right><b>Michela Santoro</b> </td> </tr> </table> <center> <iframe src="../sotto.htm" height="30" width="650" bgcolor="green" marginwidth="0" marginheight="0" vspace="0" hspace="0" frameborder="0" align="middle" scrolling="no" noresize></iframe> </center></body></html>