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con L'EDIT torna il libreria il SAGGIO-NARRATIVO
DI UNO DEGLI SCRITTORI PIÙ SIGNIFIATIVI DELLA CNI

La luna, quella nel pozzo, forse non ci serve
la sensibilità di Alessandro Damiani invece sì

FIUME – La luna: c'è un'infinità di associazioni, di significati e contesti (linguistici e non) che vengono in mente solo a nominarla. C'è la luna nel pozzo, ad esempio. Poi, si dice volere la luna, per indicare qualcosa a cui si aspira e che in sostanza è irragiungibile e a cui, soprattutto con questi chiari di luna, è davvero difficile arrivare. Ma non impossibile, come lo hanno dimostrato già quarant'anni fa coraggiosi astronauti americani. Con una tempistica più che mai azzeccata, quando il mondo scientifico, dopo aver celebrato l'anniversario dell'ormai mitico atterraggio dell'Apollo 11, scopre altri, promettenti e affascinanti particolari di questo satellite naturale della Terra, arriva – o forse meglio torna – nelle librerie un volume di Alessandro Damiani che ha la luna nel titolo. E non solo. Parliamo del romanzo "Ed ebbero la luna" – in copertina un'opera di Mauro Stipanov ("Theta ori", del 1998) – che viene (ri)pubblicato della casa giornalistico-editoriale EDIT di Fiume all'interno di "Altre lettere italiane", una collana dedicata agli autori della Comunità Nazionale Italiana di Croazia e Slovenia per diffondere le opere di una parte della letteratura italiana, quella italo-istriana e italo-fiumana; di una collana che vuole "promuovere una prosa e una poesia che nascono in un contesto sociale e linguistico non (più) italiano e che proprio per questa ragione sono state e sono espressione di identità, luogo della conservazione e del recupero della memoria, strumento con il quale tramandare un'eredità culturale intima ma allo stesso di gruppo", come spiega il direttore dell'EDIT, Silvio Forza. Recupero, conservazione e valorizzazione: parole che calzano a pennello nel caso nostro, quello della riscoperta dell'opera di un autore che, per lungo tempo, anzi nell'arco di quasi tutta la sua carriera professionale, ha segnato in maniera indelebile l'attività e la cultura della CNI e della sua casa editrice. Il nome di Damiani arriva ad arricchire l'elenco degli autori che già formano la prestigiosa collana EDIT: Mario Schiavato ("L'eredità della memoria" e "Il ritorno"), Ezio Mestrovich ("Foiba in autunno"), Ester Sardoz Barlessi ("Una famiglia istriana" e "Panorama ristretto"), Lidia Delton ("Granai de pulvaro/Granelli di polvere"), Ugo Veselizza ("Acqua sull'acqua"), Gianna Dallemulle Ausenak ("Con voce minima"), Osvaldo Ramous ("Lotta con l'ombra e altri racconti", "Tutte le poesie", "Il cavallo di cartapesta"), Vlada Acquavita ("Herbarium mysticum"), Nelida Milani ("Crinale estremo"), Lucifero Martini ("La scelta"), Adelia Biasiol ("Con voce sommessa") ed Ennio Machin ("Rimembranze fiumane"). Autori e opere che trovano in questo modo una ricollocazione sul mercato librario, anzi, tornano o arrivano sugli scaffali, dai quali – perché esaurite o per altri motivi, che non staremo qui a indagare – mancavano per troppo tempo. E visto che capita, alle volte, di sentire la necessità di "togliere la polvere" da libri magari già letti, oppure di prenderli in mano per la prima volta, perché prima non si aveva avuta l'opportunità di sfogliarli e leggerli, ecco allora che questa collana – facendo "tesoro" di un pensiero espresso secoli fa dal grande Goethe e per cui ogni libro è "un capitale che silenziosamente ci dorme accanto, ma che produce interessi incalcolabili" – ci avvicina, in un certo senso, la "luna".
Ma torniamo a Damiani, scrittore e intellettuale che nel panorama della letteratura e della vita culturale della CNI non ha bisogno di particolari presentazioni. È quello che si suol definire – e qui ricorreremo a un'espressione forse inflazionata ma perfettamente corrispondente al vero – una colonna portante della collettività italiana di queste terre. Terre alle quali appartiene ormai a tutti gli effetti, pur non essendo nato in questi lidi. Calabrese, trapiantato a Fiume nel secondo dopoguerra, ha lavorato al Dramma Italiano; quindi, nel 1970, è approdato all'EDIT, dove è rimasto fino alla quiescenza, coniugando al giornalismo parentesi lavorative (importanti e tutt'altro che brevi) nel campo dell'insegnamento, alla Facoltà di Pedagogia di Pola e al Liceo italiano di Fiume (e tanti giornalisti di oggi sono anche "figli" del Damiani docente). Pluripremiato, membro della Società degli scrittori croati, la sua griffe ha segnato diversi campi: poesia (si citeranno sommariamente le sillogi "Frammenti" e "Trittico"), teatro ("Ipotesi", "Non di solo pane", "Dal tramonto all'alba", "Aporie", "Album di famiglia"), romanzi ("Ed ebbero la luna", "La torre del borgo"), saggi ("Poesia e poetica di Osvaldo Ramous", "Restare Itaca", Fiume: itinerario di una cultura", "Cultura dei mass media", "La cultura degli italiani dell'Istria e di Fiume")...
L'EDIT intende ora rivalutare ulteriormente la prosa di Damiani; recupera e punta i riflettori su un lavoro che ha vinto il Concorso d'Arte e di Cultura "Istria Nobilissima" del 1980, e che è uscito per la prima volta oltre vent'anni fa, all'interno della "Biblioteca istriana" (volume numero 8, 1986), collana voluta e curata dall'Unione Italiana in collaborazione con l'Università Popolare di Trieste. All'edizione 2009 di "Ed ebbero la luna" – che mantiene la prefazione originale di Fabio Russo – è stata aggiunta la prima recensione di questo "saggio narrativo" – come lo definì, tempo fa, un altro "mostro sacro" della cultura CNI, Antonio Pellizzer, storico curatore, oltre che promotore della "Biblioteca istriana" (e di un'antologia, "Voci Nostre", che meriterebbe fuori ogni ombra di dubbio una ripubblicazione, con un debito aggiornamento) – scritta, all'epoca, da quell'eccellente penna (e mente) che è Nelida Milani e pubblicata sulla rivista "Panorama" (n. 10, giugno 1980). Sono complessivamente 293 le pagine, in cui sono contenuti "I dannati dell'Utopia", "Odissea", "Il mondo del vecchio", "Alle sorgenti torbide", "La luna nel pozzo", "Epilogo". Sono pagine che, attraverso la vicenda e la ricerca di Roberto, il personaggio che conduce il lettore attraverso il "lungo viaggio nelle esperienze del possibile" (per riprendere il titolo della Posftazione di Milani), trattano i massimi problemi del nostro tempo e s'interrogano sui misteri del mondo e della nostra esistenza, in cui Damiani "butta decine di idee-chiave ognuna delle quali, da sola, basterebbe a reggere il peso di un intero romanzo", come rilevava nella recensione Nelida Milani, invitando il letttore a scoprire da solo "il maestoso orbitare dell'intreccio, la sensibilità a tematiche vaste e profonde, la bellezza del paesaggio (istriano), i dialoghi pacati e solenni, la pagina pregnante, condensata in massime, dalla quale fa ogni tanto capolino il sottile humor e l'ironia superiore dell'autore". Ma sono anche pagine in cui chi vive o è vissuto in queste terre potrà riconoscere "tanta parte del nostro destino e della nostra parabola, che forse ancor oggi è alla vigilia del suo tramonto in un'altra notte medievale", come scriveva Nelida Milani oltre vent'anni fa. Visioni disincantate di uno scenario dilaniato da sciagure, catastrofi, pestilenze, drammatiche incomprensioni, ingannevoli ideologie e apparenti rinnovamenti? Secondo Damiani la vita è, tutto sommato e nonostante tutto, una "faticosa ed esaltante conquista", un'impresa da non rifiutare, un lungo viaggio in autostrada sospeso tra "necessità" e "arbitrarietà". Una delle battute d'epilogo recita: "... vivi, se puoi. E non chiederti troppo". Non chiederti la luna.

Ilaria Rocchi

SABATO PRIMA ASSOLUTA DELL'OPERA COMICA E APERTURA DELLA STAGIONE
La seduzione in scena allo «Zajc»
Al fascino di Casanova (in Istria) si aggiungono lo stile e l'estro Kabiljo

FIUME – Giacomo Casanova, il seduttore per eccellenza, amante della “dolce vita”, avventuriero e imbroglione o ladro all’occorrenza, costretto a volte a fuggire dalla patria Serenissima, dopo aver trovato rifugio per un breve periodo (nel XVIII secolo) in terra istriana, ai tempi nostri arriva nel capoluogo quarnerino. E trova “casa” al Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc”, che lo ospita a partire da sabato prossimo, 3 ottobre. Stiamo parlando, ovviamente, dell’opera comica “Casanova in Istria” di Alfi Kabiljo, la cui prima assoluta è stata presentata ieri alla stampa dalla sovrintendente del teatro fiumano, Nada Matošević, dall’équipe degli autori e da gran parte dei protagonisti in scena. Il libretto è stato firmato dalla coppia Alfi Kabiljo - Drago Orlić, la regia è di Krešimir Dloenčić, le scene di Dalibor Laginja, i costumi di Doris Kristić, le luci sono a cura di Deni Šesnić. A dirigere l’operetta Ivo Lipanović. Nella parte di Casanova vedremo il basso Ivica Čikeš mentre nelle parti femminili saranno impegnate le giovani soprano Vanja Zelčić e Marijana Radić. Impegnati in scena anche Voljen Grbac, Davor Lešić, Ivanica Lovrić, Dario Bercich, Siniša Štork, Kristina Kolar, Robert Kolar, Saša Matovina, Marko Fortunato, Ivica Žunić e Darko Matijašević.
Breve l’intervento della sovrintendente, che si è dichiarata felicissima di questo spettacolo, in quanto si tratta di una prima assoluta firmata da un autore croato contemporaneo tra i più noti sulla scena musicale nazionale, amato da tutte le generazioni; inoltre, la première segna l’inaugurazione della stagione teatrale 2009/2010 nonché delle Giornate di Zajc, quest’anno alla loro XVII edizione. “È una grande soddisfazione il fatto che Kabiljo abbia scelto il nostro teatro per la prima assoluta della sua opera – ha concluso la Matošević, – che sono sicura diventerà uno spettacolo di punta sulla scena teatrale croata”.
Anche Alfi Kabiljo si è detto felice della collaborazione con la Casa teatrale fiumana e un ensemble e un’equipe di autori che attualmente considera al top nel teatro nazionale croato. “È un grande onore vedere rappresentata una propria opera a teatro – confessa Kabiljo – il che non è sicuramente una prassi comune per gli autori, in quanto nella maggior parte dei casi queste vengono messe in scena postume. Ed è per questo motivo che la mia soddisfazione è doppia! Il teatro fiumano, poi, penso sia uno dei pochi, se non l‘unico, a curare la creatività degli autori croati. Il lavoro con quest’ensemble mi ha veramente rallegrato, sia per la professionalità che per l’entusiasmo”.
Anche Lipanović ha avuto parole di lodi per l’ensemble, ma anche per le partiture di Kabiljo: “La sua musica rappresenta un ritorno alla melodia, ma lo stesso Alfi è la melodia per eccellenza”. “Casanova in Istria” è un breve tuffo nel passato, un ritorno al genio di Rossini e Mozart, come rilevato dall’autore, da cui ha preso lo spunto per elaborare le sue melodie, sempre originali; un miscuglio di coloriture settecentesche e di musiche in stile musical. L'affermato regista Krešo Dolenčić nella sua lettura realizza una sintesi tra elementi della commedia dell'arte e del teatro contemporaneo, un lavoro che trasporta nel mondo dell’illusione, anche se il teatro, di fatto – come ci tiene a precisare – non è mai realtà, ma la riflette sempre. La scenografia di Dalibor Laginja è improntata sulle tonalità del rosso fuoco e dell’oro opulento, colori vivi e vivaci; una sfida piuttosto inconsueta, per un artista che, come ha dichiarato egli stesso, preferisce atmosfere e colori cupi.
Per Ivica Čikeš è il secondo anno consecutivo che si cimenta come protagonista in di una prima alle Giornate di Zajc (ricordiamo la “Sunčanica” di Boris Papandopulo, lo scorso anno). Per le giovani protagoniste femminili, Vanja Zelčić e Marijana Radić, si tratta del primo ruolo da protagoniste.
A chiudere l’incontro con la stampa è stato il direttore dell’opera Ozren Prohić che ha ricordato il programma delle prossime Giornate di Zajc, che quest’anno si svolgono nel segno del 110.mo anniversario della nascita di Lovro von Matačić, il compositore e direttore d’orchestra nativo di Sušak, a cui sarà dedicato un concerto dell’Orchestra Filarmonica fiumana, diretto da Nikša Bareza. Dopo le repliche di “Casanova in Istria” (il 5, il 6 e il 7ottobre), la manifestazione proseguirà con l’opera per ragazzi “L’ape Maja”, la replica di la “Sunčanica”, di Papandopulo – spettacolo lirico cui è stato assegnato il Premio “Vatroslav Lisinski”, il riconoscimento annuale dell’Associazione dei compositori della Croazia – e il Concerto dei giovani, nella seconda parte del mese di ottobre.

Ardea Stanišić