21.05.2009
Protesta studentesca:
una pausa di riflessione
Quale è il senso e il motivo della recente (e in alcune facoltà ancora attuale) protesta degli studenti in Croazia? In primo luogo, la protesta va letta in una dimensione internazionale, almeno così appare se si sfogliano le pagine internet nell'indirizzo http://www.emancipating-education-for-all.org/content/actions-during-global-week-action-summary . Da quanto si può vedere in questo sito, l'organizzazione è stata promossa da una rete internazionale di studenti che ha proclamato il periodo dal 20 al 29 aprile quale periodo di lotta contro la commercializzazione dello studio universitario. Il periodo ha anche una sua denominazione ufficiale: Settimana Globale d'Azione 2009. L'iniziativa ha riscontrato un notevole successo presso università quali: Heidelberg, Münster, Amburgo, Tampere, Salisburgo, Klagenfurt e altre università austriache, Casablanca, Copenhagen, New York, Gdańsk, Trondheim, Jyväskylä, Barcellona. In Croazia l'iniziativa ha coinvolto tutte le sedi universitarie principali e i centri logistici sono stati (o sono) presenti nelle facoltà di lettere e filosofia o, comunque, negli studi umanistici e sociali. Confrontando i rapporti dell'iniziativa dalle diverse sedi accademiche nel sito web che ho indicato, sembra che in Croazia gli organizzatori abbiano raggiunto i risultati più duraturi e vistosi.
Questi sono dati riguardanti la struttura della protesta che sono poco presenti nei commenti e, tuttavia, molto importanti per comprenderla. Ma che cosa vogliono gli studenti coinvolti nell'iniziativa? Come in tutte le azioni di massa le intenzioni di coloro che aderiscono sono svariate, ma una reazione superficiale è rappresentata da chi dice che si tratti di studenti pigri che hanno voluto evitare gli obblighi di studio. I coordinatori, almeno nella facoltà che conosco meglio, sono studenti tra quelli di maggior successo. Ho partecipato ad alcune riunioni con loro e in una di queste mi hanno detto che lo studente che ha la media di voti più bassa raggiunge il 4,2.
In un'occasione, nei giorni dell'occupazione della facoltà, ho organizzato una lezione sul tema della giustizia sociale nell'ambito del programma alternativo e sono rimasto sorpreso dalla preparazione e dall'impegno degli studenti che vi hanno aderito.
Riformulo la domanda precedente: che cosa vogliono le persone che hanno avviato e coordinato la protesta? La richiesta (apparentemente) precisa riguarda l'eliminazione delle tasse d'iscrizione per tutti gli studenti. In realtà, si tratta di una richiesta vaga e non facilmente comprensibile. In Croazia già ora circa la metà degli studenti non paga tasse universitarie. Gli altri, quelli che pagano le tasse d'iscrizione, lo fanno in quanto si sono classificati in posizioni meno favorevoli nel corso degli esami d'ammissione. Essendo una situazione determinata dai meriti nel corso del processo d'iscrizione, non si tratta di una realtà del tutto iniqua. Tuttavia, è vero che esistono dei modelli più equi che dovrebbero essere esaminati e valutati (successivamente pure applicati). Principalmente, mi riferisco a modelli che valutano il successo durante tutta la durata degli studi e non soltanto al momento dell'iscrizione. Comunque, nel corso del dibattito si è visto che nessuno vuole rivolgere una richiesta di assoluta esenzione dalle tasse universitarie, che sia comprensiva pure degli studenti che esibiscono risultati scadenti. L'aspetto più problematico tra gli studenti è stato quello di non essere riusciti a formulare compiutamente la propria richiesta.
L'aspetto più problematico tra le autorità accademiche e politiche è stato quello di non aver anticipato simili questioni, prendendo per scontato un meccanismo che, pur non essendo assolutamente iniquo, non è neppure del tutto equo e non offre un giusto equilibrio tra esigenze di giustizia sociale e stimolazione all'ottenimento di risultati nel corso degli studi.
Per questo motivo mi sembra che sia giunto il momento per una pausa di riflessione da tutte le parti, affinché si possa iniziare a riflettere con razionalità sulle riforme da intraprendere, come ho detto dando delle risposte sensate alla doppia esigenza di giustizia sociale e stimolo al massimo impegno. Anzi, lo dicevo già dieci giorni fa, quando secondo me la protesta ha iniziato ad avere una dimensione non razionale anche dalla prospettiva di chi, tra gli studenti, è ispirato da richieste di giustizia sociale.
Lo slogan principale della protesta, a parte "Istruzione universitaria gratuita", è "No alla commercializzazione dell'università". Anche questo slogan, come quello precedente, è apparentemente semplice, ma in realtà merita un'analisi più dettagliata. Tra quelli che lo proclamano spesso c'è poca consapevolezza di che cosa voglia dire "commercializzazione dell'università". In realtà, si tratta di un tema di profondo interesse sociale, che riguarda ogni singolo individuo che compone la società. Mi dedicherò a questo tema nel mio prossimo intervento sul nostro quotidiano.