
FOTOMONOGRAFIA SULLO STATO DI DISTRUZIONE IN CUI VERSAVA LA CITTÀ DOPO LA GUERRA
Fiume 1945, piovono i ricordi
Le conseguenze dei trenta bombardamenti e la difficile ricostruzione
FIUME – Trenta bombardamenti continui effettuati dagli aerei Alleati, per un totale di una cinquantina di ore, a cui sono seguiti scenari di desolazione e di distruzione. Si presentava così il 1945 per la città di Fiume, ora documentato e proposto al pubblico con la fotomonografia bilingue, in croato e italiano, “Rijeka, sijećamo se – Fiume, ricordi” di Mladen Grgurić, che sarà presentata oggi alle ore 11, nel Salone municipale della Città di Fiume. Alla presentazione è previsto l’intervento del sindaco Vojko Obersnel e dell’autore, che sarà affiancato da Dinko Tamarut, presidente dell’Associazione antifascista fiumana e da Ervin Dubrović, direttore del Museo civico e le cui istituzioni hanno pubblicato l’opera. L’importante appuntamento si tiene nell’ambito del 65.esimo anniversario della liberazione di Fiume (3 maggio 1945) e della Giornata della Vittoria – Giornata dell’Europa (9 maggio). Il ricco e brillante volume, fresco di stampa, ci è stato consegnato in esclusiva, prima della presentazione ufficiale di oggi, da Ervin Dubrović, direttore del Museo Civico di Fiume.
L’opera si pone come continuazione della mostra fotografica a carattere documentario e didattico “Fiume dopo il 3 maggio 1945”, che venne allestita nel maggio 2009 dall’Associazione dei combattenti antifascisti e dal Museo Civico di Fiume. A distanza di un anno si è deciso di pubblicare la fotomonografia in questione, che racconta della tragica distruzione prima per mano delle forze alleate e poi per quelle dei nazisti che, ritirandosi da Fiume, a guerra praticamente finita, arrecarono profondi danni alla città. A firmare la fotomonografia, nonché l’esposizione di un anno fa, è Mladen Grgurić, curatore al Museo Civico di Fiume. Già autore dell’esposizione “Logori” (Campi di concentramento) del 2005, e “I trattati di pace tra la Repubblica popolare federativa di Jugoslavia e l’Italia – Parigi 1947” del 2007, il suo approccio al lavoro, volutamente sprovvisto di alcuna connotazione politica e ideologica, è quello di raccontare i fatti, illustrare alle nuove generazioni, tramite scatti fotografici, lo stato di distruzione nel quale versava il capoluogo quarnerino all’indomani della liberazione. “Rijeka, sijećamo se – Fiume, ricordi” è divisa in due parti: “I bombardamenti di Fiume” e “La ricostruzione”. Il volume si concentra sul periodo che va dal gennaio 1944 al maggio 1945, quando le forze tedesche stavano abbandonando la città facendo saltare in aria gli impianti industriali e portuali, fino agli anni della ricostruzione collettiva.
Il volume presenta una moltitudine di immagini accompagnate da didascalie esaustive e redatte con cura. Tra le particolaritć, emerge che le ultime incursioni, antecedenti al maggio 1945, furono di una tale intensità che il 90 per cento degli stabilimenti venne distrutto. Durante gli ultimi bombardamenti perirono 112 civili, di cui 40 donne e 16 bambini. Furono abbattuti o danneggiati più di 1700 case ed edifici pubblici. Le foto proposte nell’opera sono istantanee poco conosciute (di proprietà del Museo Civico e altre di privati, tra i quali anche quelle del connazionale Giuseppe Pino Bulva), alcune scattate dalle forze alleate mentre stavano sorvolando la città; altre sono opera di fotografi locali. Appare, ben visibile, la quasi totale demolizione del porto e del Molo longo sul quale, come scheletri, sono adagiate le gru.
Nella ritirata i tedeschi fecero brillare il porto operativo fiumano. Fu un atto vandalico, senza scopo, poiché la guerra non solo era persa, ma era praticamente terminata. “Perché i tedeschi lo fecero?” è la domanda che Mladen Grgurić si pone nel volume. Egli risponde: “S’intravedeva l’epilogo della guerra. Solo una settimana dopo quelle strazianti esplosioni nel porto di Fiume e Sušak, il Terzo Reich firmò la capitolazion. L’unica risposta logica potrebbe venir riassunta in due parole: odio e vendetta”, conclude l’autore.
Anche i bombardamenti anglo-americani produssero ingenti danni materiali, ferite gravissime al patrimonio industriale (e non solo) della città. “Gli aerei alleati, decollati dalla base militare di Foggia, bombardarono nel corso di diverse incursioni il porto, i magazzini e i natanti nei porti di Fiume e Sušak, come pure gli stabilimenti più importanti: la raffineria di oli minerali ROMSA, il Silurificio Whitehead e i Cantieri Navali del Carnaro”. Una piaga che fu ben presto arginata. Da precisare che i bombardamenti non furano affatto precisi e colpirono anche gli edifici dei rioni abitativi, provocando centinaia di vittime.
La seconda parte testimonia il faticoso recupero delle zone industriali, dei ponti e del centro città con il lavoro volontario e, spesso, anche coatto. Nel testo è riportato che “nella riunione del 24 settembre 1945, il CLP cittadino nominò il Comitato per la ricostruzione della città di Fiume. Fu eletto presidente l’ing. Tullio Holzabech, segretario Giovanni Cucera, membri il colonnello Vjekosalv Holjevac, il maggiore Stanko Kausek, Vittorio Matcovich, Teofor Hreljanović, Pietro Klausberger, Antonio Prodan, l’ing. Giovanni Clerici, l’ing. Domenico Marciano, il dott. Giovanni Kauten, il capitano Mario Benzan, l’ing, Bruno Angheben e Camillo Mangani. Al fine di sanare i danni e di normalizzare la vita in entrambe le città”.
Il libro è stato realizzato con il contributo della Città di Fiume, della Regione litoraneo-montana e dalla Società edile GP-Krk. Da rilevare che la pratica di pubblicare opere bilingui da parte delle istituzioni della Città di Fiume sta lentamente scomparendo e quindi il volume edito dall’Associazione antifascista fiumana e dal Museo Civico assume un’ulteriore valenza storico-culturale. Per fare un paragone anche il Museo d’Arte Moderna e Contamporanea, data la posizione geografica di Fiume e visto il contesto storico, era solito pubblicare cataloghi e monografie in croato e italiano, ma purtroppo questa abitudine è stata abbandonata in tempi recenti, quando all’italiano è subentrato l’inglese.
Gianfranco Miksa
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