Nota introduttiva del caporedattore responsabile Errol Superina

Ai lettori

Da questo numero (martedì 2 aprile 2002) in poi firmerò "La Voce del Popolo". Così hanno voluto i colleghi della Redazione. Un grande impegno e una responsabilità non indifferente verso un collettivo e verso una testata che si apprestano a recuperare posizioni politiche, sociali e culturali andate perdute in dieci anni di sciagurata gestione dell'EDIT.
La posta in gioco è altissima, ne va della nostra esistenza, ma con piacere mi accorgo che tutti all'interno finalmente se ne stanno rendendo conto. Sarà una fase di ripresa complessa e faticosa che affronteremo con impegno e con umiltà. "La Voce del Popolo" deve tornare ad essere la vera bandiera del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e Slovenia. Per farlo bisognerà recuperare credibilità e rispetto, segni distintivi che generazioni di giornalisti onesti e impegnati hanno saputo acquisire ed intessere nel quotidiano in cinquant'anni di duro lavoro e di sacrifici. Sono qualità che non hanno prezzo, che nessun bilancio, nessuna iniezione finanziaria - di cui pure abbiamo bisogno - potrà restituirci se non saremo noi stessi a darci dentro con forza e passione in un continuo, instancabile e serio dialogo con i lettori.
Cosa cambierà? Tutto, o quasi. Ma non subito. Il giornale andrà ripensato, riformulato e ridisegnato. Inizialmente saranno per lo più ribaltamenti tecnici che produrranno scelte nuove e un'operatività interna più agile e razionale. La politica redazionale avrà per matrice quelle irrinunciabili norme del codice giornalistico che si fondano sui sacri principi del diritto d'informazione e di opinione ma anche sul rispetto della dignità umana e della presunzione d'innocenza. La "Voce" non sarà, statene certi, strumento per linciaggi e criminalizzazioni o arma privata per regolamenti di conti. Informeremo, prenderemo posizioni, non ci arroccheremo su posizioni isolazionistiche e settarie ma apriremo un dialogo civile con tutti, naturalmente anche con quelle posizioni che distano moltissimo dalle considerazioni dei curatori del giornale. Gli indirizzi fondamentali del giornale sosterranno quindi un'informazione libera, pluralistica, democratica, autonoma, responsabile ed esauriente relativa alla CNI e alla sua attività tenendo conto del più ampio ambito sociale, politico, economico e culturale in cui è inserita e con il quale interagisce, sia a livello globale sia sul territorio del proprio insediamento storico. Priorità d'informazione verrà data agli avvenimenti che riguardano la CNI in generale ma un'attenzione adeguata verrà rivolta alla realtà del territorio e degli Stati di cui la CNI è parte costitutiva, a quello della Nazione Madre e delle regioni contermini nonché a quella degli esuli istriani, fiumani e dalmati. In questo contesto siamo convinti di poter svolgere anche un'importante funzione culturale ed economica nella cooperazione tra la Croazia, la Slovenia e l'Italia in particolare tra le aree d'insediamento storico della CNI, il Friuli Venezia- Giulia e il Nord-Est italiano.
Per oltre mezzo secolo due generazioni di Italiani rimasti nella terra dei propri padri hanno saputo e voluto essere fautori orgogliosi e tenaci di una autentica rinascita del proprio patrimonio di cultura, di lingua e di civiltà. Lo hanno fatto anche stringendosi intorno al giornale. "Lingua come libertà, cultura come umanità" ebbe a dire un caro collega e amico. "La Voce", oggi finalmente in mano alla CNI, al suo unico e legittimo rappresentante, all'Unione Italiana, sta attraversando un momento di crisi gravissima. La posta in gioco, come dicevo prima, è altissima e non ammette più tentennamenti o pause di riflessione. Esauriti tutti i termini di sopportazione, è tempo di agire. Senza esitare e senza troppe filosofie, presenteremo i termini della questione sia a Zagabria, sia a Lubiana ma anche e, soprattutto, alla Nazione Madre il cui atteggiamento ufficiale verso la sua unica minoranza autoctona fuori dai confini dello stato non è mai stata né sarà - ci assicurano - subordinata ai cambiamenti politici in seno al Governo o a scomposti umori della provincia.

Errol Superina

Cenni storici

Il quotidiano pubblicato dall'EDIT riprende il nome di un giornale fiumano di fine secolo. E' la testata che vanta la più lunga pubblicazione ininterrotta del Fiumano e dell'Istria. Il primo numero porta la data del 1944 ed era un modesto foglio ciclostilato nelle vicinanze di Fiume (Rijeka) mentre si stava ancora combattendo la guerra partigiana contro il nazifascismo. Da allora e' il giornale che per decenni accompagna la minoranza italiana, prima in Jugoslavia, successivamente, a partire dai primi anni Novanta, di Croazia e Slovenia.

Per una minoranza un quotidiano non è soltanto un mezzo di informazione, in tempi molto meno mediatici e democratici di quelli attuali La Voce del Popolo ha reso pubblica una lingua materna sottraendola alle secche delle cerchie familiari, è stato il veicolo che ha tenuto uniti i connazionali sparsi nel territorio contribuendo in maniera determinante a una coscienza comunitaria. Le indubbie ambiguità di una testata organica a un sistema monopartitico, qual era la Jugoslavia, non tolgono alla medesima il merito di aver funto da collante di una collettività e di una cultura nazionale alle quali la redazione e i suoi uomini sono riusciti a dare apporti preziosi. E a rappresentarne e difenderne, anche in tempi più compromessi, le istanze e i diritti. Un compito che è diventato ancora più prominente nel nuovo clima democratico in Croazia e Slovenia, in aggiunta a quelli peculiari di tutti i giornali.

La Voce del Popolo è attualmente guidata da Errol Superina, nella funzione di caporedattore, impiega una trentina di giornalisti e altro personale, la maggior parte dei quali nella redazione centrale a Fiume (Rijeka), altri in quella di Pola (Pula) e in uffici di corrispondenza nell'Istria croata e in quella slovena. Esce tutti i giorni della settimana eccezion fatta per la domenica. Ai suoi lettori il quotidiano offre un'informazione che va dalla politica interna ed estera, alla cultura, allo sport, alle cronache locali. Ed è soprattutto su queste ultime che va posto l'accento, come pure sulla vita e le attività della comunità nazionale italiana da secoli insediata nell'Istria e nel Quarnero.

Un quotidiano "minoritario" come La Voce del Popolo opera in condizioni particolari. Da un lato la completa accessibilità ai media elettronici italiani, dall'altro la conoscenza della lingua domiciliare oltre a quella materna ( e si aggiunga un limitato potere d'acquisto) allentano i legami tra La Voce del Popolo e il suo pubblico tradizionale e lo dirottano verso altre testate regionali, croate e slovene, gratificate da un mercato ben più vasto di quello a cui si rivolge il quotidiano della minoranza. Conciliare le leggi di mercato con un pubblico numericamente esiguo, con sovvenzioni in fase calante, appare impresa ardua se non impossibile, per uscire da questo circolo chiuso a livello aziendale e redazionale vanno cercati nuovi sbocchi. Potrebbero anche portare a un'informazione proposta a fasce diverse di lettori, però senza mai interrompere il rapporto originario con la comunità italiana di Croazia e Slovenia. Quest'ultima rimane un punto fermo del quotidiano ed è a quest'ultima che principalmente ci si rivolge. Ogni arretramento della Voce del Popolo sarebbe una perdita di tutta la comunità, della sua autoconsapevolezza, della sua identità in un mondo che sta mutando e nel quale è impossibile farsi notare e riconoscere se non si è in grado di inviare i propri messaggi.

La Voce del Popolo va riconosciuta come uno dei veicoli principali di questi messaggi, che però adesso, in partenza come in arrivo, devono coprire distanze più grandi.